Pagine di fumo

10
Giugno
2005

Idee Diverse Per Una Classificazione scritto da Emilia Orefice

Questo articolo, per il quale ringraziamo il socio Abelgrifo, vuole essere una introduzione alle classificazioni dei tabacchi in base alla composizione e al taglio. E' una nuova prospettiva che ci porta a vedere in maniera diversa il mondo della classificazione tabagifera.

Precisazioni Terminologiche

Quando si procede ad una classificazione dei tabacchi, molti termini traggono in inganno. Alcuni di questi termini sono invalsi nell'uso in un significato preciso e qui verranno usati in quel significato. Ad esempio English Mixture � un tipo di blend (miscela) assai preciso, come vedremo, ma non è affatto caratteristico o tradizionale della produzione inglese che ha invece il suo traditional blend nella famiglia dei full Virginia soprattutto nei pressati. Altri termini invece forse hanno significato qualcosa di preciso in passato, ma oggi le diciture commerciali contraddicono visibilmente a quanto i vecchi tramandano. Nell'impossibilità di stabilire la realtà ed al fine di evitare di ingenerare confusione questi termini non sono stati usati. L'esempio � quello delle scottish mixture che una volta pare fossero le EM senza Latakia, mentre oggi sotto questa denominazione vanno delle EM con e senza Latakia e addirittura un noto Danese vanta per il proprio cavendish, molto originale, la dicitura Scottish Blend. Discussione aperta � quella tra Aromatici, Aromatizzati, Naturali e Original. Il tabacco naturale non esiste. Ho provato a fumare un pezzo di una foglia di un Bright Italia appena seccata e non conciata ed � un'esperienza che non intendo ripetere. Tutti i tabacchi sono artefatti da una concia e da un casing, non foss'altro per evitare la presenza di muffe nel prodotto finito, ma anche Perchè siamo civili e la pipa deve essere un piacere non una prova di stoicismo. Detto questo � chiaro che tra un Forte ed un MacBaren The cube vi sia una differenza. Ne tratteremo ampiamente, ma mi sforzer� di non usare questi termini semplicemente Perchè intendo parlare di tabacchi in senso pragmatico e non imbarcarmi in alcuna guerra di religione. A scanso di equivoci dir� che personalmente distinguo tutta la famiglia degli aromatici/aromatizzati in: cavendish dominanti, full casing, older aromatic, dutch traditional. Alla fine della classificazione spiegher� meglio cosa intendo con ciascuno di questi nomi e dove li colloco, facendo anche qualche esempio. Tutta la classificazione � infatti basata sulla dominanza del tipo compositivo, più che sui gusti in senso stretto. All'interno di ciascun gruppo poi i tabacchi si possono concretamente dividere per forza( mild, medium) o per flavour (regular o flavoured) Vediamo di cominciare parlando della prima grande famiglia: Le Mixture.

Le Mixture.
Prima che un prodotto specifico la Mixture, per come la intendo io, � un gusto classico ed evoluto in cui la preoccupazione fondamentale del Blender � rivolta alla qualità degli ingredienti di base e comporta l'uso di pochissimo casing. La struttura base � composta di Virginia ed Orientali. A questi si aggiungono altri tabacchi che caratterizzano la miscela e che sono fondamentalmente : Latakia, Perique, Tropicali e, per alcuni tipi, il Cavendish. La famiglia delle mixture si articola in 3 sottogruppi:
Classic English Mixtures: sono le mixtures fondamentali formate da Virginia e orientali, questi due anche da soli, di solito con Latakia e con possibili aggiunte di Perique, Avana e Java. Normalmente equilibrate, non molto umide, taglio filamentoso tipico detto mixture cut che � un po' più fine del Long cut e molto regolare, garantiscono ottima combustione ed una certa facilità di caricamento.
Balkan Mixtures: sono mixtures di gusto più moderno caratterizzate da una struttura composta da Virginia, Orientali e Latakia con possibili aggiunte. Si differenziano dalle precedenti CEM per una obbligatoria e più spiccata presenza di Latakia ( dal 30% in su) che le rende un po' più umide e di flavour particolarmente intenso.
Modern English Mixtures: sono mixtures di composizione classica, quindi virginia e orientali la base più Latakia, perique e tropicali, cui viene aggiunto a caratterizzarle del Cavendish che non diventa però la nota dominante. Il taglio diviene più variabile e sono generalmente più umide delle CEM senza però creare particolari problemi di combustione. Il cavendish � raramente del tipo Black ed � di solito di Virginia.

I Virginia Straight
Questa � l'altra famiglia classica di trinciati per pipa, forse la più classica di tutte, sicuramente la più tradizionalmente inglese. La base caratterizzante � formata da vari gradi di virginia, pressati o meno che siano, a cui si possono aggiungere vari tabacchi che non prendono mai il sopravvento sulla base, salvo il caso del Latakia che � incapace di neutralità soprattutto nei confronti del raffinato virginia. Qui si possono apprezzare meglio che in altri tipi di trinciati la differenza tra virginia pressati o meno e tra vari tipi di virginia. Nel taglio, il dominante � il flake seguito da tutti i tagli pressati escluso il granulare che � ormai in via di estinzione, ma non mancano i rubbed ed i long cut. La combustibilità di queste miscele dipende in buona sostanza più dal taglio che dal tipo. Divido i VS in 4 gruppi:

Full Virginia Straight: Sono composti di soli virginia quasi sempre pressati, anche se non mancano le eccezioni. Di buona combustione e di sapore assai più complesso di quanto farebbe pensare la semplicissima composizione, che poi così semplice non è dato l'elevato numero di possibili tipologie di virginia, rappresentano il nucleo più antico dei trinciati per pipa. I vecchi intenditori sostengono sia il punto di arrivo di ogni fumatore evoluto.
Latakia Virginia Straight: Ai virginia si aggiunge il Latakia in dosi variabili, da omeopatiche a balkanike, quasi sempre in flake. Senza gli orientali a fare da collante, sono miscele complesse, facilmente stucchevoli se non equilibrate. Sono anche quelle, in questo gruppo, che danno più problemi di combustione.
Perique Virginia Straight: Altro tradizionale inglese, per blend ovviamente visto che i tabacchi sono tutti di origine americana, composto di Virginia e Perique. Il perique non si presta agli eccessi di dose dei LVS un po' per moda, un po' per costi e reperibilità, ma anche per le particolari caratteristiche del perique che tende come i virginia a pizzicare un po'. Per contro il bland tra i due � molto più semplice che ad esempio quello di un LVS, anche se non esente da rischi. Il flavour di questo blend � estremamente pronunciato e complesso, sconsigliabile solo ai fumatori frettolosi. Il tipico taglio � il flake, tipico, ma non unico.
Cavendish Virginia Straight: Variante dei FVS in cui una parte dei virginia � costituito da cavendish. Il taglio tipico � sciolto, ma non mancano i flakes, la combustione facile anche se non facilissima, a seconda dell'intensità ed umidità del cavendish, il sapore tendente al dolce, ma sempre pieno. A suo modo un classico essendo stato il primo impiego del cavendish come trinciato. A volte i CVS passano per FVS quindi segnaliamo due esempi: Park Lane n.7 (Flake) e McConnell Glen Piper.

I Burley Straight.
I Burley Straight sono i tipici tabacchi di gusto americano ed in questo gruppo trovano posto i tabacchi a base di Burley o Kentucky. Dolci e spesso fermentati, si sposano assai bene con la concia, quindi sono spesso artificialmente aromatizzati. Alla base di Burley si aggiungono dosi inferiori e meno caratterizzanti di Virginia Bright, tropicali e altri ancora. Rari i flakes di Burley, ma non conosco tutto l'esistente, mentre ne ho assaggiato qualche twist. In genere domina il long cut, più raramente il fine. I sottogruppi sono 4.
Full burley straight:
Sono rari, ma esistono soprattutto in America. Sono composti di soli Burley e Kentucky, spesso accompagnati da un certo casing avendo il Burley il pregio, rispetto al virginia, di renderlo meno volatile. Taglio long, ma anche granulare, bruciano assai bene. Il sapore � deciso, virile, ma anche particolarmente dolce. Se fumati troppo rapidamente danno un retrogusto amaro. In rari casi sono affiancati da tropicali in funzione di correttori soprattutto del Kentucky.
Burley/Bright: Altro classico americano, ma anche l�Italia fa parte di questo gruppo, formato da una base di Burley e/o Kentucky più una componente variabile di Virginia Bright. Tra i possibili componenti accessori troviamo gli Orientali, più Smyrne che Xanthi, ed i tropicali. Questo tipo di miscele, soprattutto senza accessori, accetta bene il casing ed � spesso la base degli americani aromatizzati. Sposano bene soprattutto i distillati. Non ci sono cavendish che sono nel prossimo gruppo.
Burley Cavendish: Siamo nel più assoluto regno dei dolci sapori. La base di questi tabacchi � il Burley irrinunciabile addizionato da cavendish. Questo può provenire sia da una base di Virginia che da una base burley. In più non è raro trovare dei virginia e del perique. Intensa la concia, non sempre facile la combustione. Di questo gruppo però fanno parte tutti i tabacchi con questa composizione in cui il Burley non è schiacciato dal cavendish.
Burley English Taste: Qui siamo in un regno particolare. Trattiamo di tabacchi legati da due caratteristiche essenziali. Anzitutto hanno del Burley nella composizione, ingrediente che non è  quasi mai trasparente al gusto, ma sempre caratterizzante. In secondo luogo abbiamo una caratteristica di gusto. Infatti i tabacchi di cui parliamo partono da composizioni ascrivibili al gruppo delle mixture nelle sue varie declinazioni in cui il virginia viene affiancato o sostituito dal Burley con effetti sicuramente originali e spesso apprezzabili. Altra caratteristica di questo gruppo � la presenza di casing più discreto. Ne conosco in formato mixture e Flake anche molto noti.

I Cavendish.
Il cavendish rappresenta il modern mode dei trinciati. Si ottiene da tabacchi diversi, Virginia, Maryland, Burley, sottoposti a procedimenti che implicano alte pressioni ed alte temperature oltre ad intensa concia. Abbiamo già trattato di miscele in cui il cavendish � presente, ma in questo gruppo rientrano i tabacchi formati essenzialmente da cavendish ed in cui � questo l'elemento più caratterizzante. più il cavendish � lavorato, più risulta difficile la combustione, inoltre sono rari i tabacchi di questo gruppo che presentano una combustione regolare. Questi tabacchi coprono tutto l'arco delle possibile forze, dai leggerissimi ai mild fino ai medium, mentre il sapore � sempre invariabilmente dolce
Full cavendish: Si tratta dei tabacchi composti quasi esclusivamente di cavendish, senza particolari e riconoscibili aromatizzazioni. Il colore � biondo scuro e sono i più regolari in combustione, il sapore vagamente cioccolatoso. Ci sono dei tabacchi storici in questo gruppo come ad esempio i più noti Troost, Amphora e Larsen, ma anche trinciati di qualità superiore di cui si potrebbe dire "di molteplici aromatizzazioni" più che "senza riconoscibili aromatizzazioni". Il più complesso pare essere il Mac Baren The Cube che vanta ben 190 tabacchi diversi in composizione, tutti o quasi di tipo cavendish.
Fruit&Flower Cavendish: Qui le aromatizzazioni sono riconoscibili e sono solo legate a frutti e fiori diversi. Ciliegia e vaniglia la fanno da padrone, ma sono presenti tutti i frutti dall'arancia all'ananas. Nella composizione spesso la base � di virginia, il cui sapore � spesso totalmente inavvertibile. Intenso il casing, incostante la combustione.
Alcool Cavendish: Anche qui le aromatizzazioni sono avvertibili, ma invece che al mondo naturale ci si rivolge a quello dei liquori e distillati (o dei vini secondo una recente tendenza del mercato italiano), rum e burbon su tutti, ma anche altri. Base di virginia più avvertibile che nei tabacchi del gruppo precedente, ma sempre dominati da cavendish e dall'intenso casing. Qualche caso di base mista Burley e Virginia ma mai protagonisti nel gusto. Migliore la combustibilità e, se c'è del burley, anche più costante il gusto.
Cavendish mixture: Qui il cavendish � sempre il protagonista, ma i blander cercano un gusto più vicino alle EM. La qualità � di solito alta ed i risultati interessanti. Buona la combustione e spesso assai riusciti i risultati del blend. Labile � il confine tra questi e le MEM, va ricercato nel protagonismo spiccato del cavendish nei blend di questo gruppo, mentre � più discreto nelle MEM.
Black Cavendish: Questi sono tabacchi in cui la componente essenziale � appunto il Black Cavendish, un cavendish di concia estrema e di complessa combustione, estremamente dolce che ha avuto un certo sviluppo in tempi passati. Neptune, Troost, Amphora ed i più grandi produttori di cavendished hanno tutti in commercio miscele di questo tipo.

I Continentali
Qui cataloghiamo dei tabacchi che potrebbero trovare posto anche in altri gruppi, ma che per storia e tradizione sono legati ad alcune specifiche zone europee, ad alcuni gusti e tradizioni. Sono tabacchi spesso tra loro diversissimi per composizione e trattamento, ma rivestono una tale, a volte mitologica, rilevanza da meritare un gruppo a parte. Si dividono in 2 sottogruppi:
Dutch Traditional: Si tratta di quei tabacchi che hanno dato agli olandesi la palma dei più grandi miscelatori d�Europa. Si tratta di tabacchi spesso assai fini nel taglio e fortemente aromatici anche se prescindono spesso dai cavendish. Le composizioni sono di inarrivabile complessità ed i nomi, Clan, Shippers, Flying Dutchman, Egberts et similia sono notissimi ad ogni fumatore. Combustione rapidissima e fin troppo generosa si consiglia calma e carica molto sciolta
Mediterranei: In questo gruppo rientrano tabacchi che di solito definiamo naturali, ma che in effetti sono solo meno trattati di altri. Quasi tutti miscele di tabacchi scuri e per fumatori esperti, vantano di solito ottima combustione, poca umidità e sviluppano discrete quantità di nicotina. In Italia abbiamo il Forte ed il Comune, in Francia Gris e Saint-Cloude, in Belgio il più morbido Semois. Metto qui, più per completezza che per altro, anche le tipiche miscele turche e libanesi per schiuma composte di orientali tipo smyrne e tabacchi scuri con l'aggiunta frequente di fiori e scorze di agrumi essiccate. Data la scarsa reperibilità non ne faccio un gruppo a parte, ma data l'importanza storica di queste miscele non si poteva ignorarle. Difficili da fumare a causa di una combustione irregolare sono ormai reperibili, e con difficoltà, solo nei paesi di origine.

La mia personalissima classificazione finisce qui. Mi rendo conto della sua assoluta opinabilità, ma non vuole essere un punto di arrivo, piuttosto un punto di partenza. L'idea � stata quella di accorpare i tipi di tabacco secondo criteri di massima fondati sulla dominanza delle basi che mi pare siano gli unici criteri, insieme al taglio, generalmente oggettivi, anche se qualche temperamento con il gusto � inevitabile. Mi resta solo da chiarire qualcosa sulla diatriba aromatici aromatizzati. Esclusi i Dutch traditional, tabacchi unici nel loro genere, considero che gli aromatici siano solo gli Old Aromatic e cio� in buona sostanza tutti quei trinciati in cui la funzion di aromatizzante � svolta da altri tabacchi che non siano cavendish e quindi da Latakia, perique, Avana o vari tropicali. Poi ci sono i Modern Aromatic che sono i tabacchi Cavendish-dominanti e quindi i full casing tabacchi residuali in cui la fortissima concia rende irriconoscibili i componenti di base. Non mi � sembrato corretto stravolgere l'impianto della classificazione che ho fatto per introdurre questa sugli aromatici, in quanto avrebbe solo complicato inutilmente i tipi, senza introdurre delle vere distinzioni di gusto.

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11
Giugno
2005

Charatan: Storia Di Un Marchio scritto da Emilia Orefice

Ringraziamo il socio Sasha per il suo contributo intorno a un marchio fondamentale per la storia della pipa inglese.

Difficile cominciare una storia su questo "mostro sacro" dell'industria piparia, soprattutto se si vuole evadere dai soliti schemi fatti di nomenclature e datazioni. Tutto ormai si sa, tutto � stato detto. Qui vorremmo provare a tracciare, seguendo l'evoluzione storica una sorta di "filosofia della marca".

La storia della Charatan comincia a Londra con Frederick, un immigrato austriaco, nel 1863. A differenza degli altri pipai inglesi attivi all'epoca (Comoy, BBB, Barling), Charatan lavora esclusivamente la radica ed ha una particolare predilezione per la radica fiammata, caratteristica questa che la marca non abbandoner� mai; se analizziamo le produzioni delle classiche marche inglesi vediamo che riservano gli abbozzi fiammati per le pipe top di gamma, Charatan invece li user� per tutte le serie.

Fino alla seconda guerra mondiale le pipe Charatan hanno forme molto classiche e dimensioni contenute, la radica usata � di provenienza algerina, molto morbida, porosa e bisognosa di lunghe e pazienti cure per dare dei risultati eccezionali. Purtroppo, caso unico tra i pipemakers britannici, il laboratorio Charatan soccombe ai bombardamenti tedeschi durante la guerra. La ricostruzione porta anche un'altra novità: si decide di dare al marchio un risalto internazionale che negli anni precedenti non aveva mai avuto e nemmeno cercato. Qui interviene l'uomo che cambier� per sempre la storia della pipa mondiale: Herman Lane. Di origine tedesca, anche lui emigrante come Frederick, dal 1937 ha cominciato a costruire a New York un impero commerciale basato sul tabacco. Per inquadrare l'uomo, diciamo che: a lui si deve in parte la diffusione in America della pipa italiana, ha dato al mondo i tabacchi Lane (Crown Achievement, Medal
of Honor...) e ha inventato il Captain Black (che pure lui stesso odiava, come del resto tutti gli aromatizzati). Lane si assume il compito di importare e diffondere il marchio negli Stati Uniti,
diventandone l'esclusivista, assumendo al contempo il controllo commerciale della Società, riorganizzandola dalla base: ora c'è una vera e propria organizzazione della produzione in serie ben delineate e accuratamente marchiate e prezzate a seconda della qualità della radica. Gli esemplari importati negli USA (e solo quelli) vengono in più marchiati con la �, simbolo di Lane. Cambiano anche i bocchini: dagli anni '50 si usano i double comfort (DC), inconfondibile emblema
a tutt'oggi della Charatan.
E' questo il periodo in cui comincia la produzione per cui la marca diventer� famosa in tutto il mondo e oggetto ambitissimo di collezionismo: le grandi freehand.
Tutte radiche selezionatissime, fiammate perfette o quasi, vengono lavorate da Dan Tennison e Barry Jones (più tardi creatore delle James Upshall) con forme innovative e ardite (quasi fondate sulla Dublin), di derivazione danese, diventate con gli anni inconfondibilmente Charatan.
Nel 1967 Herman Lane compra la società, insieme alla sottomarca Ben Wade, e mantiene la direzione fino agli anni '80, quando vende la compagnia al gruppo Dunhill. Dal 1988 il gruppo  non importa più la marca negli USA, cedendo l'incombenza per un breve periodo negli anni '90 alla James B.Russell. Al giorno d'oggi, dopo anni bui (nomi diversi, serie nuove fatte in Francia) sembra che la Dunhill abbia di nuovo interesse nel proporre un ottimo prodotto col nome Charatan: le pipe vengono nuovamente costruite in Gran Bretagna, i nomi delle serie sono tornati gli originali e la qualità, sembrerebbe, anche.
In questo periodo, in cui la maggioranza degli utenti della pipa sembra badare solo alla fiammatura, � certamente bello vedere il ritorno in auge della marca che per prima valorizz� questa tessitura della radica.

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16
Giugno
2005

Metodo Per Novizi Di Prova Di Tabacchi scritto da Emilia Orefice

Il socio abelgrifo si cimenta, stavolta, con un articolo che vuole essere una sorta di guida per il novizio alla interpretazione sensoriale dei tabacchi.
Qui non si vuole dare una vera e propria classificazione ma si vuol tentare di definire il una mappa che conduca verso la scoperta dei componenti misturali di una miscela attravoso gli occhi la lingua, il naso e le dita.
Si propone, da un lato, uno scopo squisitamente didatico, dall'altro una strizzata d'occhi agli esperti che verranno senz'altro stimolati a una riflessione.

