02
Luglio
2006

L'Uomo Con La Pipa

di Saltydog

Nel 1953 Mim� era un ragazzino di 9 anni, dagli occhi neri e veloci con cui sintetizzava sempre rapidamente e con profonda intelligenza il mondo che lo circondava. Viveva solo con la mamma in un umile appartamento di periferia, da quando il pap� era morto a causa di un incidente nel cantiere in cui lavorava come operaio. La mamma lavorava "a servizio" presso una ricca famiglia di Roma e quindi Mim� era solo quasi tutta la giornata, da quando tornava da scuola fino a sera, tranne il mercoled� pomeriggio, quando la sua mamma aveva una mezza giornata di riposo dal lavoro.

Durante la settimana, Mim� usciva sempre il pomeriggio con la sua bicicletta, forse troppo grande e malandata per lui, ma solo quella era riuscito ad avere da Tonino il ciclista, dopo aver lavorato a bottega da lui tutta l'estate. Quando si facevano le cinque, quasi sempre si fermava al "Caff� Merlini", un vecchio bar vicino casa sua, con gli interni tutti rivestiti  con un legno pieno di tarli. Si fermava l� non Perchè gli piacesse il locale, ma Perchè era l'unico in zona in cui c'era un bellissimo biliardino, un "calcio balilla" come lo chiamavano i grandi, e passava un'oretta a guardare i ragazzi che giocavano  le loro rumorose e assordanti partite. Aveva un accordo con Mario, il gestore del caff�, che gli permetteva di lasciare la bicicletta nel retrobottega, altrimenti Mim� non l'avrebbe mai lasciata incustodita, dopo la fatica che gli era costata: nel quartiere si era sentito spesso parlare di fantomatici ladri di biciclette.

Ogni giorno nel locale Mim� osservava i clienti. Ce n'erano sempre di diversi, commessi viaggiatori di fretta, signore che compravano il latte o la polvere di caff�, ragazzi che si davano il turno al biliardino, tranne uno, sempre lo stesso: un uomo seduto ad un tavolino vicino la vetrina, con il cappello in testa e  la pipa in bocca, immerso nella lettura di un libro. Lo trovava sempre l�, e se talvolta non c'era, il locale gli sembrava diverso.

Mim� era profondamente incuriosito da quell'oggetto di legno che l'uomo teneva sempre fra i denti e da cui ogni tanto usciva un piccolo sbuffo, come quello che aveva visto uscire dalla locomotiva alla stazione del paese della nonna, in campagna. Ma nel contempo ne era anche rispettosamente intimorito: raramente l'uomo alzava gli occhi dal libro, e se lo faceva era per dare un'occhiata fuori dalla vetrina alle persone che camminavano sul marciapiede. Eppure gli sembrava come se l'uomo seguisse perfettamente tutti i movimenti nel locale, le partite di calcio balilla, i commenti del barista, i discorsi dei clienti. Era una presenza rassicurante.

Il mercoled� pomeriggio, invece, per Mim� era festa. più festa che una domenica. Infatti usciva a passeggio con la mamma e guardavano le vetrine di tutti i negozi, facendo il gioco "se avessi i soldi, mi comprerei...". Non era un gioco triste, come potrebbe sembrare; loro ci scherzavano e si facevano un sacco di risate. E il piacere più grande della vita di Mim� era proprio quello: far ridere sua madre, che da anni non rideva più tanto.

Ed era proprio un mercoled�, quel giorno in cui l'uomo della pipa, sollevato il capo verso la strada, vede Mim� e la mamma guardare la vetrina del negozio di fronte al Caffe Merlini, un negozio di cappelli. Dopo un animoso scambio di pareri, i due entrano decisi nel negozio, mano nella mano. Dal bar si riusciva ad intravedere l'interno del negozio: la mamma di Mim� stava provando un delizioso cappellino bianco davanti allo specchio. Si muoveva di profilo per provare l'effetto, lo tirava un po'  più avanti sulla fronte, girava dall'altro lato, mentre Mim�, seduto su una sedia, approvava con sorrisi ed applausi. Dopo qualche minuto, i due uscirono dal negozio. Ovviamente senza nessun cappellino, e l'uomo con la pipa riprese a leggere.

Il giorno successivo, intorno alle cinque del pomeriggio, Mim� entr� nel Caff� Merlini e, dopo aver riposto come sempre la bicicletta nel retrobottega, si avvi� ciondolando mestamente verso i biliardino. Era un pomeriggio con pochissimi clienti, e Mario notà che il bambino aveva lo sguardo rapito dai pensieri.

�Mim� � domand� il gestore � cosa succede? La bicicletta ha qualche problema? �

Mim� lo guard� e mentre le guance si facevano di un rosso acceso di imbarazzo, chin� lo sguardo di lato, come per schermirsi da quella domanda.  Il vecchio Mario, che di bambini se ne intendeva essendo padre di 4 figli, cap� che aveva commesso l'errore di porre quella domanda a voce troppo alta. Chiam� allora Mim� da un lato, verso la vetrina, e si sedettero al tavolino di fianco all'uomo con la pipa.