Raccolgo un'idea di Lupo Generoso e provo a fare qualche distinzione tra i tabacchi da pipa, in modo che anche chi non ha una grande esperienza possa usarla come una mappa per orientarsi. Chiaramente ogni mappa ha le sue semplificazioni e con un po' di esperienza si impara ad usarla al meglio, per poi farne a meno quando ormai si conosce la strada. Ma chi sono i novizi a cui mi rivolgo? Sono quei fumatori di pipa che, o Perchè principianti o Perchè "non ci ho fatto mai caso", quando sentono la composizione di un tabacco non riescono ad immaginarne, a grandi linee, gusto, odore e aspetto. Per costruire questa classificazione, quindi, prescinder� dai riferimenti tipici tenendo in considerazione elementi direttamente desumibili dalle miscele come ad esempio il colore dei componenti, il loro profumo prima di fumare, il loro "aroma" e cio� il profumo che � percepibile dagli altri mentre il tabacco viene fumato, gli elementi che spiccano nel gusto e che diventano caratteristici, ed infine il taglio del tabacco. Insomma ho immaginato le domande di chi deve ancora farsi un gusto, deve discernere i gusti delle specifiche basi e vuole saperne di più. Ne � nato un metodo di prova e una classificazione un po' sui generis. Vediamo anzitutto il metodo:

Anzitutto guardate attentamente la confezione e passate un po' di tempo a cercare di capire quali informazioni potete trarne. Poi aprite la confezione. A questo punto prendete il tabacco, tutto, e mettetelo su un tovagliolino di carta. Osservatelo attentamente ed annotate le impressioni che ne ricavate. Avete cinque sensi a disposizione, quindi usateli. Anzitutto guardate il taglio. Questo elemento vi dir� moltissimo su come brucia il tabacco e come va caricato. più � sottile e più brucia rapidamente, quindi attenti a scottarvi la lingua. In questo caso se avete dei dubbi sulle vostre capacità di fumatori, caricate in modo più lasco del solito e tirate piano. Se il taglio � normale, ma irregolare, ad esempio ci sono tagli misti composti da pezzi lunghi e pezzi a cubetti, allora aprite il tabacco, scioglietelo usando le mani, fatelo arieggiare, ma soprattutto rimescolatelo. Se si tratta di flake, strisce di tabacco pressato, sul momento lasciatelo com��. Al momento di fumarlo potrete scegliere di piegare la striscia ed infilarla piegata direttamente nella pipa compattando tutto con il pigino, oppure sbriciolarla prima del caricamento. Ricordate che nel primo caso avrete una carica molto umida e compatta, quindi un po' difficile da accendere, mentre nel secondo caso la carica sarà normale. Il problema � che nei due modi non si ha lo stesso gusto, quindi fate delle prove per ogni tabacco con ciascuno dei due sistemi.
Avete osservato il taglio ed avete toccato il tabacco. Ora si tratta di stabilirne il grado di umidità tenendo presente che i tabacchi molto umidi o sono pressati o sono molto conciati, mentre i tabacchi più secchi bruciano di più ed hanno un aroma più sincero, e spesso meno tollerato dagli altri. A questo punto individuiamo i colori del trinciato. Vanno dal giallo chiaro al nero con riflessi blu. Esistono trinciati abbastanza uniformi nella colorazione ed altri più vari. In quest'ultimo caso prendiamo nota di quanti tabacchi apparentemente diversi ci sono ed appuntiamoci i loro colori. Tocchiamoli singolarmente, individuiamo il loro odore e valutiamo le singole differenze di taglio e umidità. A questo punto riassumiamo per iscritto tutte le nostre impressioni. Sembra un procedimento lungo, ma � molto divertente. Prendete il tabacco che resta e mettetelo in un contenitore di vetro o di ceramica e lasciatecelo per un paio d'ore. A questo punto odorate la confezione che � rimasta vuota e l'odore che si � sparso nella stanza. Riportate le vostre impressioni. Se in casa c'è una donna non fumatrice, ascoltate e riportate anche le sue. Poi cambiate stanza, o aprite le finestre, e quando l'odore sarà scomparso e le due ore saranno passate, potete preparare la prima carica. Prima di ogni fumata odorate il tabacco, scoprirete che in molti casi l'odore � cambiato e l'umidità dei componenti si � assestata. Per ogni carica cambiate la compattezza del tabacco, una carica lasca, una media, una molto compressa e sintetizzate le impressioni di gusto. Alla fine di ogni fumata guardate la cenere e se c'è il fondiglio e pulite la pipa cercando di capire quando si sporca di più e quando di meno. Adesso che abbiamo capito cosa cercare e come farlo, prover� a sintetizzare come interpretare i nostri dati. Un'ultima avvertenza. Le prove si fanno a stomaco vuoto, lontano dai pasti per due motivi. Anzitutto Perchè dopo mangiato il gusto si modifica in relazione a quello che avete mangiato; in secondo luogo con lo stomaco vuoto si sentono distintamente anche gli effetti della forza nicotinica.

Latakia Taste

In questo gruppo mettiamo tutti i tabacchi caratterizzati dalla presenza di Latakia. Il Latakia � forse il più riconoscibile dei tabacchi da pipa. Nero di colore, a volte con viraggi verso il blu, � immediatamente riconoscibile per il caratteristico odore. A parole � indescrivibile, ma il profumo di questo tabacco, sovrasta quello di qualunque altro. Un non fumatore quando odora un tabacco con del Latakia, storce il naso, alle sue sensibili narici semplicemente puzza. Compatitelo, e ricordatevi che l'odore pungente di oggi � niente rispetto a quello del più classico Latakia, quando veniva essiccato su fuochi alimentati mediante un combustibile oggi fortunatamente desueto: lo sterco di animale. In ogni caso questo caratteristico odore impregna sia il tabacco che la confezione e rimane immutato anche quando il tabacco viene fatto arieggiare. Anche al tatto si differenzia da qualunque tabacco: � grasso ed umido. Insomma riconoscere i trinciati di questo gruppo � facilissimo. Al taglio si trovano in due tipi principali: sciolto e flake. Nei trinciati di questo gruppo la percentuale di Latakia � variabile, ma anche quando � in piccole dosi, resta caratterizzante e dato che il Latakia � prezioso (ed � alla moda) la sua presenza viene sempre riportata in bella evidenza nelle composizioni. Sulle scatole spesso si trova la parola Balkan che indica sempre la presenza in dosi rilevanti di Latakia (siete avvertiti). Fumato sviluppa un sapore ed un aroma anche qui inconfondibili. Fuma fresco, non pizzica in gola, ha un sapore mediamente dolce e meditativo. Per chi viene dai trinciati che più frequentemente spacciano ai novelli fumatori, la sensazione che colpisce di più � la freschezza della fumata e l'intensità del gusto, ma il vero segreto del Latakia � la regolarità del gusto. Infatti, giustamente umido, si mantiene come una nota costante e personale per tutta la fumata. Se invece si secca, accentua la nota dolce e pizzica un po' la gola, ma non perde la sua impronta. Con l'abitudine a fumarlo si matura la capacità di individuare una lunga serie di differenze di ogni tipo: colore, gusto, profumo, aroma. Il Latakia però non si fuma da solo, ha sempre dei compagni che lo modificano un po' e con cui va più o meno in accordo. Solo con il virginia richiede una certa abilità nell'equilibrare la miscela, ma se il miracolo riesce si ottengono alcune delle più nobili preparazioni da pipa. più semplice il rapporto quando si uniscono gli orientali, parenti stretti del Latakia. La maggioranza delle mixture � infatti formata da Virginia, Orientali e Latakia, a volte addolciti dal cavendish. Con Burley e Kentucky il blend si fa serio, prende corpo e dolcezza, ma sfodera anche una nuova serie di tonalità di gusto tutte da scoprire, forse solo un po' più ruvido. Sia chiara una cosa, però, il Latakia � nobile (e costoso) e pretende compagni se non proprio nobili, comunque di alta qualità. Per farvi un'idea i tabacchi da provare sono: Balkan Sobraine, Caledonian 466, Dunhill (Standard, Early morning e, se lo trovate l�Aperitif), Mc Connell scottish mixture, Bill Bailey�s Balkan Bland, Old Ironside e Brebbia 9 Latakia Flake.

Perique Taste

Il Perique � un guastatore, nel senso militare del termine. Arriva all'improvviso, ti fa sapere che esiste e poi sparisce, lasciando la scena tra lo stupore generale. Scoprirlo alla vista in una miscela � impossibile a meno che non siate già certi che ci sia, al profumo � difficile. Dovete ricercare un odore speziato ed un colore scuro, ma mai nero. Non sopporta le aromatizzazioni, quindi il profumo di queste miscele, molto delicato, resta immutato dopo le famose due ore. Nei tabacchi � presente in piccole proporzioni, ma fa sempre parlare di s�. Anche lui � umido, ma mai quanto un Latakia che � anche grasso al tatto a differenza del Perique, e spesso il suo taglio porta l'impronta di una pressatura. Per parlare del gusto del Perique dobbiamo mettere in luce una distinzione, quella tra piccante e pizzicore. Alcuni tabacchi pizzicano, a volte in gola, altre sulla lingua, ma questa � una sensazione tattile spesso derivata da una combustione troppo viva. Il perique � piccante e questa � una sensazione del gusto, cosa assai diversa. Per un bambino un cibo troppo caldo ed uno piccante "bruciano", ma la differenza tra le due cose dovrebbe essere chiara all'adulto che abbia sviluppato sensi e linguaggio. Chiariamo anche un'altra cosa. Se assaggiate un tabacco, nel senso che lo masticate senza fumarlo, vi renderete conto che quasi tutti sono piccanti, ma il perique il piccante ve lo dona da fumato ed in questo senso � un'eccezione. Questo del sapore in fumata � il vero modo di rivelarsi del nostro, che poi ha la qualità di donare personalità e profondità ai componenti della miscela, soprattutto ai virginia con cui sposa in modo meraviglioso, ma guai ad esagerare, la miscela diventa infumabile, il piccante copre le sfumature ed addio piacere. Se tendete a fumare rapidamente, meglio stare lontani dal perique, al pizzicore si aggiunge il piccante e ci si allontana immediatamente da questi blend che sono invece pregiatissimi e rari. Tanto il Latakia � serioso e prepotente, quanto il perique � dispettoso ed anarchico. I trinciati che lo contengono sono per esperti fumatori e sono frutto di blend tra componenti di alta qualità. Se il Virginia � il tipico, e un po' altezzoso, compagno, il Cavendish � un semplice rimedio. Perique e cavendish vanno molto bene insieme, piccante il primo, dolce e solido il secondo, insieme consentono di allargare lo spettro del gusto di questi trinciati valorizzando anche gli altri componenti. Estremamente tipici i flake di Virginia e Perique, se vengono sbriciolati diventano più semplici da fumare. Per provare trinciati di questo gruppo: Three Nuns( ma in Italia non si trova più), Dunhill Elizabethan, T.o.I. Limerick, McConnell Red Virginia e Ashton 3.

A&C (Aromatic & Cavendish)

Questa più che una categoria, � una grande famiglia e, come ogni grande famiglia, nasconde tesori e magagne, geni e pecore nere. Il legame tra tutti i gruppi che specificheremo � però evidente. Si tratta dell'aroma dolce e pronunciato che questi tabacchi sviluppano in fumata, ma ancor più del gradevole odore che possiedono quando sono ancora nelle confezioni e proprio nelle confezioni cominciano le magagne. Questi tabacchi hanno infatti un'apparenza ed una sostanza e le due cose sono molto diverse tra loro, anche se questo non vuol dire che la sostanza sia assente. Cominciamo con il dire che non tutto quello che si sprigiona dalla busta o dalla scatola appartiene al tabacco, qualcosa appartiene alla confezione, si chiama top casing e si tratta in buona sostanza di una profumazione più o meno blanda che viene aggiunta a fine lavorazione. Non ha praticamente alcuna influenza sul fumo, l'effetto principale, se il tabacco � fresco, � qualche difetto di combustione che scompare asciugando il tabacco. Una volta arieggiato il tabacco e la stanza in cui fumate, il top casing se ne va, ma un profumo resta ed � un profumo diverso. Questo profumo appartiene al tabacco ed � un componente della concia. Tutti i tabacchi sono conciati, cio� addizionati di alcuni componenti chimici durante la lavorazione, ma non tutta la concia � fatta allo scopo di addolcirli e profumarli. Una parte ha la funzione di antimuffa ed un'altra ha la funzione di rendere il tabacco pronto ad accogliere la profumazione e a fissarla, ma a noi qui interessa quello che si vede e si sente e quindi tratteremo di dolce e di profumo. E veniamo ad un'altra distinzione. Non tutti i componenti di questo gruppo sono cavendish, anzi molti di essi non lo hanno mai visto, e non tutti i cavendish sono in questo gruppo. Ad esempio abbiamo visto che il cavendish viene usato come compagno di Perique e Latakia e nessuno si sognerebbe di definire questi tabacchi aromatizzati o peggio. Teniamo quindi sempre presente il profumo che � il nostro primo indicatore per questo gruppo. In ogni caso si fa spesso troppo presto a dire cavendish. non è raro che per cavendish si scambi del Virginia e del Burley pressati e trattati, ma il cavendish prevede certe fasi precise ed un gusto abbastanza caratteristico. Ricordate che tutti questi tabacchi tendono a sporcare molto la pipa, soprattutto gli scuri. Adesso che il top casing se ne � andato, possiamo distinguere qualche ramo di questa sterminata famiglia

1)A&C tradizionali

In questo ramo troviamo pochi tabacchi ma facilmente riconoscibili. In Italia ci sono il Clan e lo Flyng Dutchman, tanto per fare qualche esempio. Hanno un taglio molto fine che � la loro vera caratteristica comune in quanto si tratta di un taglio tradizionale, quindi una combustione rapida e pericolosa per la salute della lingua. Il gusto � estremamente complesso, come la composizione, ma l'aroma � intenso e personale. I colori dei tabacchi quasi sempre chiari, tanto che � facile confonderli per trinciati da sigarette. In compenso regalano grandi soddisfazioni ai fumatori quieti ed esperti, magari con mogli non fumatrici.

2) A&C Regular

Siamo qui nel regno dei cavendish senza aromatizzazioni riconoscibili. I Cavendish sono tabacchi complicati che derivano da altri tabacchi. Tutto può diventare cavendish se sottoposto ripetutamente a pressione, cambio di temperatura e concia secondo metodi prestabiliti, per fare un esempio negli Amphora ci sono Virginia, Burley Orientali ed altri componenti tutti sottoposti a trattamento cavendish. Alla vista vanno da un marroncino chiaro allo scurissimo, dai golden ai dark o addirittura black. Il profumo � immancabilmente cioccolatoso. Con il passare del tempo anche il cavendish perde un po' del suo odore. I tipi che lo conservano meglio sono quelli che derivano dal Burley. Al variare del colore variano gusto ed aroma con gli scuri che hanno un profumo e un aroma più intenso dei chiari. Nel gusto sono dolci e richiamano cioccolato e nocciola. I più chiari al mio gusto hanno note che mi richiamano le arachidi. Hanno diversa forza, ma quasi sempre un buon corpo. I cavendish di forza e profumo medio sono eccelleni nell'allungare le miscele e per questi fini eccellono l�Amphora original, lo Skandinevik regular o Aromatic e il Troost Ultramild. All'interno di questo gruppo c'è un sottogruppo che � quello dei Black Cavendish cui appartengono ad es. il Troost Black ambrosia ed il Neptune. Oltre ai citati altri tabacchi da provare per comprendere altre declinazioni del tipo sono: Troost Aromatic, Amphora (tutti), Skandinavik mixture, Mac Baren (mixture e Golden Blend).

3) A&C Fruit&Flower

In questo gruppo rientrano tabacchi il cui profumo � ispirato a frutti e fiori. Ve ne sono di molte qualità, anche di altissima, e possono essere sia monotematici che ispirati contemporaneamente a più profumi sempre di natura vegetale. Nelle preparazioni di bassa qualità domina il top casing, che ci mette più tempo a sparire rispetto alle canoniche due ore, ma che una volta sparito lascia il tabacco con un sapore deludente. In quelle di alta qualità i tabacchi sono di solito un po' più scuri ed il top casing, pure intenso, convive con una profumazione diretta del tabacco che persiste più a lungo. In alcuni tabacchi di altissima qualità, penso ai The Season e a qualche Ashton, addirittura il gusto migliora dopo che il top casing � sparito, ma si tratta di rari casi. Per i monoaromatizzati il profumo � deciso e riconoscibile, dominano Ciliegia e Vaniglia. Il gusto però spesso si discosta nettamente dall'aroma. Se infatti l'aroma richiama decisamente l'aromatizzazione, il gusto � normalmente dolce, ma ha solo qualche nota dell'aromatizzazione. Ovviamente questo non significa che il gusto sia deludente o poco personale, anzi gli ottimi della categoria hanno un gusto proprio, deciso e inconfondibile, solo che se la confezione dice ciliegia, il gusto dice anche ciliegia, ma anche qualcosa in più. I poliaromatizzati sono più interessanti, Perchè di solito di qualità mediamente migliore, ma anche in questo caso Aroma e Gusto viaggiano su binari distinti. Per i monoaromatizzati: Sweet Vanilla, Borkum Riff Cherry, McLintok Ciliegia. Per i poliaromatizzati: The season (tutti), Ashton 6.

4) A&C alcolici

Passiamo dalla natura ai prodotti dell'uomo. In questo caso dominano le miscele monoaromatizzate, cio� quelle che si richiamano ad un solo distillato o liquore specifico. La qualità � mediamente più elevata del gruppo precedente, ma in quanto a top casing, profumo, aroma e gusto, valgono le stesse avvertenze. Vengono usati di solito i distillati, rum, whisky, whiskey e bourbon, ma anche liquori diversi. Spicca in questo gruppo per complessità la famiglia dei Cellini. Altri esempi:Sweet Dublin, Mc Lintok Elysee, Davidoff scottish mixture ed i vari tipi alcolici di Borkum Riff.

Abbiamo finora identificato una serie di elementi che in un modo o nell'altro sono immediatamente percepibili al gusto ed all'olfatto, ma molti tabacchi non presentano nessuna di queste caratteristiche. Come li riconosciamo? Si tratta di un bel problema cui di solito si fornisce una soluzione insoddisfacente. Si dividono di solito in Naturali e pressati di Virginia, ma se questa seconda categoria ha dignità storica e permette un immediato riconoscimento, tra i naturali si infilano cose molto diverse tra loro. La parola "naturale" poi mi sembra totalmente inadeguata. Prover� a seguire una strada diversa identificando qualche tipo ed aggiungendovi degli esempi. Provate gli esempi e vi farete un'idea del gusto tipo, ma attenzione, non dimenticate che ogni tabacco ha la sua personalità e che nessuna delle classi di cui abbiamo parlato e delle altre di cui tratteremo � chiusa, anzi.

Tipo 1
Esempi: Italia, Half & Half.
Si tratta di tabacchi formati da componenti di diverso colore, ma mai troppo scuri. In realtà sono Burley e Virginia a cui si aggiunge dell'altro. Lieve il top casing, medio bassa l'umidità. La concia c'è, ma non è molto aromatizzante, il gusto � dolce ma con una certa ruvidità. Attenti a fumarli con una combustione troppo viva, rischiano di perdere la dolcezza e di far uscire un retrogusto un po' amaro oltre che il solito pizzicore. Fumano assai più fresco degli A&C se trattati correttamente e sono un po' spigolosi quando si deumidificano. L'aroma non è molto gradevole e nemmeno tanto personale, ma il gusto ha caratteristiche opposte. Insomma sono tabacchi fatti per essere fumati e da gente che sa quello che fa e che può apprezzarli appieno, mentre tengono meno conto di chi convive con il fumatore

Tipo 2
Esempi: Park Lane n.7, Capstan original Navy cut.
Si tratta di tabacchi composti quasi esclusivamente di Virginia, quasi sempre come i due esempi in formato flake, ma ne esistono anche dei rubbed, che altro non sono che flake sbriciolati prima del confezionamento. Sempre abbastanza umidi, hanno una combustione un po' difficoltosa, ma mai drammatica. Sono tendenzialmente dolci e levigati, il loro sapore � molto più complesso di quanto appaia alla prima carica. I colori possono cambiare. Esistono infatti virginia chiari e virginia molto scuri, si pensi al Malawi ad es., allo scurirsi acquistano in corpo e sfumature, ma diventano anche meno tollerabili per chi � sensibile alla nicotina. Se fumati troppo rapidamente pizzicano in gola e sporcano la pipa. L'aroma � ampiamente tollerabile anche dai non fumatori.

Tipo 3
Esempi: Brebbia 6, T.o.I. Killarney
Si tratta di tabacchi che somigliano nel gusto ad alcune preparazioni con Latakia, le c.d. EM, ma che mancano di questo componente. In realtà sono miscele molto armoniche al gusto, anche se a prima vista possono sembrare piatte e impersonali. Poco umide, di ottima combustibilità, non tengono molto in considerazione le esigenze dei non fumatori. L'aroma � infatti deciso e penetrante, ma decisamente "fumoso". Il gusto � non privo di qualche asperità, non semplice da apprezzare, ma classico e tollerabile.

Tipo 4
Esempi: Forte, Comune
Sono tabacchi scuri, tradizionali. Nel caso degli italiani profumo e aroma richiamano il toscano. Molto più secchi del resto dei tabacchi in commercio, richiedono qualche cura in più per essere apprezzati, come una certa attenzione alla combustione che tende ad essere troppo rapida. Se fumati male il gusto, solitamente morbido più che dolce, vira decisamente fino a diventare addirittura amaro e la tollerabilità scema di conseguenza. Se invece fumati correttamente, il loro gusto � morbido e saziante, mai stucchevole e, ad una fumata attenta, anche complesso. Non perdono mai però quella nota di rustico che � la vera caratteristica comune del gruppo. Attenti alla nicotina, si tratta in genere di tabacchi forti.

Potrei individuare altri tipi, ma corro il rischio di tipizzare le eccezioni e quindi mi fermo qui. Sia chiaro che i gruppi identificati sono spesso sovrapponibili, ma il gusto non è mai fisso, muta con il fumare, cambia con il fumatore. Ultimo consiglio, usate diverse pipe per ogni tabacco, sarà più semplice identificare le note comuni e quelle dissonanti. Alla fine, non prima di aver fumato almeno un etto di ciascun tabacco da provare, sintetizzate le vostre riflessioni e di tanto in tanto riprovate e confrontate.

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19
Aprile
2006

Un Metodo Di Classificazione Delle Mixture Nella Galassia Em scritto da Emilia Orefice

Lo svilupparsi e il modificarsi delle EM attraverso dinamiche misturali sempre più complesse hanno indotto il nostro bigeye a cimentarsi in una classificazione che tenga conto di questi nuovi orizzonti.

Famiglia:  Mixture

Genere: English mixture. (V.O.L.)

Specie: Classic E.M.
Oriental
Balkan
Full Latakia

Genere: Atypic English mixture

Specie: V.L.K. Continental atypic
subspecie:  (+C.,+ B.,+P)
V.L.P. English atypic
subspecie:  (+C.,+ B.,+K)
V.O.L.K. Continental polyphonic atypic
subspecie:  (+C.,+ B.+P)
V.O.L.P. English polyphonic atypic
subspecie: (+C.,+ B.,+K)

Genere: Modern English mixture

Specie: V.L.C. American/baltic modern
  subspecie: (+K.,+ P.,+B)
V.L.B. American modern
subspecie: (+K.,+P.,+C)
V.O.L.B. American polyphonic modern
subspecie: (+K.,+ P.,+C)
V.O.L.C. American/baltic polyphonic modern
subspecie: (+K.,+ P.,+B)

Genere: Tropical English mixture (T.E.M.)

Specie:   Tropical English mixture (V.O.L.T.)


Legenda: V= virginia. L=Latakia. O= orientali. K= kentucky. P= perique. C=cavendish. B=burley. T=tropicali.

Questo � il mio apporto alla classificazione delle Mixture della galassia EM.
Come premessa, sottolineo che il criterio usato in questo lavoro � "qualitativo" e "semiquantitativo". Nel dominio del genere English mixture (EM) i singoli tabacchi puri sono stati "pesati" a determinare le singole specie. Nelle Atypic English Mixture (AEM) e nelle Modern English Mixture (MEM) invece � stato considerato un approccio solo "qualitativo" per classificare le singole specie. A livello sottospecifico, il dato semiquantitativo torna (tra parentesi) a dar conto della minore rilevanza di alcuni "tabacchi puri" nell'assetto del blending. Quindi va tenuto presente che una V.L.K. (+C) � chiaramente una unità sistematica diversa da una V.L.C. (+K.) e che � la SPECIE l'unità sistematica cardine dei sistemi di classificazione.
Nel genere EM ho preferito non inserire la specie Scottish Mixture, in quanto dati in letteratura riportano descrizioni opposte del "gusto scottish". Serad, in Pipes e tobacco magazine 2004, descrive la scottish come una english con cavendish e maggiore apporto di Latakia e orientali. Greg Pease per converso enfatizza come carattere diagnostico la minore presenza di orientali e Latakia. Quindi un garbuglio a mio avviso inestricabile causato in primis dalla proliferazione commerciale di tabacchi dal "fantomatico" gusto scozzese. Analoghe e ancora più cervellotiche considerazioni si potrebbero fare per il gusto "irlandese".
Tornando al genere EM, sono state descritte 4 specie. Alle Classic English mixture, a struttura tipicamente V.O.L., si ascrivono i tipi tricaratterizzati e che trovano il loro specifico gustativo in una polifonia equilibrata dei componenti. La specie Balkan � invece descritta da un leggero sbilanciamento verso gli orientali (soprattutto la componente macedone) e il Latakia. Ai margini simmetrici delle Balkan si situano invece le Orientali in cui c'è una monocaratterizzazione appunto orientale e le Full Latakia in cui � ovviamente il Latakia (cipriota o siriano) a recitare la parte solista nel concerto del taste.
Il genere Atypic English Mixture comprende le "piccole eresie al gusto ENGLISH MIXTURE", di tradizione prevalentemente europea. Kentucky (penetrazione continentale) e Perique (penetrazione inglese ma anche in misura minore americana) possono vicariare gli Orientali a creare una struttura a tre dimensioni V.L.K. o V.L.P., ovvero possono aggiungersi a creare mixture più complesse e sinfoniche quali le V.O.L.K. o le V.O.L.P. Non stupisca, in questo quadro, che una mixture classicissima come il Dunhill nightcap sia considerata atipica e in particolare una V.O.L.P. Qui siamo in un TAXON "interfaccia" che ho voluto tenere distinto soprattutto per motivi di chiarezza e praticità.
Nelle Modern English mixture (MEM) di tradizione americana e/o baltica sono il burley e/o il cavendish a costituire talora la trama sui cui poggia la struttura classica (es. V.O.L.B e V.O.L.P); oppure burley e prodotti cavendishizzati (cavendish su base virginia o su base burley) diventano sostituti della componente orientale ed assumono una funzione rilevante come apportatori di gusto. (es. V.L.B.  e V.L.C.). Kentucky e perique possono essere pure presenti marginalmente e a livello tassonomico sottospecifico. Ad esempio: subspecie V.O.L.C. (+K.+P.).
Le Tropical English mixture compendiano nella struttura V.O.L. l'aggiunta di tabacchi tropicali scuri air cured, soprattutto Havana. A questa specie appartengono tipi cosmopoliti (mixure continentali e nordamericane) dei quali il capostipite ancestrale � rappresentato dall'irlandese Banker�s di Fox.
Quindi una struttura di SISTEMA semplificato: una famiglia, quattro generi, tredici specie e cinquantasei sottospecie (si consideri che i "puri", tra parentesi, che identificano le subspecie costituiscono una somma di combinazioni semplici di n elementi di classe k), con un impianto teorico ridotto all'osso, assolutamente non prescrittiva, ma che trovo abbia elementi descrittivi che possono rivestire una certa quale utilità quando il metodo viene impegnato nell'agone pratico.
Ad esempio prendiamo il Bow legged bear di Cornell & Diehl. Secondo gli stilemi proposti, questa andrebbe definita come: Famiglia: Mixture; Genere Modern English Mixture (MEM); Specie American polyphonic modern V.O.L.B; Sottospecie V.O.L.B. (+P.).
Termino con una serie di pochi esempi pratici di classificazione di mixture notissime o note, parametrate col mio modello. Preliminarmente ho fatto controlli incrociati su circa 70 blend e la congruità del sistema mi ha permesso di incasellarli nelle categorie proposte. Ovviamente il metodo non ha nessuna pretesa di esaustività e si affianca ad altre ipotesi presenti qui e altrove; ed � solo in definitiva, l'applicazione pratica del mio punto di vista sulla materia. Spero tuttavia che qualcuno almeno apprezzi lo sforzo e che ne tragga qualche minuscola utilità o almeno uno spunto di riflessione.
Standard mixture medium: gen. English Mixture, specie Classic E.M.
Dunhill mixture 965: gen. Modern English Mixture, specie American/baltic polyphonic modern V.O.L.C.
Pipeworks & Wilke 400: gen. Atypic English Mixture, specie English polyphonic atypic V.O.L.P., sottospecie V.O.L.P.(+B.).
Mogano Schurch:  gen. Tropical English Mixture, specie Tropical English Mixture.
Balkan Sasieni: gen.:English Mixture, specie Balkan.
Black Mallory Rattray�s: gen. Modern English Mixture, specie American/baltic polyphonic modern V.O.L.C.
Ashton type 2: gen. Modern English Mixture, specie American/baltic polyphonic modern, sottospecie V.O.L.C. (+K. + B.)
Bill Bailey�s Balkan Blend: gen. Atypic English Mixture, specie Continental polyphonic atypic V.O.L.K., sottospecie V.O.L.K.(+P.).
Ringrazio Abel, Nicola, Marco, Paolo e Riccardo, che in modo diverso hanno contribuito a questo mio scritto.

Angelo (Bigeye)

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19
Aprile
2006

Dove Eravamo Rimasti scritto da Emilia Orefice

In occasione di questo rinnovo grafico, abbiamo pensato che ricordare aiuta meglio a vedere e capire il percorso di questo sito web che � anche il nostro percorso di utenti.

A distanza di quattro anni dalla nascita di Flp ci viene naturale fare un piccolo bilancio che annovera, come è ovvio, successi e insuccessi, ma tutto all'insegna del tentativo di far capire, con l'aiuto di tutti, il senso che ha per noi il fumare la pipa. Al di là di tutti i linguaggi salutisti e scientifici il fumatore di pipa di fronte alla preoccupazione tutta moderna per la salute, compie un passo indietro, ripercorre una dimensione del piacere e della poesia e non riesce, o fa fatica, a rimanere coerente con le prerogative e le regole del proprio tempo.
E' proprio questo che, in quattro anni, noi utenti abbiamo cercato di capire, di apprendere e certe volte, senza immodestia, anche di insegnare. Ma senza la presunzione di essere maestri.

Gli screzi e le incomprensioni tra di noi non sono mancate - per questo motivo si � ritenuto opportuno cercare la figura dei moderatori - ma il nostro percorso si può leggere come la possibilità di avvalerci solo del confronto e del dialogo. E questa � sempre stata la nostra convinzione e il nostro punto di forza come soci di FLP: sfruttare pienamente le risorse di una comunità tutta unita da una passione�
E così ci ritroviamo qui, dopo quattro anni, a raccontare questa storia condensata in unica espressione: fumare la pipa!

Al di là delle appartenenze, delle convinzioni, delle concezioni che si possono avere di questo meraviglioso strumento, tutti uniti da questo atto, fumare la pipa, un atto fuori dal tempo anacronistico e spesso spregiudicato.

Qualcuno se ne � andato da questo sito; qualcuno si � unito strada facendo; ma si � sempre mantenuta costante questa minima parabola di Flp.
� la parabola ricca, come direbbe Paul ricour, di "detour" di deviazioni che fanno parte comunque di una dinamica.

Tutto è cominciato nell'aprile nel 2002 con la creazione di alcune pagine web...

E ora a distanza di 4 anni, e con il senno di poi, noi utenti possiamo con orgoglio dire che il merito di questo sito non è quello di aver organizzato raduni sulla pipa, conferenze, manifestazioni, gare di lento fumo o cene. Il merito � quello di aver generato, quasi sempre inconsapevolmente, altre realtà virtuali o reali che siano: figli a volte fedeli e a volte ribelli, ma pur sempre figli e, per dirla con Gibran, "i figli abitano la casa del domani".

E con questa idea che il sito si ripresenta con un ulteriore restyling grafico che può piacere o non piacere, ma che esprime un ulteriore sforzo per dire che ci siamo ancora e di presentare un omaggio a tutti noi che abbiamo partecipato navigato e anche litigato in questo sito, Perchè la forza di Flp siamo noi: Giuseppe, Antonio, Angelo, Michele, Marco, Lorenzo, Ermanno, Fabio, Emilia, Nicola, Tullio, Enrico, Fabio, Carlo, Eva, Roberto, Paolo, Bruto, Marcello, Aldo, Alberto, Flavio, Francesco, Sonia, Raffaele, Alberico, Massimo, Annalisa, Mario, Simone, Alessio, Cristiano, Claudio e via nella memoria e nel cuore�

Nomi comuni tratti da una statistica anagrafica, ma che fanno una identità.

Dove eravamo rimasti?

A uno che fuma la pipa, di lui non si sa nulla e questo ci basta.

Grazie a tutti e buon divertimento.

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02
Maggio
2006

Music scritto da Emilia Orefice

di Saltydog

 

Massimo Music� al lavoro Massimo Music� al lavoro

I suoi libri, la sua bicicletta... e una vita dedicata al mondo delle pipe. Ma a Giorgio Music� non è mai piaciuto vendere le sue pipe senza essere prima entrato in una sorta di scambio intellettuale con il suo nuovo cliente; si tratta di instaurare un percorso di comunicazione tra la sua pipa e chi se la porter� via nella tasca: � come un voler verificare che chi acquista sia sinceramente interessato a quell'oggetto di radica tanto da meritarne poi le giuste fumate. Giorgio però non interferisce sulla scelta del cliente, ma lo guida con perizia attraverso i meandri tecnici di quello che lui definisce "un pezzo di legno con un bocchino", per arrivare così alla definizione di pipa essenziale secondo Giorgio Music�: leggera, elegante, sobria, trasportabile.

Non bisogna andare di fretta quando si entra nel negozio-laboratorio di Via di San Vincenzo 29, a Fontana di Trevi a Roma. Varcando quella soglia si entra in una dimensione temporale dilatata: man mano che si percorre il locale, si viene avvolti dalla magia della radica, da un antico astuccio in cui riposa una preziosissima schiuma "fin-de-si�cle", dalla mostra delle Dunhill, Charatan, Parker, fino ad arrivare alla parete in fondo dove poggiano le produzioni più recenti del laboratorio Music�: le pipe Foundation. Ma per capire la filosofia su cui poggia il progetto Foundation - il perfezionamento del progetto finale di Giorgio - occorre necessariamente ripercorrere alcune tappe fondamentali della sua storia personale.

Massimo Music� al lavoro Massimo Music� al lavoro

Giorgio Music� ha iniziato il suo meraviglioso viaggio nel mondo delle pipe nel 1955 quando, ancora ragazzino, viene a sapere che da Carmignani cercano un fattorino: erano tempi in cui anche un lavoro da fattorino poteva risolvere molti problemi nella vita di un ragazzo e della sua famiglia. In quegli anni, fino almeno alla metà degli anni '60, la pipa inglese aveva raggiunto l'apice della sua affermazione e Giorgio inizi� subito ad apprezzare il marchio Dunhill, definendolo ancora oggi "il più grande stilista di pipe". L'industria italiana, all'epoca, produceva una grande quantità di semi-lavorati che poi esportava completamente verso l'Inghilterra. Alla fine degli anni '60 Giorgio Music� inizia ad interessarsi attivamente alle specifiche tecniche delle pipe Carmignani, collaborando con le industrie italiane ed estere nella selezione dei modelli più consoni alle richieste del mercato che, in quel momento, era per lo più composto da una clientela molto selezionata e raffinata. Successivamente dirige il laboratorio di assistenza e riparazione di Carmignani, che sarà per lui l'esperienza formativa più importante, permettendogli di entrare direttamente nell'aspetto tecnico della modifica e costruzione della pipa (proprio in quel laboratorio incontrer� più tardi anche Fabio Marchese, uno degli artigiano del progetto Foundation).

Alla fine degli anni '70 sarà proprio Giorgio Music� a tenere a battesimo da Carmignani le pipe di Fritz Becker, Baldi, Munalli e Vascello. Gli artigiani che vogliono vedere le loro pipe esposte da Carmignani, infatti, dovranno superare i criteri di funzionalità della supervisione tecnica di Giorgio, il quale detta le misure precise della "sua pipa".

Massimo Music� al lavoro Massimo Music� al lavoro

Dopo questo preziosissimo "prologo" formativo, il progetto di Giorgio Music� inizier� a prendere forma intorno alla fine degli anni '80 quando lascer� Carmignani per aprire un negozio con cui mettere in pratica la sua esperienza: si associa con Paolo Becker, l'artigiano che in quel momento si dimostrava il più preparato per affrontare il suo progetto, e quindi ha finalmente a disposizione un proprio laboratorio di produzione. In quel laboratorio inizia a lavorare anche suo figlio Massimo, il cui rapporto con il padre era sempre stato mediato dalla pipa: la famiglia "estesa" di Massimo era tutto il mondo della pipa, i suoi zii erano i clienti e i costruttori, il suo Luna Park era la sede di Lubinski! Massimo inizia la sua attività attraverso l'assistenza tecnica e le riparazioni, per arrivare poi - verso la metà degli anni '90 - ad una propria produzione diretta delle pipe Becker & Music�.

Massimo Music� al lavoro Massimo Music� al lavoro

Le pipe di Music� assumono così sempre più le forme delle pipe inglesi degli anni '50, attraverso il percorso di formazione di Giorgio, fino a giungere nel novembre del 2005 alla fase finale di questo progetto: le pipe Foundation. Il nome Foundation rappresenta un gruppo di artigiani (Massimo Music�, Fabio Marchese e Flavio Benucci), che producono sulla base del "diapason" storico di Giorgio. Le linee riflettono il perfezionamento dei suoi 50 anni di esperienza, ma ognuno mette la propria "calligrafia" all'interno del prodotto, aumentando la diversificazione interna. Gli artisti hanno libertà nella progettazione e nell'esecuzione del manufatto, che deve comunque essere conforme agli standard del progetto (materiale di partenza, accuratezza della lavorazione e linee generali di forma).

Oggi le pipe Foundation rappresentano sul mercato italiano uno dei prodotti con più alto rapporto qualità/prezzo. Alla nostra domanda su questo argomento, Giorgio e Massimo hanno risposto: "Foundation realizza un prodotto di alta qualità, il cui prezzo di vendita � determinato dai costi della materia prima, del lavoro dell'artigiano e dei costi generali del negozio. La nostra arte e la nostra esperienza non incidono in alcun modo sul prezzo: non sono in vendita, le regaliamo ai nostri clienti..."

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02
Maggio
2006

Cagli: Tra Terra E Cielo scritto da Emilia Orefice

di Gerti

non è mia intenzione qui di parlare in maniera specifica di due artigiani presenti a cagli facendo torto agli altri, ma quella di ritrovare, attraverso questi due artigiani, quello che secondo me � lo spirito di Cagli. A distanza di due giorni dalla nostra manifestazione un cruccio mi coglie all'improvviso: come una ondata che non ci si aspetta, come una ammaccatura nella macchina nuova. Il cruccio di non aver comprato una pipa dall'amico Aqualong: pipe umane quelle di Enzo Foresti, forme cretacee che da un lato richiamano la fatica contadina, il sudore della fronte, il dolore per una giornata persa nei campi e, dall'altro, ci conducono verso la bellezza del riposo meritato. Il dio dell'estetica, se mai ce ne fosse uno, si � concesso a quest'uomo dall'aspetto apparentemente rude, ma di una umanità straordinaria. Pipe terrestri, quelle di Aqualong, che ci fanno ricordare che la cosa fondamentale per un fumatore di pipa � il piacere di fumare, il piacere di allontanarsi dai colori ostili del mondo, ma con la consapevolezza di appartenervi, di essere fedeli figli di questo mondo che qualche volta ci tradisce con le brutture e le violenze. Ma noi non siamo capaci di ripagarlo con la sua stessa moneta, questo mondo sazio di orrore e noi affamati di bellezza. E cosi ci rifugiamo nel colore caldo e onesto della radica per capire che la vita, la vera vita, � qui: nei nostri sorrisi e nei nostri sogni. Se sposto lo sguardo verso destra e mi avvicino con il mio sguardo e con il mio passo lungo il chiostro di Cagli, vengo folgorato dalla lucentezza delle pipe del signor Maurizio Tombari: Le Nuvole. Mai nome forse � stato più pertinente: forme impalpabili, contorni metafisici in venature che sembrano attingere a qualcosa che solo ora ci � data facoltà di decifrare. Stavolta il dio dell'estetica � volato alto e ci offre, in un corto circuito del bello tra Enzo e Maurizio, tra la "terra" e il "cielo" la sintesi di queste due giornate.