A voce bassa, Mim� si confid� con Mario:

�Ieri mamma ha tradito le regole del nostro gioco, il "se avessi i soldi mi comprerei..". La regola era che fosse soltanto un gioco, con il quale far andare la fantasia. Il primo che si fosse lasciato andare a capricci o tristezze, avrebbe tradito il patto. E fu proprio lei a volere questa regola, Perchè io non desiderassi veramente tutti i giochi che potevamo vedere nelle vetrine! �

Ma Mario ancora non capiva.

� Dopo aver provato il cappellino bianco � continu� Mim�  �lei � diventata triste!�

E pronunciò quest'ultima frase con un tono di voce più alto e pieno di angoscia, tanto che se ne rese conto subito e guard� immediatamente verso l'uomo con la pipa, il quale aveva sollevato lo sguardo dal libro. Gli occhi dell'uomo e del bambino si incrociarono: l'espressione di Mim� pass� in un attimo dall'angoscia per la madre alla fierezza di una dignitosa povertà e sembr� quasi che dallo sguardo tranquillo degli occhi chiari dell'uomo avvenisse un lampo comunicativo verso il bambino. Tutto dur� una frazione di istante, poi l'uomo ricominciò a leggere e Mim� si incammin� verso il biliardino, ma qualcosa fra di loro era stato detto, in una lingua incomprensibile per lo stato cosciente.

Qualche giorno dopo Mim� entr� nel Caff� Merlini con l'allegria di sempre e si diresse come al solito verso il retrobottega per "parcheggiare" la sua bicicletta. Nell'entrare però, aveva notato che  il posto dell'uomo con la pipa era vuoto. Si ferm� un istante incuriosito e guard� verso Mario con aria interrogativa. Mario allarg� le braccia per far intendere che non aveva risposta a quella domanda. Il bambino allora apr� la porticina del retrobottega, e nell'angolo dove sempre campeggiava il cartello scritto da Mario "Lasciare libero per Mim�", trov� a terra una scatola che non gli consentiva di posizionare correttamente la bici. Sulla scatola c'era un biglietto appuntato con una spilla, e sul biglietto era scritto, a caratteri stampatello: "PER MIMI'".  Quel biglietto lo autorizzava perciò a curiosare. Apr� la scatola ed a suoi occhi apparve, in tutto il suo meraviglioso candore, il cappellino bianco per il quale sua madre aveva tradito la regola del gioco! Fuori di s� dalla gioia, Mim� balz� nel locale con la scatola in mano, correndo verso Mario per ringraziarlo, ma il vecchio gestore fu più sorpreso di lui nel vedere il cappellino e nell'apprendere dove Mim� l'avesse trovato. Mario non ne sapeva assolutamente nulla. Tornarono insieme nel retrobottega per analizzare la scena del "ritrovamento", ma entrambi rimasero senza conclusione, se non per il fatto che la porta esterna che portava sull'uscita posteriore non era chiusa a chiave. Mentre Mario osservava la porta e la serratura, Mim� continuava a guardare il cappellino nella scatola e improvvisamente vide qualcosa che lo fece sobbalzare. Chiuse allora subito la scatola, chiese a Mario di confermargli la possibilità di potersela tenere, e scapp� a cavallo della sua bicicletta verso casa, con il pacco legato nel cestello.

Il mercoled� successivo, Mario vide entrare nel suo Caff� Mim� con la madre. Quest'ultima indossava il cappellino bianco come fosse una regina, e Mim�  - se fosse stato un pavone � avrebbe fatto la "ruota". Tutti volsero uno sguardo verso l'ingresso del bar, anche l'uomo con la pipa che era seduto al suo solito posto, e poi tornarono ognuno  alle proprie faccende. La mamma offr� a Mim� un'orzata fresca, scambiarono due parole con Mario circa la stagione calda che era più calda dell'anno prima, ma mai come quella di due anni fa, e fecero per uscire.

Mentre si incamminavano verso la porta, Mim� era talmente preso nella sua parte di "accompagnatore soddisfatto" che inciamp� contro una sedia e rovin� completamente sul tavolo dell'uomo con la pipa, in un frastuono di tavolini e bicchieri! Il libro dell'uomo cadde a terra e Mim�, con enorme imbarazzo, lo raccolse e lo restitu� scusandosi. Quindi a testa bassa sistem� le sedie, prese la mano di sua madre � che nel frattempo era scoppiata a ridere � ed uscirono dal Caff�.

L'uomo con la pipa sorrise fra s�, nel vedere mamma e figlio dirigersi verso casa sul marciapiede di fronte, e fece per riaprire il libro nel punto in cui era rimasto. Ma da un fianco del volume sporgeva il lembo di un foglietto di carta. L'uomo lo tir� fuori. Era un pezzo di una pagina di un quaderno a quadretti; in alto era disegnata molto grossolanamente una pipa con le ruote da treno su un binario, e dal cui fornello sbuffava un getto, tanto da farla assomigliare ad una locomotiva, mentre al centro del foglio, con una calligrafia semplice e sconnessa era scritta solo una parola: GRAZIE.

Nella scatola del cappellino, Mim� aveva trovato una briciola di tabacco da pipa....

Categories: Pagine di fumo

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