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14
Maggio
2006

Forum Flp E Solidariet scritto da Emilia Orefice

Chiss� quante volte, facendo delle ricerche si internet, ci siamo ritrovati a dovere scegliere tra migliaia di pagine quella che più corrisponde al nostro interesse. Certamente capita anche che le pagine sono poche, o magari nessuna. Per curiosità ho cercato, con uno dei più noti motori di ricerca, la parola "forum": il risultato � stato quasi traumatizzante. Nel web ho trovato 3.040.000.000 di voci. Avete letto bene: sono oltre tre miliardi. Restringendo la ricerca alla pagine in italiano ne ho trovato 79.300.000-. Inutile dire che gli argomenti trattati sono i più disparati. Essendo da quaranta anni un fumatore di pipa, oltre che un collezionista, cercavo un forum che parlasse di questo argomento ma, dati i numeri, ho pensato che forse cercando pipa avrei ristretto la mia ricerca. In effetti, i risultati sono stati più confortanti: nel web le voci sono state in totale 4.450.000 e nelle pagine in italiano appena 455.000. Fu così che ho aperto la prima pagina in elenco che stranamente, sia nel web che nella pagine in italiano, era la stessa: "www.fumarelapipa.com � il primo portale interamente dedicato al fumo di pipa. www.fumarelapipa.com/index.php - 46k " Se oggi mi ritrovo a scrivere queste righe � Perchè � successo qualcosa nel "mio forum", che mi inorgoglisce e che mi ha dato prova essere in grado di uscire dagli schemi. Tempo fa, un socio vide un lotto di 45 pipe usate in uno dei tanti siti di vendita on line, con la formula dell'asta. Al nostro socio, l'inserzione fece balenare un'idea: acquistare le pipe, farle recapitare ad altri soci che si dilettano nel loro restauro, rimetterle quindi in vendita tra tutti i soci, destinando la somma alla AMREF Italia, per contribuire alla realizzazione di un pozzo. L'idea suscità subito l'interesse dei più assidui frequentatori, del webmaster e dei moderatori. così che furono pubblicati interventi dopo interventi, tanto che l'iniziativa prese il sopravvento su tutti gli altri argomenti. Ci si incominciò a porre delle domande: l'importo del rilancio, chi doveva occuparsi della rimessa a nuovo delle pipe, prezzo di vendita, proposte di acquisto, ecc. Tutte domande che trovarono risposta e consensi. Allo scadere dell'inserzione, nonostante fosse stata fatta una offerta piuttosto generosa, non riuscimmo ad aggiudicarci le pipe, restando un po' tutti con l'amaro in bocca e con il desiderio di fare comunque qualcosa. Nacque così la proposta di mettere in palio delle pipe offerte dagli iscritti, di vendere tra noi 90 biglietti ed associarle alla ruota nazionale del lotto. Per FLP non è una novità uscire da quelli che sono i canoni di un forum. Ricordo un recente treed intitolato "Cesco non mollare" in cui si chiedeva una parola, un pensiero, una preghiera, per un ragazzo che fermatosi in autostrada per dare soccorso ad uno sconosciuto venne a sua volta investito, tramutando la sua generosità in una battaglia contro la morte. I figli di FLP affidavano alle ali dell'etere i loro messaggi di auguri, di speranza, di solidarietà e tante preghiere che si innalzavano lievi come il fumo delle loro pipe, mentre il profumo del tabacco addolciva l'attesa di una notizia che ridestasse la fiducia nella generosità di un gesto gratuito. Casi come questi, se si fa un breve excursus nel forum, se ne trovano tante, per cui mi asterr� dal citarne altre. Di certo FLP non è una mosca bianca, ma debbo dire di avere constatato che simili iniziative le ho riscontrate solo in siti di estrazione cattolica e in quelli in cui le finalità hanno uno scopo umanitario. A questo punto, dopo queste considerazioni, mi sono posto un interrogativo: che connessione c'è tra fumare la pipa e iniziativa umanitaria? Cosa c'è di diverso tra chi coltiva la passione per la pipa con chi ha altre passioni o hobbies? Questo di certo non vuole significare che chi gioca a biliardo, a carte, a scacchi, o pratica uno sport, non è una persona che non riflette sui bisogni dei meno fortunati o sceglie non aderire ad una iniziativa umanitaria. Di certo però, chi sta giocando al biliardo o a carte ha la mente decisamente impegnata a riflettere su come procedere per raggiungere lo scopo finale della partita: vincere! Lo stesso dicasi per le altre passioni citate, il cui elemento comune � una buona concentrazione su ciò che si sta facendo e, credo, ci si possa permettere poco di divagare con la fantasia. Il fumatore di pipa invece ha la mente sgombra, libera da qualsiasi frenesia legata all'atto proprio del fumare. Egli, da molti definito l'uomo delle tre "P" (Pipa, Pantofole, Poltrona) ama accendere una pipa nei momenti sereni, in cui può mettere da parte ogni altra cosa, ogni affanno, in cui magari dimenticare le amarezze della giornata. Il fumatore di pipa � un vagabondo del pensiero ama guardare il fumo che esce della sua amata pipa e che quasi magicamente prende la forma di ciò che partorisce la propria mente. S�, � proprio così che mi piace pensare al modo in cui � nata l'idea del nostro amico di offrire il ricavato della lotteria per la costruzione di un pozzo in sud africa: " Lui stava fumando e il fumo ha preso forma e vita diventando il volto di tanti bambini assetati che muoiono Perchè il mondo si � dimenticato di loro, del loro diritto alla vita, e di vivere questa vita senza le sofferenze che l'essere nati in un paese devastato dalle guerre impone loro." Mi piace pensare ancora che il nostro amico, tra le nuvole di fumo, ha visto nascere uno di questi bambini e ha capito che la nascita � un miracolo. Perchè Dio ha creato la coppia e ad essa ha affidato il compito di continuare il suo disegno creativo dandogli la possibilità di concepire un figlio. Miracolo dell'uomo! Mi piace pensare che il nostro amico, ad un certo punto abbia accarezzato la sua pipa ringraziandola per avergli donato simili pensieri, sia andato al computer e, aperta la pagina del forum FLP, abbia comunicato a tutti che, con il ricavato della lotteria, si poteva contribuire a dissetare i bambini del sud Africa. L'adesione dei soci?ナ Totale.

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04
Giugno
2006

Un Filo Di Fumo scritto da Emilia Orefice

di Saltydog

Non potevo più rimandare quell'incontro. L'ineluttabilità del tempo stavolta non mi avrebbe aiutato, nonostante i miei sforzi. Ed ora la persona era di l�, nel salone di casa mia, che attendeva solo la mia presenza per affrontare una discussione che mi avrebbe sicuramente visto uscire sconfitto. Sono ormai dieci minuti che evito di varcare la soglia del mio studio, ma mi sento nudo, vuoto, disarmato, sfinito. L'angoscia � come una tenaglia sul collo che soffoca l'epiglottide.
L'occhio corre istintivo attraverso i mobili della mia stanza in cerca di aiuto e si posa inequivocabile sulla rastrelliera delle pipe. Mi avvicino umile ad essa... Chi di voi sapr� aiutarmi oggi? Tu con quella pancia estesa, che offri il senso della sazietà solo a tenerti in mano? Forse no, il tuo peso mi costringerebbe a sostenerti, mentre invece oggi ho bisogno delle mani libere. Ecco qui, la mano va veloce verso l'elegante dritta inglesina che in tante altre occasioni mi ha aiutato. La tua pelle sabbiata mi ricorda i colori del tronco di una palma tropicale.
La poso con cura sulla scrivania ed apro il mobile dei tabacchi. Oggi mi occorre qualcosa che bruci  lentamente, che mi sostenga nell'incontro senza però essere eccessivamente invadente o disorientante nei confronti della persona che dovr� affrontare. Ecco il barattolo che cercavo. Seduto, apro con cura il coperchio a tenuta d'aria ed aspiro profondamente ad occhi chiusi con le narici nel vaso: odore di campagna, di grano maturo, di fieno appena mietuto. Quello che ci vuole, l'immagine della campagna stamattina sicuramente aiuter� a scacciare i fantasmi dell'ansia che mi opprime. Inizia il rito.
Prendo con cura una striscia del tabacco pressato larga circa 3 centimetri e lunga almeno 12 e la ripiego gentilmente sul palmo della mia mano. Chiudo l'altro palmo sul tabacco ed inizio a carezzarlo con un leggero movimento circolare; sento lentamente le fibre che si separano le une dalle altre e, come destate da un lungo sonno, iniziano a prendere nuova vita fra le mie mani. Questa operazione non deve durare troppo a lungo, occorre sempre che io trovi il giusto equilibrio fra la pressatura residua e la separazione delle foglie, per rispetto verso la loro nobiltà.
Con delicatezza inizio a far scendere il tabacco nel ventre della mia pipa, un pizzico dietro l'altro. Nel frattempo la mia mente sembra iniziare a liberarsi dai fantasmi, lentamente il pesante drappo dell'angoscia comincia a muoversi, perdendo la sua innaturale pesantezza.
Il fiammifero � acceso e si avvicina alla bocca della radica che ne assorbe piacevole i primi calori. Le fibre superficiali del tabacco sfrigolano leggermente e iniziano a danzare allegre e con ritmo l'ouverture dell'accensione. Alla fine del fiammifero, lo strato di tabacco � tutto scomposto dalla conclusione di un via-vai frenetico provocato dall'incontro con la prima fiamma. Il pigino provvede a ricomporre i ranghi per far poi posto alla seconda, definitiva, accensione...

Il primo sbuffo di fumo si perde nell'aria.  Il secondo lo assaporo ad occhi chiusi: omogeneo,  complesso, rotondo, delizioso, erboso.
L'ansia cala lentamente per lasciare spazio alla campagna estiva. Mi sembra di sentire la sua brezza calda sul mio viso mentre all'orizzonte vedo le distese del campo di grano picchiettate dai rossi papaveri in fiore.

Adesso sono pronto. Stringo con leggerezza la mia pipa tra i denti e mi dirigo verso la porta. Oramai ben salda, la mano avvolge la maniglia  e con decisione entro nel salone, pronto ad affrontare anche l'inaffrontabile.

"Eccomi"
"Finalmente, ingegnere! Vogliamo ora iniziare a discutere e compilare la sua nuova dichiarazione dei redditi?"

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02
Luglio
2006

L'Uomo Con La Pipa scritto da Emilia Orefice

di Saltydog

Nel 1953 Mim� era un ragazzino di 9 anni, dagli occhi neri e veloci con cui sintetizzava sempre rapidamente e con profonda intelligenza il mondo che lo circondava. Viveva solo con la mamma in un umile appartamento di periferia, da quando il pap� era morto a causa di un incidente nel cantiere in cui lavorava come operaio. La mamma lavorava "a servizio" presso una ricca famiglia di Roma e quindi Mim� era solo quasi tutta la giornata, da quando tornava da scuola fino a sera, tranne il mercoled� pomeriggio, quando la sua mamma aveva una mezza giornata di riposo dal lavoro.

Durante la settimana, Mim� usciva sempre il pomeriggio con la sua bicicletta, forse troppo grande e malandata per lui, ma solo quella era riuscito ad avere da Tonino il ciclista, dopo aver lavorato a bottega da lui tutta l'estate. Quando si facevano le cinque, quasi sempre si fermava al "Caff� Merlini", un vecchio bar vicino casa sua, con gli interni tutti rivestiti  con un legno pieno di tarli. Si fermava l� non Perchè gli piacesse il locale, ma Perchè era l'unico in zona in cui c'era un bellissimo biliardino, un "calcio balilla" come lo chiamavano i grandi, e passava un'oretta a guardare i ragazzi che giocavano  le loro rumorose e assordanti partite. Aveva un accordo con Mario, il gestore del caff�, che gli permetteva di lasciare la bicicletta nel retrobottega, altrimenti Mim� non l'avrebbe mai lasciata incustodita, dopo la fatica che gli era costata: nel quartiere si era sentito spesso parlare di fantomatici ladri di biciclette.

Ogni giorno nel locale Mim� osservava i clienti. Ce n'erano sempre di diversi, commessi viaggiatori di fretta, signore che compravano il latte o la polvere di caff�, ragazzi che si davano il turno al biliardino, tranne uno, sempre lo stesso: un uomo seduto ad un tavolino vicino la vetrina, con il cappello in testa e  la pipa in bocca, immerso nella lettura di un libro. Lo trovava sempre l�, e se talvolta non c'era, il locale gli sembrava diverso.

Mim� era profondamente incuriosito da quell'oggetto di legno che l'uomo teneva sempre fra i denti e da cui ogni tanto usciva un piccolo sbuffo, come quello che aveva visto uscire dalla locomotiva alla stazione del paese della nonna, in campagna. Ma nel contempo ne era anche rispettosamente intimorito: raramente l'uomo alzava gli occhi dal libro, e se lo faceva era per dare un'occhiata fuori dalla vetrina alle persone che camminavano sul marciapiede. Eppure gli sembrava come se l'uomo seguisse perfettamente tutti i movimenti nel locale, le partite di calcio balilla, i commenti del barista, i discorsi dei clienti. Era una presenza rassicurante.

Il mercoled� pomeriggio, invece, per Mim� era festa. più festa che una domenica. Infatti usciva a passeggio con la mamma e guardavano le vetrine di tutti i negozi, facendo il gioco "se avessi i soldi, mi comprerei...". Non era un gioco triste, come potrebbe sembrare; loro ci scherzavano e si facevano un sacco di risate. E il piacere più grande della vita di Mim� era proprio quello: far ridere sua madre, che da anni non rideva più tanto.

Ed era proprio un mercoled�, quel giorno in cui l'uomo della pipa, sollevato il capo verso la strada, vede Mim� e la mamma guardare la vetrina del negozio di fronte al Caffe Merlini, un negozio di cappelli. Dopo un animoso scambio di pareri, i due entrano decisi nel negozio, mano nella mano. Dal bar si riusciva ad intravedere l'interno del negozio: la mamma di Mim� stava provando un delizioso cappellino bianco davanti allo specchio. Si muoveva di profilo per provare l'effetto, lo tirava un po'  più avanti sulla fronte, girava dall'altro lato, mentre Mim�, seduto su una sedia, approvava con sorrisi ed applausi. Dopo qualche minuto, i due uscirono dal negozio. Ovviamente senza nessun cappellino, e l'uomo con la pipa riprese a leggere.

Il giorno successivo, intorno alle cinque del pomeriggio, Mim� entr� nel Caff� Merlini e, dopo aver riposto come sempre la bicicletta nel retrobottega, si avvi� ciondolando mestamente verso i biliardino. Era un pomeriggio con pochissimi clienti, e Mario notà che il bambino aveva lo sguardo rapito dai pensieri.

�Mim� � domand� il gestore � cosa succede? La bicicletta ha qualche problema? �

Mim� lo guard� e mentre le guance si facevano di un rosso acceso di imbarazzo, chin� lo sguardo di lato, come per schermirsi da quella domanda.  Il vecchio Mario, che di bambini se ne intendeva essendo padre di 4 figli, cap� che aveva commesso l'errore di porre quella domanda a voce troppo alta. Chiam� allora Mim� da un lato, verso la vetrina, e si sedettero al tavolino di fianco all'uomo con la pipa.

A voce bassa, Mim� si confid� con Mario:

�Ieri mamma ha tradito le regole del nostro gioco, il "se avessi i soldi mi comprerei..". La regola era che fosse soltanto un gioco, con il quale far andare la fantasia. Il primo che si fosse lasciato andare a capricci o tristezze, avrebbe tradito il patto. E fu proprio lei a volere questa regola, Perchè io non desiderassi veramente tutti i giochi che potevamo vedere nelle vetrine! �

Ma Mario ancora non capiva.

� Dopo aver provato il cappellino bianco � continu� Mim�  �lei � diventata triste!�

E pronunciò quest'ultima frase con un tono di voce più alto e pieno di angoscia, tanto che se ne rese conto subito e guard� immediatamente verso l'uomo con la pipa, il quale aveva sollevato lo sguardo dal libro. Gli occhi dell'uomo e del bambino si incrociarono: l'espressione di Mim� pass� in un attimo dall'angoscia per la madre alla fierezza di una dignitosa povertà e sembr� quasi che dallo sguardo tranquillo degli occhi chiari dell'uomo avvenisse un lampo comunicativo verso il bambino. Tutto dur� una frazione di istante, poi l'uomo ricominciò a leggere e Mim� si incammin� verso il biliardino, ma qualcosa fra di loro era stato detto, in una lingua incomprensibile per lo stato cosciente.

Qualche giorno dopo Mim� entr� nel Caff� Merlini con l'allegria di sempre e si diresse come al solito verso il retrobottega per "parcheggiare" la sua bicicletta. Nell'entrare però, aveva notato che  il posto dell'uomo con la pipa era vuoto. Si ferm� un istante incuriosito e guard� verso Mario con aria interrogativa. Mario allarg� le braccia per far intendere che non aveva risposta a quella domanda. Il bambino allora apr� la porticina del retrobottega, e nell'angolo dove sempre campeggiava il cartello scritto da Mario "Lasciare libero per Mim�", trov� a terra una scatola che non gli consentiva di posizionare correttamente la bici. Sulla scatola c'era un biglietto appuntato con una spilla, e sul biglietto era scritto, a caratteri stampatello: "PER MIMI'".  Quel biglietto lo autorizzava perciò a curiosare. Apr� la scatola ed a suoi occhi apparve, in tutto il suo meraviglioso candore, il cappellino bianco per il quale sua madre aveva tradito la regola del gioco! Fuori di s� dalla gioia, Mim� balz� nel locale con la scatola in mano, correndo verso Mario per ringraziarlo, ma il vecchio gestore fu più sorpreso di lui nel vedere il cappellino e nell'apprendere dove Mim� l'avesse trovato. Mario non ne sapeva assolutamente nulla. Tornarono insieme nel retrobottega per analizzare la scena del "ritrovamento", ma entrambi rimasero senza conclusione, se non per il fatto che la porta esterna che portava sull'uscita posteriore non era chiusa a chiave. Mentre Mario osservava la porta e la serratura, Mim� continuava a guardare il cappellino nella scatola e improvvisamente vide qualcosa che lo fece sobbalzare. Chiuse allora subito la scatola, chiese a Mario di confermargli la possibilità di potersela tenere, e scapp� a cavallo della sua bicicletta verso casa, con il pacco legato nel cestello.

Il mercoled� successivo, Mario vide entrare nel suo Caff� Mim� con la madre. Quest'ultima indossava il cappellino bianco come fosse una regina, e Mim�  - se fosse stato un pavone � avrebbe fatto la "ruota". Tutti volsero uno sguardo verso l'ingresso del bar, anche l'uomo con la pipa che era seduto al suo solito posto, e poi tornarono ognuno  alle proprie faccende. La mamma offr� a Mim� un'orzata fresca, scambiarono due parole con Mario circa la stagione calda che era più calda dell'anno prima, ma mai come quella di due anni fa, e fecero per uscire.

Mentre si incamminavano verso la porta, Mim� era talmente preso nella sua parte di "accompagnatore soddisfatto" che inciamp� contro una sedia e rovin� completamente sul tavolo dell'uomo con la pipa, in un frastuono di tavolini e bicchieri! Il libro dell'uomo cadde a terra e Mim�, con enorme imbarazzo, lo raccolse e lo restitu� scusandosi. Quindi a testa bassa sistem� le sedie, prese la mano di sua madre � che nel frattempo era scoppiata a ridere � ed uscirono dal Caff�.

L'uomo con la pipa sorrise fra s�, nel vedere mamma e figlio dirigersi verso casa sul marciapiede di fronte, e fece per riaprire il libro nel punto in cui era rimasto. Ma da un fianco del volume sporgeva il lembo di un foglietto di carta. L'uomo lo tir� fuori. Era un pezzo di una pagina di un quaderno a quadretti; in alto era disegnata molto grossolanamente una pipa con le ruote da treno su un binario, e dal cui fornello sbuffava un getto, tanto da farla assomigliare ad una locomotiva, mentre al centro del foglio, con una calligrafia semplice e sconnessa era scritta solo una parola: GRAZIE.

Nella scatola del cappellino, Mim� aveva trovato una briciola di tabacco da pipa....

Categories: Pagine di fumo

17
Settembre
2010

La Pipa Flp 2006 scritto da Emilia Orefice

Quando si propone una pipa per un club veniamo percorsi dalla certezza che non possa piacere a tutti i componenti di quel club.
Il ventaglio di questa certezza si arricchisce di vero imbarazzo quando si tratta di un sito come Flp che ha un bacino di utenza molto ampio. Quello che ci auguriamo, invece, nel proporvi questa pipa, non è raccogliere un certo numero di consensi, quanto piuttosto avere la consapevolezza di non aver seguito le mode, ma di avere offerto un prodotto di "qualità", intendendo con questo termine una pipa che rappresentasse una garanzia storica.
Per questo motivo si � pensato, dopo una fase preliminare che prevedeva un altro artigiano, di affidare la realizzazione di questa pipa al signor Stefano Santambrogio titolare di una delle manifatture più antiche risalenti ai primi anni del 900 a Gavirate. non è un marchio molto conosciuto in Italia Perchè, come altri del resto, probabilmente paga lo scotto dell'esaltazione di un artigianato puro.
A prescindere dal gusto personale, quello che si coglie nelle pipe di Santambrogio � una assoluta "onestà" costruttiva ed estetica dove la materia � trattata per quello che �: elemento vivo che si piega a una funzione. Questo, ovviamente, sia detto senza fronzoli, senza discorsi artistici o pseudoartistici.

Stefano esprime con il suo lavoro il segreto di una manifattura che si perpetua da quasi 100 anni: una estetica semplice che si coniuga con l'idea stessa di strumento da fumo e ci fa recuperare nella nostra memoria storica di fumatori il concetto di pipa depurato dai blasoni, dai marchi e da eccessive attenzioni a cose spesso inesistenti. Con questo non si vuole denigrare i marchi famosi o gli altri artigiani, ma prima che dal nome bisogna passare per la materia e Stefano Santambrogio più che nome � materia: la materia lavorata dalle vecchie manifatture come la Rossi per le quali la pipa prima di diventare un oggetto artigianale e collezionistico era uno strumento.
Santambrogio � un artigiano "materico" come lo sono le sue pipe.
Non c'è nessuna velleità artistica preliminare: l'oggetto si delinea anche nella sua bellezza, nel momento in cui viene progettato e realizzato tecnicamente.
L'artisticità pura Stefano la lascia agli altri. Una pipa bella che fuma male non è una pipa. L'impressione che ne abbiamo avuto, quando siamo andati a trovarlo a Gavirate, � quella di un grande lavoratore che non teme la concorrenza, ma piuttosto il futuro della pipa in un mondo sempre più velocizzato che ha perduto il piacere della lentezza e del gusto per le cose.

La pipa che Stefano Santambrogio ha realizzato IN ESCLUSIVA per flp (ispirata a un disegno del nostro socio Apo e da una mia idea) � un compromesso tra una pipa classica e una pipa con degli elementi di originalità come ad esempio l'inserto in galalite tra il bocchino e il cannello. Per chi non lo sapesse, la galalite � un materiale molto simile all'avorio, derivato dal latte e usato spesso da manifatture del gaviratese.

La pipa � offerta in due versioni: liscia chiara (discretamente fiammata) e rusticata.

Misure
Lunghezza totale: 135 mm
Diametro interno: 21 mm
Diametro esterno: 45 mm.
Peso: 45/50 gr


Entriamo ora di più nello specifico.
Si parte da una testa "boccetta" che nella sola versione liscia presenta un andamento concavo nel bordo del fornello che crea più movimento alla forma.
Il cannello � leggermente rialzato rispetto all'asse della testa; questo consente un ottimo bilanciamento della pipa che ha un peso di 45/50 gr circa.
Il bocchino in metacrilato � racchiuso da una ranella di metacrilato anch'essa e da una ranella in radica. Come si può vedere dalle foto, il fondo della testa non asseconda la forma "boccetta" ma termina con una punta che contribuisce all'intero "movimento" della forma.

Categories: Pagine di fumo

07
Gennaio
2007

Sorpresa A Boston - Giala scritto da Emilia Orefice

Mi annoio in questo primo pomeriggio di un sole livido americano. Le ore più calde tardano ad arrivare. E' sempre così qui nel New England d'inverno. L'aereo parte domani, ma io sono già pronto.

Fuori fa freddo. già so che il vento gelido ti viene addosso e taglia il viso come un rasoio. Il termometro a colonnina segna 9 gradi Fahrenheit (-13 �C), ma la temperatura avvertita dal corpo � molto più bassa.

"Che fare?"- "Usciamo!" � � la risposta. Il downtown non offre molto. Chiss� Perchè non mi piacciono le città del nord america? Quattro passi mi faranno bene. La baia � ancora deserta, ma tra poche settimane, bianche veletorneranno a pennellare nel cielo e sull'acqua traiettorie sapienti, qui a Boston. Con il freddo la voglia di fumare aumenta. Mi fermo, carico la pipa: una Becker e Music� dritta, fiammata, cannello lungo, una lovat piccola e leggera. Un regalo di una persona che amo. Accendo. Una nuvola di fumo si spande nell'aria.Lo stesso gesto compiuto miliardi di volte da miliardi di persone, eppure ogni volta diverso. non è forse così in tutte le cose della vita? Mi arriva un po' di caldo. Mi avvio, non si può stare fermi con questo gelo. Arrivo fino alla Trinity. Rimango l� a guardarla, un po' incantato, riflessa sulla superficie a specchio dei grattacieli che la stringono come in un astuccio dalle dimensioni sbagliate. Mi fermo il tempo di fare una foto e dare un colpetto al tabacco nel fornello. Continuo in già, lungo la grande strada alberata.

La neve schiacciata e sporca descrive i confini. La gente mi passa accanto in fretta: � venerd� e chi ha finito il lavoro si prepara per il weekend. Un rito da osservare con grande sacralità (mi raccomando!). Svicolo a caso, camminando senza meta e senza pensieri gustando l'odore della mia pipa nell'aria pungente. Dopo due o tre svolte, proprio dietro l'angolo che trovo? Un negozio di pipe e tabacco. La vetrina non dice molto, anzi dall'esterno non è per nulla invitante. Ma almeno, penso, avr� di che occupare il tempo. Entro. L'ambiente � semplice, senza fronzoli, un tipico negozio americano. Inizio a guardare un po' di pipe esposte in una teca molto grande sul muro. A prima vista non mi entusiasma nulla. I prezzi, poi, nonostante il cambio, non sono competitivi. Chiedo di vedere più da vicino una Castello molto bella, e il mio desiderio viene accontentato. La rigiro nelle mani, chiedo se c'è uno sconto. Lo sconto arriva ma non risolve granch�. Riconsegno la pipa al simpatico proprietario, il quale riconosce la mia Becker e Music� e mi chiede se sono italiano (tradito dalla pipa o dall'accento?). Si scopre presto che Charles (così si chiama) � innamoratissimo dell�Italia, ha perfino una casa in Piemonte. Mi parla della sua collezione di pipe Castello preziosissime, gli dico di Roma. Lui c'è stato tante volte nella sua vita e conosce molti pipatori romani. Mi chiede amichevolmente quale tipo di tabacco io preferisca ed io rispondo: "Il tipo inglese non aromatico". Per me il "top" resta sempre il Balkan (quello con la busta dorata), a questo punto Charles mi tende un scatola di metallo e mi invita ad assaggiare. Oriental c'è scritto fuori e la fragranza che sprigiona intorno ricorda molto la mia qualità preferita. Sentore d'incenso, il nero del Latakia. Scarico la pipa di quel che rimane della fumata. Gli occhi si incontrano ed il gesto � eloquente.

Prendo un pizzico: al tatto il tabacco offre una sensazione di umido, di caldo, come un velluto muschiato. E' bello da vedere, il taglio medio. Carico con cautela, pochi pizzichi ben sistemati. Accendo. La prima boccata � ottima, la seconda � fantastica (corsi e ricorsi?!?). Gusto intenso e rotondo. Da scoprire e dominare in tutte le sue sfumature e la sua forza. Sapiente miscela o sapiente miscelatore? Entrambi promossi cum laude e stretta di mano accademica. Sullo stesso stile, ma con una nota lievemente mielata per l'olfatto "a freddo", the Pride of Loch Lomond. Un profumo misto di sottobosco e piccante. L'accensione anche qui � perfetta. Gusto pieno, smussato, più lieve dell�Oriental, sicuramente meno impegnativo. La mia faccia tradisce soddisfazione. Quella di Charles più della mia. La "degustazione" continua: Omega, 333, London Flake, NO NAME. Parliamo a lungo ed intanto fumiamo insieme. Ho trovato dell'ottimo tabacco e soprattutto un nuovo simpatico amico! C�� forse un modo migliore per fare amicizia? Mi vengono in mente Tex e gli indiani. Fumano ancora la pipa gli indiani in segno di pace? Chiss�, spero di s�. Di sicuro mangiano. Faccio le mie compere e decido di andare a cena fuori. Tutto contento (in fondo mi basta poco!) mi gusto già il pensiero della mia pipata serale. Si � fatto tardi e fuori � già buio.

E intanto a Boston fa più freddo che mai.

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21
Gennaio
2007

Lorenzo.. - Di Coconut scritto da Emilia Orefice

Gran bei tempi, gli anni '70, per un fumatore di pipa torinese. Non c'era un solo tabaccaio � persino in periferia - la cui vetrina non esibisse almeno un paio di espositori di pipe...e io che per motivi di studio bazzicavo il centro storico, problemi non ne avevo davvero. Negozi come la Tabaccheria Lucchino, all'inizio di via Po, e Diapede, in via Monte di Pietà, erano dei piccoli paradisi. L� dentro non solo vedevi e compravi delle pipe, dalle più economiche alle più celebrate, ma imparavi anche a fumare. Negozi gestiti da veri appassionati, sempre con la pipa in bocca e sempre prodighi di consigli per chiunque dimostrasse di volersi avvicinare con il dovuto rispetto e la necessaria serietà al Mondo della Pipa. Non c'era Internet, e la disponibilità di questi esperti, insieme a qualche raro libro, era preziosa per tutti: novizi desiderosi di imparare, e fumatori esperti desiderosi di confrontarsi e continuare ad imparare. Diapede non era un negozio, era un vero e proprio ritrovo di appassionati...e Lucchino era sempre pronto a mollare al banco i poveri fumatori di sigarette, da lui considerati un male necessario, non appena qualcuno gli chiedeva di una pipa in vetrina, o non appena una signora aveva bisogno di qualche consiglio su un regalo per il fidanzato o il marito...mia moglie stessa approfittà di una disponibilità che portà nelle mie mani alcune pipe che guardo e fumo volentieri oggi come allora.

I nomi...? LORENZO... GASPARINI... PIERLUIGI... CASTELLO... RAGANELLA... ILIO BARONTINI... MORETTI... TALAMONA... le immancabili SAVINELLI e BREBBIA e ROSSI... le prime MASTRO DE PAJA... GIGI... i motti e i loghi: STYLED BY LORENZO... PIERLUIGI "fatta a mano per i miei amici"... GJGJ, con quelle due I stilizzate che qualcuno interpretava come J, addolcendo e storpiando la pronuncia fino a far pensare più ad una vedette del Crazy Horse che non ad una pipa... E poi, le pipe dei Maestri Inglesi: CHARATAN, DUNHILL, PARKER, BEN WADE, COMOY... le irlandesi PETERSON... le oggi quasi dimenticate ma ancora vive BIG BEN olandesi... le danesi STANWELL, DANSKE CLUB, SON...no, non mi sto dimenticando le francesi: � solo che, personalmente, auspicherei una risoluzione ONU che vietasse ai francesi di produrre pipe, ma questa � una opinione mia... BUTZ CHOQUIN, che per qualche verso mi richiamava alla mente il truce Butch Cassidy... ROPP, un nome che vedrei bene in un vecchio film di guerra ("Colonnello Siegfried von ROPP agli ordini, Feldmaresciallo ROMMEL!!!")... CHACOM (un buon nome per un Circo, o per un assistente di Hercule Poirot)... Le tedesche? Le americane? Quelle me le VOGLIO dimenticare, abbiate pazienza, e sono disposto anche a bere pur di riuscirci! E comunque, a quell'epoca nei nostri negozi, grazie a Dio, non se ne trovavano.

Non circolavano tutti i nomi: non ricordo, allora, di avere mai visto delle Sasieni o delle Ashton, per esempio. E, quanto alla fantasia, ce n'era già molta, specie nelle nostre italiche produzioni...ma sempre senza perdere di vista il fatto che si trattava di pipe. Ogni tanto, forse, se ne dimenticava il buon Mario Gasparini, e anche Carlo Scotti ci provava, ma erano peccatucci che gli perdonavamo volentieri...

Ed eccoci giunti al punto. Non sono qui per raccontare vita e miracoli dei nostri marchi storici: i lettori di questo sito sono dei conoscitori e, comunque, tutti siamo in grado di reperire dati storici e notizie nella Grande Rete. Perchè "Lorenzo e gli altri"? Perchè, lo ammetto, ho sempre amato particolarmente le creazioni di Lorenzo Tagliabue. Ancora oggi, quando trovo una Lorenzo "ante 1989" non so resistere, nuova o usata o disastrata che sia. Ancora oggi amo le esponenti di quella scuola del varesotto, o comunque dell'Alta Lombardia, che ha dato vita ad alcuni dei marchi che ho citato, e che ha sempre prodotto delle grandi pipe.

Perchè questa predilezione? Un po' per motivi affettivi: ammetto che Lorenzo � un nome che ha un posto nei miei ricordi lontani. Ma, da un punto di vista razionale, da fumatore, Perchè lui e quegli altri signori facevano delle pipe. Magari non sempre la radica era la migliore possibile al mondo...magari non sempre lo sbozzo era puro al 100% come un diamante...spesso le linee erano semplici (� un difetto?), e quando indulgevano all'originalità non era mai al punto di compromettere la funzionalità dell'attrezzo da fumo. In poche parole, non perdevano mai di vista la loro funzione principale: fumare. E fumavano e fumano bene, molto bene.

Fumare la pipa non può essere ridotto ad un mero tecnicismo: non è e non sarà mai una scienza, Perchè � un atto che manca della caratteristica essenziale di una scienza, la costanza di risultati e la loro esatta riproducibilità a parità di parametri in gioco. Ora, in una pipa possiamo discutere della qualità della radica, della forma, del percorso che fa il fumo, dei vari metodi (uno vale l'altro...) per limitare la cosiddetta "raganella"...persino del famigerato allineamento cannello/testa, o di sezioni e lunghezze, dimensioni, etc. etc. etc. bla bla bla... ma esiste una variabile imponderabile: il FUMATORE. Non ce n'� uno uguale all'altro, ed � la variabile forse più importante, certamente la meno riconducibile a tipologie e schemi rigidamente predeterminati. Qualsiasi fumatore con una buona esperienza alle spalle ha due o tre pipe che hanno un nome del tipo Esposito o Diotallevi, un allineamento cannello/testa che viola ogni legge della geometria, sono finite da pecoraio, usano una radica di qualità simile a quella dello sterco di cavallo, hanno più "punti neri" di un quattordicenne e più stuccature dell'automobile di una signora nemica dei parcheggi... eppure fumano bene, magari meglio di qualche "pezzo" blasonato costato quanto un podere nel Chianti. Fumano bene con LUI, Perchè, appena al Club della Pipa di San Stino di Livenza l'orgoglioso proprietario la fa provare ad un altro fumatore, la "trovatella" torna a fare da stimolo alle funzioni corporali post-digestive quasi fosse la Dolce Euchessina. E questo Perchè il parametro fondamentale e imponderabile � il fumatore: come fuma e cosa fuma. Sapete che molti anni fa, per le gare di lungo-fumo, il Club della Pipa forniva delle volgari billiard sabbiate con un grande fornello e piene di stuccature che costavano 5.000 lire? E sapete i fumatori cosa combinavano (combinavamo, lo ammetto...ma poi mi sono redento...) con quelle pipe, due "svedesi" e due grammi di tabacco?

Non sto dicendo che la pipa non conta, ci mancherebbe altro: una buona pipa fuma bene con molti fumatori, mentre una cattiva pipa fuma a dovere con pochissimi eletti o con nessuno. Ma quali sono le caratteristiche che deve avere una pipa per fumare bene?

Una buona radica? E' molto importante, certo. Una finitura accurata? Un calcolo esatto delle forature e del loro posizionamento? Molto importante anche questo. Una forma ben studiata? Qui casca l'asino.

Mettiamocelo bene in testa, amici: nulla fuma meglio di una bella billiard dritta del tipo che � di moda da due secoli. Una semi-curva ci si avvicina molto, e magari può permettersi di essere una rhodesian o una bulldog... Una curva? Qui cominciano i "distinguo", Perchè - come succede al volante - più curvi e più la vita si complica, per rasentare l'impossibilità di sopravvivenza in zona oom paul, o la grande esperienza di "guida" che richiede una calabash. Niente paura, non ho nessuna intenzione di addentrarmi in una critica analitica delle varie forme: non ne avrei nemmeno la capacità, non sono un pontefice e non sono un master carver. Sono solo un fumatore. Ma vi siete mai chiesti Perchè le inglesi fumano tutte mediamente bene? La risposta � semplice: la maggior parte, Dunhill comprese, hanno nelle loro forme la stessa fantasia che vi aggredisce dalle pagine di un trattato di ragioneria. Quando si spingono fino alla skater già i consiglieri di amministrazione in bombetta nera e tight scuotono sconsolati il capo e pensano che i bei tempi andati non ci sono più, che non c'è più religione e nemmeno le mezze stagioni.

E, parallelamente, vi siete mai chiesti Perchè certe danesi di cartello non le fa fumare bene nemmeno un turco esperto di narghil�? E che vi aspettate da una pipa al cui interno il fumo fa più curve che sulla Cisa? Qualche giorno fa, sul nostro amato sito, ho visto una bellissima Bo Nordh; uno di voi ha argutamente commentato che pareva un martello, e aveva ragione. A me � venuta voglia di scrivere: "gran bell'oggetto, ma a me piacciono le pipe". Perchè quello � certo un oggetto degno del Museum of Modern Art, ma se � una pipa io sono Madre Teresa di Calcutta. Ditemi, ma quando vi comprate un affare simile, pagandolo una cifra sulla quale dovrete vilmente mentire a vostra moglie, pretendete anche che FUMI? Niente niente avete davvero intenzione di metterci dentro del tabacco e magari accenderlo pure? E, dopo, siete sicuri di avere il diritto di incazzarvi? Se volevate fumare vi compravate una bella Savinelli De Luxe e ci mettevate dentro il vostro tabacco preferito, senza stare tanto a sottilizzare su piccole e insignificanti stuccature o su una fiammatura che magari non ricorda le tavole di Dor� sull'Inferno dantesco. Invece vi siete beccata la rossa danese tutta curve, l'avete strapagata, e avete scoperto che non è nemmeno tanto brava...

Ritorno a bomba. Che c'entrano le Lorenzo e le varesotte e altolombarde in genere? C'entrano eccome. Sono belle, ben fatte, sono certo molto più originali di una billiard o di una dublin tradizionali, e fumano bene. Non sono tanto eccentriche da compromettere la fumata, ecco tutto...ma sono comunque delle bellissime pipe. Sono, soprattutto, delle PIPE: oggetti nati per metterci dentro del tabacco e per fumare. E questo � il grandissimo merito di quella scuola di artigiani, come il grande Paronelli potrebbe spiegare molto meglio di me. Una scuola, amici, da cui � uscito anche un certo Carlo Scotti, e scusate se � poco...

Molto vi sarebbe ancora da aggiungere, ma niente paura, per questa volta mi fermo qui. Ho voluto spesso fare ricorso a dei paradossi, nel tentativo di vivacizzare e di annoiare meno...Qualcuno forse sarà d'accordo con me, e molti non lo saranno: sento già le pernacchie, ma anche queste sono espressione di libertà di pensiero e quindi, in definitiva, di democrazia. Perciò, chiuder� parafrasando la vecchia Commedia dell'Arte: se lo spettacolino vi � piaciuto, un piccolo applauso...se non vi � piaciuto, compatite...

...e, soprattutto: PENSATE A FUMARE.

Categories: Pagine di fumo

20
Febbraio
2007

Vita Da Club Ͼ scritto da Emilia Orefice

di Medjez

Bugianen Pipa Club - Torino

E' quasi incredibile, eppure � successo: nel giro di un anno  abbiamo un pipa club nuovo di zecca e funzionante. E poi dicono che i piemontesi sono lenti come orsi in letargo. Appunto per questo ci siamo voluti chiamare Bugianen Pipa Club.

Un inciso. Il termine Bugianen riferito ai Piemontesi risale, probabilmente al rifiuto del Ten. Col. Paolo Novarina Conte di San Sebastiano che a comando di un battaglione di "granatieri guardie" non volle, nonostante gli ordini scritti, abbandonare il colle dell�Assietta e ripiegare di fronte a preponderanti forze ispano � francesi, infliggendo loro una drammatica sconfitta. Era il 19 luglio 1747 e l'ordine impartito dal Novarina di non muoversi, di non abbandonare la posizione (bog� nen) diventer� un epiteto prima riferito ai granatieri poi esteso a tutti i piemontesi.

Provenienti da mondi completamente diversi e conosciutici su Fumare la Pipa ognuno di noi � stato, a lungo, per gli altri, soltanto un nickname fino ad un primo incontro in concomitanza con la chiusura dello storico negozio di pipe Diapede.
Fino ad allora, ognuno, finch� ci siamo limitati a scriverci su FLP, si era raffigurato gli altri secondo la propria fantasia.
Io, ad esempio immaginavo gli altri di mezza età come me e invece�.
Poi  con  un altro incontro informale da Bollito, in corso Duca degli Abruzzi 10, storica tabaccheria e rivendita pipe torinese, comincia così a formarsi un primo gruppo che comincia ad interrogarsi su cosa fare e soprattutto dove e come ritrovarsi in maniera stabile.
Poi, a distanza di poco tempo, un primo incontro a casa di uno di noi.
E' in questa occasione che vengono poste le basi del club che in breve tempo portano a:
- trovare una sede "volante": presso una ospitale Bocciofila
- dotarsi di statuto e di un minimo di organizzazione;
- aprire un sito web.
Ci si vede, si chiacchiera, si discute, ci si mette d'accordo: il club viene poi costituito ufficialmente il 28 ottobre 2004.
I passi successivi portano a programmare in modo stabile le riunioni (con cadenza quindicennale) e a decidere di svolgere in maniera stabile una prima serie di attività:
- una cena sociale per l'anniversario della costituzione del club;
- la nomina di un socio onorario annuale. Ad oggi siamo a due: Mauro Gilli e Pasquale Violi;
- un concorso fotografico annuale;
Successivamente viene anche deciso di far costruire la pipa dell'anno da consegnarsi a tutti i soci in occasione della cena anniversario.
Anche qui siamo a "quasi" due: all�Armellini del 2005 pe la Gilli del 2006.
Nel frattempo  abbiamo modificato, migliorandolo ed aggiornandolo il sito e creato un gruppo di discussione su yahoo.com.
Oltre a questi incontri, organizziamo anche serate di discussione a tema con la partecipazione di esperti e gite sociali presso produttori di pipe e raduni.
Il momento peggiore � stato quello dell'entrata in vigore della legge Sirchia che rischiava di mettere in crisi i momenti conviviali.
Risolto anche questo problema: un bel gazebo proprio in riva al Po, in collaborazione con la bocciofila, riscaldato con una stufa per le sere invernali più fredde.

Ma veniamo a "chi � il socio Bugianen?"
Ho già accennato all'età: in media � bassa (il più giovane ha 18 anni, sopra i 50 siamo in 3) e questa � stata la prima grande sorpresa quando abbiamo cominciato ad incontrarci. Poi veniamo da tutti i mondi possibili sia dal punto di vista della regione d'origine che da quello della professione (o ex professione).
Inoltre il tutto � estremamente informale e più che un CLUB DELLA PIPA siamo diventati (o siamo sempre stati) un gruppo di amiconi buontemponi che amano i piaceri della vita a cominciare dallo stare in compagnia per finire con Bacco, Tabacco e Venere, senza disdegnare Birra. che hanno voglia di parlare e di confrontarsi sulle proprie esperienze e mettere insieme le proprie conoscenze non solo nel campo della pipa, dei sigari e dei tabacchi, arrivando a scambiarsi questi ultimi. Compagni di chiacchiere, fumate, zingarate ed allegria.
Intanto, come in ogni buona società, abbiamo festeggiato un matrimonio, il secondo � prossimo e siamo in attesa di un bimbo.
Il bello della compagnia � stato che un fumatore di sole pipe Dunhil si � convertito alle italiane e che un altro, grande sostenitore degli aromatici, non può più fare a meno di una buona English Mixture.

Quanti siamo?
Ad oggi siamo una trentina di soci  ordinari e 2 onorari.

Perchè un nuovo club a Torino?
Esiste già in città un club della pipa, il CEREA, associato al Pipa Club Italia che vanta buone tradizioni anche per quanto riguarda le gare di lento fumo. Allora Perchè un nuovo club? Veramente non ci siamo posti il problema o forse abbiamo pensato di sentirci un po' a disagio in una formazione tradizionale o forse pensavamo che la pipa era una scusa per stare insieme, non il solo scopo.

Il mondo della pipa a Torino.
Non esistendo un censimento dei fumatori di pipa posso solo esprimere delle sensazioni.
Credo che esista una buona diffusione, anche se, ovviamente di nicchia, dato che i fumatori in genere sono un po' snob: uno dei vantaggi della legge Sirchia � che si vedono sempre più fumatori per strada!
Inoltre, nonostante la chiusura di Diapede e di un altro negozio storico di pipe in piazza Castello, esistono diverse tabaccherie che oltre a caramelle, biglietti dei mezzi pubblici e pupazzetti, vendono anche pipe ad un livello medio alto.
Tanto per fare dei nomi ricordo Bollito e in corso Duca degli Abruzzi 10, Casaro in via Cernaia 36 e Badini in via Di Nanni 122.
Direi che pure la scelta di tabacchi � discreta (anche i tabaccai meno noti, in genere, sono abbastanza forniti soprattutto di EM) e ci arrivano sempre anche le novità.
Personalmente penso che la ventata salutista, oltre che repressiva, nei confronti dei fumatori porter� sempre più persone a scegliere la pipa, Perchè, parafrasando una frase della pubblicità: se il fumo � un piacere, la sigaretta che piacere �?
Credo quindi che il club, proprio per la sua aria scanzonata ed informale sia destinato a crescere soprattutto attraverso il passaparola.

Per saperne di più
Il sito del club:
http://www.bugianenpipaclub.it/Contents/Benvenuto.htm

Siti dei soci
http://www.gillimauro.it/
http://xoomer.virgilio.it/artemis/
http://www.rufusschnauzer.it/
http://www.simansi.net/
http://www.scovolininettapipe.com/

Categories: Pagine di fumo

14
Aprile
2007

La Lotteria Dell'anniversario! scritto da Emilia Orefice

In occasione del 5� anniversario Fumarelapipa.com ha organizzato una lotteria che si terr� durante la festa della pipa di Cagli.
Per l'occasione Stefano Santambrogio ha realizzato un originale pigino da associare ai biglietti della lotteria.

Il pigino realizzato d Stefano Santambrogio

Numerosi saranno i premi a disposizione!
Alcuni di questi:
- 1 pipa offerta dal maestro Stefano Santambrogio
- 2 pipe offerte dal maestro Mauro Gilli
- 1 portatabacco con portapipe offerto dalla tabaccheria Sansone di Roma

Il portatabacco con portapipe offerto dalla Tabaccheria Sansone di Roma

 

Il ricavato della lotteria finanzier� le attività di FLP.
Tra queste un'iniziativa chiamata Adotta un progetto che si preoccupa di dare accoglienza ai bambini senza tetto in Brasile. Un impegno che FLP desidera prendersi a grazie anche all'aiuto dei suoi soci.
Le associazioni a cui questa iniziativa fa riferimento sono www.saomartinho.org.br
www.macondo.it

Chi non potr� essere presente alla manifestazione e desiderasse ugualmente avere un pigino con i biglietti allegati* mi contatti, entro il 19 aprile, con una email a *********.
* ad ogni pigino corrispondono 2 biglietti in regalo

Categories: Pagine di fumo

14
Maggio
2007

Riflessioni Su Cagli 2007 - Jadan scritto da Emilia Orefice

Molti parleranno degli aspetti sociali e socievoli di quest'incontro di Cagli. E, più che i messaggi, sono sicuro che parleranno le fotografie. Non ho una grande esperienza alle mie spalle: questo � solo il secondo incontro a cui partecipo. Eppure, già solo rispetto a quello dell'anno scorso, mi � sembrato di notare una maggiore distensione generale.

Se quindi l'aspetto "amicale" mi sembra che siapiuttosto positivo, mi piacerebbe dire due parole sul fatto che la pipa italiana sta veramente crescendo. Pur senza menzionare tutti gli artigiani presenti, l'impressione � che il livello medio stia aumentando di anno in anno. Si vedono pipe frutto di inventiva ed elaborazione che veramente stupiscono. Sembrava che la forma della pipa avesse ormai poco da variare. Eppure, vedendo i bocchini aghiformi di Becker o quelli lavorati di Amorelli si percepisce una ricerca, un tentativo, comunque di andare oltre.
Una volta che la pipa � diventata un oggetto non di uso comune come era un tempo, ma un oggetto ricercato e amato, non ha più senso farla brutta: non la prenderebbe nessuno. E, per la conoscenza della radica e per la capacità di estrarre disegni non credo che siamo secondi a nessuno. Vorrei ricordare il clan dei Calabresi (Romeo, Posella e Iacono), , come esempio di artigiani che partendo dalla radica sono riusciti comunque a non rimanere fermi sulle stesse forme pesanti e imponenti. Ma, invece, sempre rispettando vene e fiamme, sono riusciti a coniugare una bella varietà di forme con uno stile molto personale. Mi spiego: dieci anni fa un pipone grande e grosso era sinonimo di "Pipa del sud Italia" senza ulteriori specificazioni: tutte abbastanza impersonali. Oggi  invece siamo in grado di identificare Posella, o  Romeo" e non ci possiamo sbagliare. Fanno belle radiche, fanno magari piponi, ma hanno stile.

Nel versante innovativo possiamo annoverare le dark di Ascorti e le nippo-danesi di Dal Fiume: la pipa � quella ma ogni volta cerca di essere differente. Nel versante tradizionale troviamo  Quattrociocchi, Armellini e Santambrogio che proseguono un'antica tradizione. Qui, per queste case, innovare � più complicato. c'è un nome e una storia da difendere. E, infatti, come sempre, propongono pipe più tradizionali ma che, a ben guardare, ogni anno che passa rivelano una cura più accentuata, una rifinitura più ricercata. Un perfezionamento, insomma, di una tradizione nobile e lunga. Tra quelli che stanno crescendo ho visto (ma anche e soprattutto sentito) Music� e le sue Foundation. Dallo strictly British mi pare che si stia arrivando ad uno stile più personale. Credo che crescer� ancora.
Di Don Carlos non parlo: lo conoscete e apprezzate. Ma questo va detto, senza retorica e sbrodolamenti.

Tutto ciò che precede era solo dire che vedo una qualità migliorare: perciò ho citato solo alcuni artigiani, Perchè son quelli (e manco tutti) che conosco meglio e di cui riesco a vedere i progressi di anno in anno, non Perchè gli altri fossero meno interessanti. Se quindi la qualità cresce, il merito va in parte a Internet, che consente scambi (anche fotografici) in tempo reale. Permette, insomma, di sapere cosa fanno dall'altra parte dell'Oceano (per esempio in Giappone) senza aspettare che miracolosamente una pipa ti arrivi in mano (mai avuto una pipa giapponese in mano a parte alcune Tsuge; eppure le pipe di Takeo Arita le conosco).

Internet da una parte. Ma un merito tutto speciale va a questi incontri durante i quali gli artigiani, sbirciando il lavoro altrui carpiscono qualche segreto, si fanno venire qualche idea, accendono un lampadina.

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09
Luglio
2007

La Pipa Preferita scritto da Emilia Orefice

Autore: un socio FLP

c'è una sola cosa più bella del fumare la pipa: lo scrivere di pipe!
Accingendomi a scrivere di pipe ripercorro mentalmente la mia collezione, le immagini, i tabacchi e i ricordi che più possano adattarsi al momento. Perchè scrivere di pipe senza fumare la pipa un controsenso.
Il tutto avviene automaticamente: si sceglie il tipo di pipa, il tipo di tabacco e via, il lavoro può cominciare.
Ma non è tutto così scontato, la scelta "automatica" cela in realtà un complesso processo che rende unico questo modo particolare di bruciare il tabacco. Infatti la pipa è l'unica attività edonistica che presuppone un continuo lavoro di ricerca e selezione che porta ad affinare il proprio modo di fumare e i criteri di scelta della pipa medesima. Ad esempio, bere un buon vino presuppone sicuramente una questione di crescita del proprio gusto e della propria sensibilità
personale, ma di solito la scelta del bicchiere in cui berlo è questione di pochi attimi. Lo stesso non avviene quando si fuma tabacco da pipa, in quanto la scelta del contenitore è importante quanto il contenuto.
Di solito si inizia per curiosità e se si è fortunati, magari con l'assistenza di qualche fumatore esperto, si arriva a scoprire il complesso mondo della pipa e dei suoi trinciati. Sulle prime si resta smarriti ed affascinati di fronte alle vetrine in cui brillano con le loro vernici dal morbido riflesso pipe di ogni genere e forma, la fantasia si accende e gli occhi cominciano anch'essi a brillare di luce nuova. Questa è una sorta di meraviglia che il fumatore di pipa, anche quello più esperto, non cessa mai di provare di fronte ad una pipa nuova, ma quello che cambia con il tempo è il fattore "esperienza", ossia quel patrimonio che porta in modo più o meno oculato ad una scelta piuttosto che ad un'altra. Qui si apre il variegato mondo dell'individualità che il mondo dei mastri pipari cerca in qualche modo di guidare e soddisfare con pipe dalle forme più disparate.
Sembra impossibile, ma ci vogliono anni ad imparare a fumare bene la pipa, in questo periodo le prove di tabacchi e nuove pipe si succede ad un ritmo più o meno serrato, ed ogni fumatore arriva ad una scelta che è unica nel suo genere, completamente diversa da quella di altri fumatori di pipa.
Ma ciò che accomuna tutti i fumatori di pipa, � che con il tempo cresce l'esigenza dell'affidabilità: dato che spesso le buone pipe rappresentano un investimento monetario tutt'altro che trascurabile, il fumatore vuole d'altro canto una pipa "sicura", che sappia accompagnarlo senza troppi problemi. Sì, perchè ogni pipa, anche la più bella ed appariscente, con il tempo deve acquisire una sua capacità di discrezione: il fumatore non desidera una protagonista sempre in piano piano, ma una compagna fedele con cui camminare assieme nella vita.
Ed è per questo motivo che il fumatore con il tempo si affeziona da un marchio, piuttosto che ad un altro, ad una forma, piuttosto che ad un'altra.
Si sceglierà Castello per lo spiccato ed intenso sapore delle sue radiche lavorate artisticamente, si sceglierà Dunhill per la loro proprietà di "leggere" l'ampio spettro dei sapori e portabilità, si sceglierà Savinelli per la costanza di qualità tra pipe costose ed economiche, e così via andando a perdersi nell'amplissima scelta di pipe offerte dal mercato nazionale e straniero.
Di solito un fumatore si affeziona ad un marchio quando questo è capace di offrire pipe che ai suoi occhi (e al suo palato), un continuum di fumabilità e qualità di fumo.  Con il tempo il fumatore si lascia meno sedurre dalle forme elaborate e va, per così dire, al "sodo": egli desidera pipe che fumino e che glielo permettano senza troppi problemi. In questo senso il fumatore dedito ad un minimo di due o tre fumate al giorno sente anche l'esigenza di pipe leggere, poco ingombranti, che riposino in fretta e che siano sempre pronte all'uso. Sotto questo punto di vista le cosiddette pipe "piccole", ossia oggetti la cui dimensione varia dai tredici ai dieci centimetri di lunghezza, rappresentano spesso la scelta obbligata e i denti ringraziano. E' qui che un marchio, piuttosto che un'altro può fare la differenza, Perchè ci si accorge che la fumata in una piccola pipa è di durata simile a quella di una pipa con fornello di maggiori dimensioni. Questi sono i misteri della pipa e non per niente sono perlopiù solo i fumatori esperti ad accedervi. Ma il bello della pipa � che nessuno è mai esperto abbastanza, lungo questo cammino di vera e propria iniziazione, costellato da successi e fallimenti, i fumatori comunicano e scambiano i loro pareri, crescono ed acquisiscono conoscenze tali che la scelta di una nuova pipa sarà sempre più consapevole e meno improvvisata.

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27
Aprile
2008

Pipa Flp 2007 Di Mauro Armellini scritto da Emilia Orefice

La pipa FLP 2007 La pipa FLP 2007 La pipa FLP 2007 La pipa FLP 2007 La pipa FLP 2007 La pipa FLP 2007 La pipa FLP 2007 La pipa FLP 2007 La pipa FLP 2007

Per la Pipa Flp del 2007 abbiamo proseguito il percorso iniziato lo scorso anno affidandone la produzione a un altro artigiano del gaviratese, una delle zone più prolifiche di artigiani pipari in Italia: la Pipa Flp 2007, pertanto, sarà realizzata ad opera di Vilma Armellini titolare del marchio Mauro Armellini.

Il marchio nasce agli inizi degli anni '60 a Barasso, vicino Gavirate e con gli anni si è affermato collocandosi accanto a nomi come Savinelli, Brebbia, Santambrogio, Gigi Pipe, Ardor 
La peculiarità di Vilma è piuttosto lapalissiana essendo probabilmente l'unica artigiana pipaia in Italia.
Dopo la morte del padre Mauro Armellini, Vilma ha preso le redini del marchio cercando di mantenere il prestigio e la forza che ha sempre avuto. Una delle caratteristiche che spiccano in Vilma è la totale disponibilità e cordialità. Come molti suoi colleghi, ammette senza alcuna remora di fare questo lavoro per pura passione, per amore e per ricordo del padre.

DESCRIZIONE DELLA PIPA
Quest'anno, assecondando i risultati del sondaggio effettuato sul sito e da un disegno di Enzo Foresti alias Aqualong, è nata questa piccola billiard con testa leggermente inclinata in avanti.
L'innesto è un falso flok impreziosito da una veretta "oliva" in argento (arrotondata all'estremità) e il bocchino in metacrilato ha una accennata curvatura verso il basso.
La pipa è relativamente piccola, pesa circa 25 grammi e vuole esprimere il senso del fumare la pipa in tutta la sua essenzialità.

Viene proposta in 4 versioni a uno speciale prezzo riservato agli utenti di Flp. 

  • Liscia naturale: senza stucchi o difetti, una radica accuratamente selezionata ed eccellente
  • Liscia scura: leggermente mordentata.
  • Rusticata scura: una rusticatura molto sottile e fitta che crea un bel contrasto con la vera in argento.
  • Legno d'olivo

Misure
Lunghezza 135 mm
Diametro esterno 29 mm
Diametro interno 19 mm
Peso 25 gr 

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11
Gennaio
2008

Tabagismo Ed Edonismo - Gerti scritto da Emilia Orefice

Tabagista � il termine con cui oggi viene designato chi fuma. Indica una assuefazione, una dipendenza e, a denti stretti, una malattia. Come ogni malattia anche il tabagismo va curato e il tabagista in quanto tale non ha più nessun margine di libertà  d'azione. Deve potersi affidare a qualcuno per poter uscire dalla sua condizione. Questa � la prospettiva con cui si guarda al fumo ormai da qualche decennio e, in maniera più amplificata, da qualche anno. Una prospettiva del tutto salutista che non tiene assolutamente conto che dietro il fumo vi � anche una componente edonistica che va presa in considerazione. Noi fumatori di pipa e di sigari siamo i portatori di questa consapevolezza forte per la quale il fumo esprime appunto anche piacere.

Quello che non si vuole accettare riguardo a questo paradigma salutista non è tanto il fatto che il fumo faccia male quanto piuttosto la considerazione del fumatore come malato. Il fumatore moderno conosce benissimo i danni che si infligge ed � assolutamente libero di fare quello che ritiene più opportuno. La legge antifumo pertanto deve funzionare solo in misura di chi non fuma. Ci pare invece che le varie leggi antifumo degli ultimi anni abbiano un intento velatamente "educativo" e redentivo per il fumatore.

Considerare il fumatore come "malato" � una strategia per tutelare soltanto coloro che vengono ritenuti sani. E' da ritenere invece che ciò che andrebbe tutelato siano le singole libertà  e dignità  umane.

Nella nostra ottica della libertà di fumare l'impressione sarebbe quella di violare questa libertà e di compiere perciò un illecito nei confronti dell'individuo libero.

Ribadisco un concetto già  espresso innumerevoli volte in questo sito Perchè ritengo che nonostante le dovute differenze con altre categorie di fumatori, noi fumatori di pipa siamo e restiamo fumatori in senso pieno: persone che si danno piacere attraverso il fumo e in questo esprimiamo la dignità  di tutti i fumatori e non c'è nessuna definizione "politica" o "medica" che possa distruggerla. Possiamo parlare di marchi di pipe, di tabacchi, di gusti, di stili ma un punto rimane fermo: fumare per noi � un piacere e non dobbiamo mai dimenticarlo.

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21
Febbraio
2008

Materiali Dei Bocchini: Gomma Ed Elastomeri scritto da Emilia Orefice

 

Leggendo all'interno dei vari argomenti ho notato un interesse discreto per il materiale di cui � fatto il bocchino (per i puritani, impropriamente, boccaglio) delle nostre pipe. Tale interesse poi, in alcuni casi, sfocia nella perenne diatriba: "meglio il bocchino in ebanite o in metacrilato" per poi arrivare a domande più "fantasiose"quali: "così� l'ashtonite?" o domande imbarazzanti quali "� meglio il plexiglass o il metacrilato?" o ancora " meglio il lattice meglio dell'ebanite?"....

A volte l'utilizzo di una terminologia impropria � indotta anche da pseudo tecnici del settore che scrivono su pagine web e, avendo nomi o aziende altisonanti alle spalle, acquisiscono un credito maggiore rispetto ad altri sconosciuti (leggasi millantato credito); non ultima quella di un sito di materiali plastici che pubblicizza un'ebanite vulcanizzata (tali affermazioni inducono nei profani convinzioni radicate concettualmente del tutto errate).

Mi sento in dovere, visto l'interesse di alcuni amici di FLP di dare un contributo, seppur piccolo, al sito che ci intrattiene nelle serate libere, ci delucida su molte problematiche legate al mondo della pipa e ci svela curiosità e fatti sempre utili a sapersi.

La gomma � un materiale del tutto particolare e la sua caratteristica principale � l'elasticità ovvero il ritorno elastico alla forma originale. Possiamo tendere una striscia di gomma fino a farle raggiungere una lunghezza molto superiore alla sua lunghezza originale, senza che si rompa oppure la possiamo comprimere, piegare o torcere, ed ogni volta, al cessare della sollecitazione, essa ritorner� alla sua forma originale. Non esistono altri materiali che presentino lo stesso grado di elasticità. Per questo motivo, i materiali di gomma vengono chiamati elastomeri.

Gli elastomeri hanno molte altre preziose caratteristiche; la maggior parte presenta, ad esempio, un alto grado di impermeabilità all'acqua e all'aria e una buona resistenza all'abrasione e alla trazione. Vi sono qualità di elastomeri in grado di mantenere le loro caratteristiche a temperature superiori ai +200�C o a temperature di circa -100 �C conservando la loro elasticità oppure elastomeri che non vengono intaccati dalla maggior parte dei prodotti chimici più aggressivi.

Dal punta di vista strettamente chimico esiste un solo tipo di gomma naturale e precisamente il polimero dell'idrocarburo isoprene e, precisamente il 1-4 cis poli-isoprene.

Le variazioni nelle caratteristiche fisiche, che si riscontrano nei diversi tipi di gomma naturale, sono determinate dai vari procedimenti di produzione e preparazione. Al contrario le gomme sintetiche si distinguono notevolmente l'una dall'altra per la loro struttura chimica.
Materiali di partenza per la produzione degli elastomeri sono la gomma naturale (molto usata prima della guerra) o la gomma sintetica. La gomma viene mischiata a diversi additivi e vulcanizzata a caldo; più raramente la vulcanizzazione viene eseguita a freddo.
Solo in seguito alla vulcanizzazione la mescola di gomma acquista le sue proprietà elastiche e meccaniche, come, ad esempio, durezza, resistenza a trazione e allungamento a rottura. L'eccezionale elasticità della gomma, o caucciò, può essere spiegata se si prende in considerazione la sua struttura molecolare. Ogni molecola di gomma consiste in una lunga catena di mattoni (= monomeri), che sono a loro volta molecole di composizione più semplice. Una simile disposizione a catena di diverse migliaia di monomeri rappresenta un polimero. Le catene polimeriche, o macromolecole di gomma, sono attorcigliate su se stesse per tutta la lunghezza, così che ogni molecola rappresenta una molla in miniatura, intrecciata con se stessa e con innumerevoli altre molecole. Prima della vulcanizzazione, le catene non sono unite una all'altra; solo forze intermolecolari relativamente deboli le tengono insieme.

Se si tende della gomma non vulcanizzata, essa reagisce in modo elastico: una volta eliminata la forza di trazione, le molecole ritornano all'originale forma a gomitolo. Se però si aumenta la forza di trazione, le catene cominciano a scivolare una sull'altra; la forma si modifica in modo permanente, il ritorno alla forma e posizione originali � incompleto. In altre parole: la gomma non vulcanizzata � solo parzialmente elastica e prevalentemente plastica.
La vulcanizzazione provoca una reticolazione delle macromolecole, induce cio� la formazione di legami chimici trasversali da una catena all'altra: in questo modo, da un intrico di singole catene nasce un reticolato unitario tridimensionale (motivo per il quale sconsiglio FORTEMENTE il trattamento di bocchini in ebanite con ipoclorito di sodio -varechina o dir si voglia candegina-).

La plasticità diminuisce con l'aumentare del grado di reticolazione; il materiale diventa quindi quasi completamente elastico. In pratica, il ritorno alla forma originale dopo una deformazione non è mai totale; la plasticità residua che si conserva nella gomma vulcanizzata viene denominata deformazione permanente. Questa � tanto maggiore, quanto minore � il grado di reticolazione della gomma. La tecnica di vulcanizzazione originale, impiegata ancor oggi nella maggior parte dei casi, consiste nella reticolazione delle macromolecole tramite zolfo: gli atomi di zolfo si legano chimicamente a determinati intervalli alle molecole di gomma,formando ponti, o legame trasversali, tra le macromolecole. Questa reazione chimica richiede tempi di vulcanizzazione piuttosto lunghi: a 140-150�C sono necessarie diverse ore. L'aggiunta di ulteriori prodotti chimici consente tuttavia di pilotare a piacere il processo di vulcanizzazione. Per questo motivo, i moderni sistemi di vulcanizzazione non contemplano solo lo zolfo, ma anche acceleranti e attivanti; grazie a tali agenti chimici, il tempo del processo può essere ridotto a pochi minuti o addirittura pochi secondi. Conseguenza dei ridotti tempi di vulcanizzazione sono un minor logorio della gomma e il miglioramento delle sue proprietà. Se necessario, possono essere aggiunti dei ritardanti, per evitare che la vulcanizzazione inizi troppo presto (prevulcanizzazione).
ciò che rende possibile la vulcanizzazione mediante zolfo � soprattutto il fatto che le molecole di gomma presentano, a determinati intervalli lungo la catena, legami doppi al posto dei normali legami singoli tra gli atomi di carbonio. Questi legami doppi possono venire aperti in modo tale da offrire allo zolfo un punto in cui legarsi, mantenendo allo stesso tempo un legame semplice e quindi l'intera macromolecola. Esistono tuttavia alcune qualità di gomma sintetica che non presentano legami doppi e non possono quindi venire vulcanizzate con zolfo. Tali qualità vengono denominate sature e possono essere vulcanizzate con l'aiuto di altri prodotti chimici reattivi, come ad esempio i perossidi organici.
Oltre al sistema di vulcanizzazione, vi sono molte altre componenti che vengono mischiate al caucciò prima della vulcanizzazione allo scopo di variare le caratteristi che del prodotto finito. Ad esempio:
cariche rinforzanti, come nero fumo e acido silicico fine, che aumentano sensibilmente la resistenza alla trazione e all'abrasione;
cariche inattive, come caolino, gesso, talco e litopone. che servono essenzialmente ad allungare il caucciò (riducendo il prezzo del prodotto finito) aumentandone contemporaneamente la durezza senza alterarne in modo sensibile il grado di resistenza;
antinvecchianti, che contribuiscono a proteggere la gomma dall'invecchiamento, che può essere causato, ad esempio, dagli effetti dannosi dell'ossidazione, del calore, della luce e dell'ozono;
rammollenti, per diminuire, ad esempio, la durezza delle gomme vulcanizzate o migliorarne la flessibilità a bassa temperatura;
rigonfianti, per produrre gomma piuma;
E altri ingredienti, come resine, agenti adesivi, agenti antifiamma, pigmenti, sostanze deodoranti, olii diluenti, rigenerati, conservanti etc.
Ritornando alle nostre beneamate pipe, la scelta del bocchino � esclusivamente di comodità o, meglio (alla anglosassone) di comfort. Chi odia stringere qualcosa tra i denti di duro e vetroso ovviamente sceglier� l'ebanite o l'ashtonite (stesso materiale con diverso grado di vulcanizzazione) o un qualsiasi materiale a base di gomma più o meno vulcanizzato in funzione del grado di morbidezza desiderato sui denti; chi odia cose viscide o vellutate (� questione di punti di vista) preferir� il metacrilato (o dir si voglia plexiglass) o qualsiasi materiale plastico poco elastico. La funzione, strettamente legata all'aspirazione del fumo dalla pipa, � comunque assolta sia esso plastica, gomma, legno, corno, acciaio o qualsiasi materiale che possa essere lavorato, innestato al fornello della pipa, esteticamente gradevole e convogli, senza alterazione, il fumo del nostro tabacco preferito.
Si rammentano alcune  cose essenziali:

  • mai pensare che un bocchino alteri la qualità del fumo. Tutti i materiali utilizzati sono, alle normali temperature di esercizio, INERTI nei confronti del fumo di tabacco;

  • la fragilità del bocchino � solo paura atavica, con l'attuale tecnologia e la scelta di materiali plastici speciali, si possono fare plastiche più resistenti dello stesso acciaio o inserire innesti con funzione di giunto ammortizzante;

  • durante la pulizia di bocchini vulcanizzati (ebanite, ashtonite etc) MAI usare prodotti con alto potere ossidante quali ipoclorito di sodio (varechina, candegina etc), acqua ossigenata etc. Questi potrebbero sostituire gli atomi di zolfo o, peggio (nel caso del cloro) reagire col materiale plastico per dare luogo a cloro derivati ALTAMENTE CANCEROGENI.
    In seguito darà delle indicazioni sui prodotti che possono essere usati per la pulizia dell'ebanite in particolare suggerisco la soda caustica.

Cagliostro

Categories: Pagine di fumo

10
Giugno
2008

Il Lavoro Del Tabaccaio scritto da Emilia Orefice

Chi � il tabaccaio e quale � il suo ruolo oggi? Quali sono le difficoltà che incontra nell'offrire un servizio? Il tabaccaio romano Gianluca Sansone ci offre uno spaccato preciso e sincero su questa professione e sul suo ruolo delicato e importante per noi fruitori di fumo lento.

Da qualche mese mi interrogo su quale possa essere il ruolo professionale del tabaccaio e quale sia il filo rosso che attraversa la categoria a cui io stesso appartengo. La risposta � molto complessa ma se volessi semplificare potrei dire che il tabaccaio � un commerciante e che la categoria a cui appartengo � quella dei commercianti; ma bench� corretta questa risposta � estremamente semplificata e non rende concettualmente l'idea globale di tabaccaio. una delle nostre vetrineLa categoria dei tabaccai in realtà � molto complessa e l'unica attività che accomuna tutti gli appartenenti a tale categoria � la vendita delle sigarette. Sottolineo il termine vendita Perchè la maggior parte dei tabaccai non conosce quello che vende e non sa quali siano i tabacchi specifici con cui vengono fatte le sigarette. Appurato ciò, da questo punto in poi si apre un mondo composto da tante realtà umane e tante sfaccettature tutte diverse tra di loro. Esistono le piccole realtà commerciali della provincia sperduta italiana che vendono svariati prodotti: sigarette, giochi di stato, servizi, qualche prodotto della linea toscani e prodotti di profumeria; poi esistono commercianti di città più o meno grossi che possono avere prodotti più disparati: trinciati per pipa, sigari, pipe, giochi di Stato e servizi vari. Descritta in questo modo quella dei tabaccai sembrerebbe una realtà non propriamente problematica ma non è così. Gianluca mentre accende un sigaro
Il tabaccaio si vede spesso il dito puntato contro a causa dei prezzi spesso esorbitanti di trinciati e sigari. Purtroppo noi tabaccai siamo costretti a obbedire a delle regole che ci vincolano in maniera spesso vergognosa nei confronti dei clienti: i trinciati da pipa e i sigari subiscono dei ricarichi eccessivi da parte dei distributore e dello Stato (accise), a questo si aggiungano i quantitativi minimi che ci vengono "imposti" Perchè i prodotti possano essere ordinati. Conseguentemente questo comporta una immobilizzazione di capitale che subisce poco spostamento considerato il fatto che non sono prodotti di facile smercio. In questo modo sia i tabaccai sia i fumatori assistono inerti ed immobili a una lenta agonia del mondo del lento fumo stritolato da inadeguate regole di mercato che non si adattano, a mio avviso, a prodotti di nicchia come pipe, sigari e trinciati. Basti pensare che oggi c'è gente che non può permettersi nemmeno un Amphora e che deve privarsi di un piacere, di un momento da dedicare a loro stessi, solo Perchè un sistema vecchio e obsoleto ci impone cosa vendere come venderlo ed il prezzo a cui venderlo. Ora questo fenomeno ha creato nel settore da un lato un forte disinteresse nei confronti del mondo del fumo lento, e dall'altro la nascita di mercati paralleli. Tutto ciò � ulteriormente aggravato da una continua demonizzazione a livello mediatico, Perchè il fumo fa male e questo � un fatto inconfutabile ma c'è da tener conto che il fumo � anche visto come piacere e fino a che rimane legale, il fumatore ha la stessa dignità e la stessa libertà di chi non fuma.
Tutto questo ha portato a un forte calo delle vendite con sempre più prodotti che vengono tolti dal commercio e con l'abbandono di molti tabaccai di questo settore.
Alla situazione descritta fa però da controcanto la passione di tanti altri colleghi, l'amore che nasce lentamente ma che diventa una febbre inguaribile. Molti sono i tabaccai che si impegnano a voler conoscere andando alla scoperta di ogni aspetto e di ogni particolare del lento fumo per trovare un modo sempre diverso di aiutare sia il fumatore giovane, curioso di provare tutti i tabacchi e tutti i marchi di pipe in commercio sia l'anziano fumatore che magari ha solo 2 savinelli tutte graffiate e che fuma un solo tabacco da 40 anni; ovunque all'interno di questi due estremi c'è la mia figura professionale e la mia attenzione. Questa per me � la vera linea di confine: guardato dall'ottica del lento fumo, la validità di un tabaccaio non si misura dalla quantità di servizi della lottomatica che ha o dai marchi di pipe e sigari ma dal servizio e dall'aiuto che offre a chi lo chiede. La libertà dopo tutto � anche svolgere la nostra attività come meglio crediamo e questa scelta � sacra Perchè non è detto che tutti vogliano occuparsi di pipe o di sigari, di lottomatica o di bigiotteria. In ogni dove c'è scelta e la mia scelta � stata quella di investire nel mio negozio, di sbagliare, di pagarne le conseguenze, di avere pipe invendute o sigari complicatissimi e di sbattere la testa a individuare il cliente adatto poich� c'è sempre qualcuno a cui interessa qualcosa, ed io sono il tramite di questo interesse. La mia filosofia e quella di altri miei colleghi � che se ami trasmetti; e lavorando lentamente si ottengono comunque dei risultati che, anche piccoli, esistono e sono delle conquiste le quali danno molte soddisfazioni e anche se pure il guadagno � minimo poco importa. Quello che io voglio offrire � un prodotto che non sia massificato.
E con queste parole termino quella che � la mia visione, precisando che a me piace avere un rapporto attivo con il mio lavoro, cercando di confrontarmi con i clienti che a volte hanno maggiori conoscenze di me e andando direttamente dagli artigiani per passare delle piacevoli giornate con loro tra polvere di radica e lunghe fumate, per imparare e per cercare di migliorarci vicendevolmente.

Gianluca Sansone

Categories: Pagine di fumo

16
Luglio
2008

Terrritori Del Sigaro scritto da Emilia Orefice

Parlando di sigari caraibici prendiamo in considerazione una gamma estremamente ampia di prodotti, diversi per qualità e caratteristiche organolettiche; tali differenza sono determinate da diversi fattori, come le procedure e la tempistica di fermentazione dei tabacchi, diversa di zona in zona e spesso anche fra le diverse manifatture (specialmente fuori cuba). Ma il fattore che sicuramente determina in maniera più importante la differenza qualitativa delle produzioni � il territorio di coltivazione, associato anche alla selezione varietale di tabacchi specifici per ciascun areale; � per questo motivo che se ci troviamo di fronte a 4-5 box di sigari premium, provenienti da paesi diversi, riusciamo a distinguere chiaramente la differenza fra i prodotti semplicemente dall'aroma a crudo. Anche il neofita, pur non distinguendo nella maggior parte dei casi le sfumature aromatiche, avverte una differenza sostanziale fra una scatola di sigari cubana ed una nicaraguense, honduregna o dominicana, sia nel confronto cuba-extracuba, sia fra le scatole extracubane.

Particolare attenzione merita la selezione varietale, fino a pochi anni fa infatti (e a volte ancora oggi) i produttori extracubani utilizzavano esclusivamente semi di tabacco cubano, facilmente trasportabili in virtà delle ridottissime dimensioni della semente (peso di 1.000 semi inferiore a 0,1 grammi), il risultato qualitativo del prodotto finale però si dimostrava ampiamente al di sotto della media cubana, fatto più che comprensibile se si pensa che si utilizzava una varietà studiata e selezionata per un determinato territorio, mettendola a dimora in aree molto diverse per caratteristiche climatiche e del suolo. Non a caso, il grande incremento qualitativo registrato prima dai grandi brand dominicani, poi, in maniera generalizzata, dalle marche nicaraguensi, � avanzato di pari passo ad una selezione varietale specifica per i territori di coltivazione.

Ancora oggi però risulta particolarmente difficile orientarsi fra marche e formati extracubani, poich� la frammentazione della produzione � assai spinta, per questo motivo, mentre le marche cubane sono per larga percentuale di qualità elevata, rivolgendosi al resto del mercato caraibico � molto facile trovare prodotti di scarsa qualità, spesso celati anche dietro ad una buona costruzione e a capas esteticamente accattivanti; non è un mistero che questo sia uno dei principali motivi per cui gli habanos sono molto più affermati a livello mondiale rispetto ai sigari di altra provenienza.

Nella trattazione saranno presi in considerazione i diversi paesi produttori, caratterizzando per ciascun paese le zone più vocate alla coltivazione dei tabacchi da sigaro (non dimentichiamo che i paesi produttori di sigari hanno anche ingenti superfici coltivate a tabacco da sigaretta), saranno poi evidenziate le marche più interessanti che ciascun paese offre ad oggi sul mercato internazionale, fermo restando che, specie per i paesi extracubani, l'offerta di prodotti e il livello qualitativo sono in continua evoluzione, per cui il panorama di marche e formati interessanti può variare nel breve-medio periodo.

Cuba

Inutile dire che stiamo parlando del miglior produttore mondiale di sigari, la comparsa delle prime marche di habanos, ancora oggi esistenti, risale al 1800 (Por Larranaga, Partag�s, Hoyo de Monterrey, Romeo y Julieta, etc.). Ma stiamo anche parlando di un paese che ha subito notevoli tensioni sociali nella storia più recente. Cuba infatti ha conosciuto un primo periodo d'oro nei primi anni del secolo scorso, con la comparsa di nuove marche a seguito di quelle esistenti (es. Montecristo) per poi inabissarsi con la rivoluzione castrista che ha rischiato di eliminare le marche statalizzando l'intero sistema, un'ulteriore scossa per il sistema � derivata dall'embargo degli USA che erano i principali importatori di sigari cubani. Oggi, con il riaffermarsi delle marche migliori e l'apertura dei mercati europei e asiatici la manifattura del tabacco di cuba sta rifiorendo, anche la creazione di nuove marche post-rivoluzionarie, per altro di ottima qualità, come Cohiba, Cuaba, Trinidad ecc, � un chiaro sintomo di questa positiva tendenza, ormai di lungo corso.

Le zone vocate alla produzione di tabacco sono ben 5 dislocate in diverse zone del paese (zone verdi in figura). Remedios e Partido situate nella zone centrale, Oriente situato nella zona est e la Semi-Vuelta situata nella parte occidentale sono per lo più coltivate con tabacchi per sigaretta, fatta eccezione per alcune marche che utilizzano alcune foglie provenienti da queste zone nella composizione della tripa; La Vuelta Abajo, situata nella zona di Pinar del Rio, � la terra promessa della tabacchicoltura mondiale, qui si producono i migliori tabacchi per le migliori vitolas esistenti.

Le varietà coltivate sono per lo più selezioni di corojo e criollo che con le successive e progressive operazioni di ibridazione per l'ottenimento di maggiori rese produttive e di resistenza ad alcuni patogeni, fra cui la muffa blu, hanno portato a nuove cultivar denominate Habana, il nome � seguito dall'anno di immissione della varietà nei sistemi colturali (es. Habana 92, Habana 2000, etc). Parallelamente � proseguita la selezione non ibridativa di corojo e criollo con analogo sistema di nomenclatura; sono allo studio nuove varietà, soprattutto per le foglie da fascia, come la Capero.

La produzione cubana di sigari si aggira sui 150 milioni di pezzi all'anno, le marche interessanti sono molte, in virtà della qualità diffusa del tabacco utilizzato: Bolivar, Cohiba, Cuaba, Diplomaticos, El Rey del Mundo, Hoyo de Monterrey, H. Upmann, Juan Lopez, La Gloria Cubana, Montecristo, Partag�s, Por Larranaga, Punch, Rafa�l Gonzalez, Ram�n Allones, Romeo y Julieta, Saint Luis Rey, Sancho Panza, San Cristob�l de la Habana, Trinidad, Vegas Robaina, Vegueros.

Repubblica Dominicana

Produttore di alto livello quasi al pari di cuba � forse il primo paese esportatore al mondo, la Repubblica dominicana ha saputo sfruttare i momenti favorevoli dell'espansione del mercato e si � collocata ai primi posti nelle classifiche degli estimatori statunitensi, le miscele sapienti delle casas de tabaco fanno si che questi sigari siano sempre più apprezzati dagli edonisti anche grazie all'estrema finezza degli aromi del ripieno, che suppliscono alla minor forza nicotinica rispetto agli habanos. L'unico neo � la quasi totale assenza di produzione di foglie da fascia autoctone, prodotte esclusivamente da marche di altissimo livello, e che rappresenta un ostacolo per i puristi in quanto le foglie da fascia vengono per gran parte acquistate all'estero, per questo motivo i sigari ricadono nella categoria dei "blended". l'isola di Santo Domingo � interamente vocata alla produzione di tabacco ma le produzioni migliori sono nella valle dello Yaque, omologo dominicano della Vuelta Abajo cubana.

Le varietà coltivate, per la quasi totalità da tripa, sono il Piloto Cubano, l�Olor Dominicano (coltivato anche per capote) e il San Vincente, anche in questo caso sono disponibili diverse selezioni per ciascuna varietà.

Il panorama di marche � estremamente ampio, anche in virtà dell'elevata produzione, che supera quella cubana di diversi milioni di pezzi all'anno. In virtà di una precoce e maggiore "maturità" del mercato, l'evoluzione qualitativa � piuttosto rallentata rispetto ad altri paesi caraibici, quindi la mutevolezza dell'offerta � molto più lenta; le marche interessanti dal punto di vista qualitativo sono una minima parte di quelle esistenti: Arturo Fuente, Ashton, AVO, Davidoff, El Credito, Flor de Yinclan, Juan Clemente, La Flor Dominicana, La Aurora, Leon Jimenes, Patoro.

Nicaragua

Ottimo produttore di tabacco e sigari il Nicaragua per una serie di motivi di natura fortuita non è riuscito a cogliere appieno l'espansione del mercato dovuta all'embargo cubano, le rivolte sandiniste prima e il devastante uragano Mitch poi hanno infatti impedito la proliferazione delle industrie del tabacco. Oggi � senza ombra di dubbio il paese più dinamico per quanto riguarda l'evoluzione qualitativa dei prodotti, si nota un generalizzato incremento della qualità, chiaro sintomo del miglioramento e dell'ottimizzazione della filiera produttiva, forte, in fase iniziale, della selezione di varietà o cultivar adattate al territorio di coltivazione; il Nicaragua non è nuovo alla ricerca varietale sul tabacco, le prime selezioni per la resistenza alla muffa blu partirono proprio da questo paese, nel 1982, anno in cui la malattia del tabacco si fece sentire in maniera particolarmente virulenta proprio in Nicaragua e Honduras. Le zone migliori per la produzione di tabacco sono la valle di Jalapa al confina con l'Honduras, e l'isola di Omotepe nel lago di Nicaragua, nella zona di Estel�, a pochi km dalla Jalapa Valley, si concentrano la maggior parte di manifatture e di facilities per la produzione di sigari. Attualmente le marche interessanti sono diverse, e già rispetto a 3-4 anni fa la gamma di prodotti di qualità medio-alta � più che raddoppiata, raggiungendo ottimi compromessi fra livelli di forza e struttura aromatica, anche grazie al fatto che diverse marche hanno abbandonato o ridotto al minimo il blending, rivolgendosi sempre più spesso al mercato di foglie autoctone per la tripa; l'incremento qualitativo � stato premiato dalla domanda mondiale che oggi si attesta attorno ai 60 milioni di pezzi all'anno. La promettente espansione del Nicaragua come paese produttore, ha portato alcuni importanti brand internazionali, che pure producono sigari in altri paesi caraibici, a produrre oggi in nicaragua linee di prodotti al top della loro gamma, in grado di avvicinarsi ad alcune marche esclusivamente nicaraguensi di ottimo livello: Linea "Jalapa" di Artist Line, linea "Criollo" di CAO, Cicero Criollo, Cumpay, Dunhill, Joya de Nicaragua, La Meridiana, Oliva (non confondere con La Flor de Oliva, sempre nicaraguense, di qualità mediocre), Padr�n, Perdomo.

Honduras

Come molti altri stati, l'Honduras vede decollare l'esportazione di sigari dopo la rivoluzione di cuba, e la stabilità sociale ne ha fatto uno dei paesi che maggiormente hanno sviluppato l'industria del tabacco, tanto che anche dopo lo spaventoso uragano del 1999 le esportazioni sono continuate a pieno regime viste le enormi riserve delle aziende, ad oggi il paese produce circa 80 milioni di sigari all'anno. Nonostante la relativa maturità del mercato però, le marche honduregne sono più mutevoli rispetto a quelle dominicane, probabilmente anche grazie all'effetto di traino del vicino Nicaragua. Il Paese paga ancora la scarsa selezione di varietà autoctone (in diverse produzioni si utilizzano ancora tabacchi di varietà cubane coltivate in loco), tuttavia, seppur in maniera più lenta, l'incremento qualitativo si fa sentire.

Le zone più idonee per la coltivazione di tabacco sono la valle di Jalapa, l'altopiano di Santa Rosa de Cop�n, e La valle di Sula. La valle di Jalapa, al confine con il Nicaragua, che costituisce la quasi totalità della superficie tabacchicola, sconta però rispetto al Nicaragua una diversa esposizione al sole che penalizza leggermente i tabacchi honduregni in termini di forza, risulta però essere un vantaggio nella produzione di capas, specialmente per quanto riguarda le "shade grown". I sigari honduregni sono molto vicini in termini di forza a quelli dominicani, nelle migliori marche anche la paletta aromatica � simile in termini di complessità, tuttavia permangono differenze nel tipo di aromi percepiti.

Grazie ad una discreta tradizione tabacchicola, anche l�Honduras offre un discreto panorama di marche interessanti: Bances, Carlos Torano (alcune linee), Cienfuegos, Cuba Aliados, Don Ramos, Don Tom�s, Excalibur, Flor de Cop�n, Flor de Selva, Indian Tabac Cigars, La Libertad, Puros Indios.

Altri Paesi:

Esistono altri paesi produttori di sigari premium, con volumi produttivi e livelli qualitativi generalmente più scarsi rispetto ai 4 paesi "maggiori" descritti in precedenza, tuttavia, ci sono alcune produzioni degne di nota.

Il Brasile ad esempio ha una modesta produzione di sigari (ca. 3 milioni di pezzi all'anno), principalmente concentrata nello stato di Bahia, marche degne di nota sono Artist Line, Suerdieck e Don Pepe.

Il Messico vanta una tradizione lunghissima nella coltivazione del tabacco, produce oggi foglie da esportazione e sigari premium, in quantità tutto sommato elevata, che supera i 10 milioni i pezzi all'anno, le marche più in voga, seppur meno pregiate rispetto ad altri caraibici, sono Cruz Re�l, Excelsior, Santa Clara, Te-Amo, Vera Cruz.

SSSzappolo

Categories: Pagine di fumo

06
Maggio
2009

Balkan Sobranie: Un Mito, Una Storia, Una Leggenda scritto da Emilia Orefice

Il Balkan Sobranie non è stato solo un tabacco leggendario scomparso definitivamente ma rappresenta un modo e una filosofia del fumo di pipa. Questo piccolo erzeviro di Abelgrifo non è una semplice esposizione tecnica ma è un percorso emozionale rappresentato da un tabacco.

Il Balkan Sobranie � una leggenda che viene da lontano. Quando nacque era un tabacco rivoluzionario. L'impatto sul mercato fu tremendo. Fino ad allora le mixture erano di due tipi: le standard e le full. Erano tabacchi di rigida composizione VOL al limite con aggiunta di perique nel full. Gli orientali erano strutturali e chiari, il corpo da scarso a medio, il flavour da medio a full, il Latakia in dosi minime e di ottima qualità. Il Balkan portà una rivoluzione epocale riassumibile in diversi punti. Anzitutto la funzione degli orientali e la loro composizione. Con il Balkan gli orientali diventano i protagonisti del gusto e perdono parzialmente la funzione di stabilizzante strutturale per assumere quella di componenti del flavour. seconda rivoluzione: il Latakia viene usato in quantità considerevoli. Il flavour per conseguenza di ambedue queste rivoluzioni diventa fortissimo, stordente per chi era abituato alle standard dell'epoca. L'equilibrio della fumata, una delle caratteristiche essenziali di una mixture dell'epoca, diventa nel Balkan Sobranie una chimera. Dov'� la rivoluzione vera? E' il passaggio di un testimone tra due modi di intendere la pipa ed il fumare. La pipa era una compagna normale di vita e diventa un momento di gratificazione personale. Il tabacco era un amico silente ed ora chiede attenzione si prende la scena. Mio nonno mentre fumava leggeva, ma con il BS non ci riusciva, non riusciva a concentrarsi su nulla che non fosse la fumata.
Il Balkan Sobranie � il figlio di un'epoca andata, di un genere di fumatore di pipa che non esiste più, di componenti che con quella qualità non ci sono più. Va ad aggiungersi ad altri oggetti che non hanno più senso oggi ma che per molti sono stati fondamentali (eskimo, fonovaligia, la radio con la selezione manuale, il portapacchi sulle macchine, le polaroid tutti oggetti che a loro modo hanno segnato epoche, convinzioni, modi di essere e di vivere).
Che senso ha oggi il Balkan Sobraine? Nessuno! Ed � giusto che piuttosto che trasformarlo continuamente si sia scelto di farlo morire. Un tabacco come quello oggi non si può più fare e se pure si potesse non sarebbe abbastanza forte, congruo con i palati diventati più fini e dolci. un po' come il circo:l'inganno la sorpresa oggi non reggono più se non per i bambini.
Caro Sovrano, ti ricorderemo rivoluzionario ed altero come sei sempre stato, testimone ed artefice di un gusto nuovo oggi tramontato. Noi che ti abbiamo conosciuto, amato, odiato anche, ti conserveremo un posto nel cuore.

Abelgrifo

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05
Giugno
2009

Premio "Grande Della Pipa Italiana&Quot; A Gigi Crugnola scritto da Emilia Orefice

L'edizione del 2009 di Cagli ha visto partire una iniziativa di Flp: Il premio "Grande della pipa italiana". Un riconoscimento conferito a chi ha saputo distinguersi ed evidenziarsi nel campo della pipa e del lento fumo. Un campo fatto non solo di lavoro ma anche di capacità di comunicare una cultura e il senso di un piacere che accomuna tutti. Quest'anno il premio "Grande della pipa italiana 2009" viene assegnato all'artigiano Gigi Crugnola, titolare della Gigi Pipe.

Gigi ha dedicato la vita al suo lavoro e alla manifattura della pipa. Di lui ci piace la voglia di interrogarsi e migliorarsi per un futuro sempre vivo. A questo artigiano dobbiamo l'onore e l'onere di essere il custode e il decano di una tradizione e di uno stile che tra tante difficoltà comunica ancora fascino e storia. Ha portato pipe in tutto il mondo non nascondendo mai l'orgoglio, sempre rinnovato, che ha nel dare uno strumento a tutti coloro che provano ancora piacere nel fumare la pipa. 
Non possiamo non riconoscergli il ruolo fondamentale che ha avuto nella storia della pipa italiana e in particolar modo di quella pipa che rappresenta una tradizione ultracentenaria come la pipa gaviratese. 

 Il premio gli viene conferito cogliendo l'occasione di una importante tappa in cui artigiano e azienda compiono 75 anni.

foto del socio Wand

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08
Giugno
2009

Riflessioni Su Cagli - 2009 scritto da Emilia Orefice

Si fumava la pipa quando la trazione più in voga non era l'ibrida ma l'equina, ci si illuminava con candele e ci si scaldava con stufe e camini. Si fumava forse molto di più. Ancora in anni relativamente recenti Orwell, nel suo "1984", nel descrivere una società miserrima, di stampo nazistalinista, una società in cui tutto manca e tutto � razionato, ci dice che, in tale mostruosa carestia tabagica si � costretti a rifumare fondigli puzzolenti o, come scrive "He had lugged out a huge and filthy pipe which was already half full of charred tobacco" e questo Perchè il tabacco a disposizione era veramente una miseria: "With the tobacco ration at 100 grammes a week it was seldom possible to fill a pipe to the top", Un etto alla settimana, due buste o una lattina: molti di noi fumano molto meno senza razioni o Grandi Fratelli.

La pipa era un oggetto prima di tutto utile, un po' come una forchetta. Poteva certamente essere anche bello, ma in primo luogo doveva servire a qualcosa. N� si era usi ad avere tante pipe: riempire una rastrelliera settimanale con 7 pipe era già un bel risultato.

Oggi l'ibrido ha sostituito la trazione equina e la pipa da utensile � diventato, spesso e volentieri, oggetto da collezione, opera d'alto artigianato. Di pipe ne abbiamo tante e fumiamo probabilmente meno ma ci illudiamo di fumare meglio. Non possiamo,quasi mai, fumarla al lavoro e la riserviamo al relax serale.
E' cambiato il modo di fumare, � cambiato il fumatore di pipa ed è ovvio che cambi anche la pipa. Infatti � ormai più facile trovare una palma in Antartide che trovare una classicissima e banalissima billiard nelle esposizioni di Cagli o di qualunque altra manifestazione di pipe.

Sempre più grosse, logico: se destinate al relax di fine giornata devono coprire un'intera serata. Sempre più fiammate, logico: se sono opere d'alto artigianato, che si parta dalla materia prima sceltissima. Sempre più sfidanti le leggi della gravità, logico: se le fumo in poltrona, e non mentre ho le mani occupate su una tastiera in ufficio, non ho necessità di reggerla coi denti. Sempre più belle? Probabilmente.

Tant'è che poi uno si domanda: ma un oggetto così bello Perchè mai dovr� sciuparlo accostandolo al fuoco? Quei tagli così arditi che nulla hanno di utile e che tanto costano Perchè identificano quell'oggetto come unico, Perchè rovinarli? E quella vernice così tirata a lucido, invece di appannarla col tabacco, non sarebbe il caso di nutrirla col "prontolegno" dopo aver collocato la pipa all'interno di una vetrina Perchè non prenda polvere? E quella forma così ardita? Bellissima, ma servir� anche a fumare meglio? Personalmente nutro dei dubbi.

La pipa un tempo aveva una funzione da svolgere e le forme (non tante, a ben pensarci) che noi definiamo "classiche" altro non sono che il risultato di un lungo processo evolutivo che da centinaia e centinaia di forme possibili ha portato, per selezione, a quelle più efficienti o più funzionali o più gradite (basti visitare un museo della pipa come quello di St. Claude o il nostrano Paronelli di Gavirate per capire come la strada per arrivare ad una billiard o bent classica sia costellata di miriadi di forme e prove diverse).
L'apprendista di un tempo, quando esistevano le grandi industrie (Rossi, fra tutte), si esercitava per anni nella lunga e laboriosa arte del creare oggetti forse di poco valore ma utilitari. Poi, dopo anni di apprendistato, magari si metteva in proprio e dava, se l'aveva, spazio alla sua creatività. Oggi chiunque può, partecipando ad una fiera o sbirciando qua e l� in internet, carpire idee e riprodurle. E chiunque, quindi, può inventarsi danese, inglese, classico, freehander o quant'altro. Si salta la fase dell'apprendistato e si parte da creatore di forme nuove. E ritorna in mente De Chirico quando rimpiangeva l'accademico apprendistato "Dapprima il giovane imparava la prospettiva. Poi disegnava le figure umane prima copiando disegni dei Maestri, poi dal vero; insomma il principio era: prima copiare disegni o incisioni, poi sculture, in ultimo lavorare dal vero". Il saltare l'apprendistato, unito al fatto che (e diciamocelo una buona volta, per la miseria!) la stragrande maggioranza dei mastri pipai fuma sigarette (nel caso fumi) porta a oggetti tanto belli quanto poco funzionali, tanto da mettere in vetrina quanto poco da portare alla bocca.

Ci sono eccezioni? certo che s�. Ci sono artigiani che sanno ideare forme nuove ma perfettamente funzionali, forme che puoi fumare per serate intere senza stanchezza, acque, fondigli a metà fornello o altri spiacevoli inconvenienti. Ma non vorrei fare nomi: in linea di massima ognuno ha, in mente sua, un elenco di questi Maestri. Piuttosto mi piacerebbe avanzare una modesta proposta: distribuire, ad ogni mastro pipatore, un semplice questionario che abbia solo due domande:

1) Sei capace di realizzare una billiard, una rhodesian, una bent classica e senza fronzoli? Se s� (e se il risultato non è una pipa stortignaccola, asimmetrica, tonda circa, romboidale circa, dritta così così) vediamo le tue pipe di forma libera.

2) Tu fumi le tue pipe? Fumi regolarmente pipe simili a quella che sto per comprare ? Se s�, procediamo.

Ha risposto no? Magari a entrambe le domande? Ecco, comincia a sorgermi un dubbio.


Jadan

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28
Gennaio
2013

Concorso Letterario 2013 scritto da Emilia Orefice

Dopo gli interessanti risultati della scorsa edizione anche quest'anno la tabaccheria "Sansone" con la collaborazione di forum Flp (www.fumarelapipa.com) istituisce il concorso letterario dal titolo: ABBIAMO ABBASTANZA RISO ADESSO PASTA

Il concorso intende valorizzare il ruolo del cibo nella nostra vita in tutte le sue sfumature e declinazioni.

REGOLAMENTO

1= può partecipare qualsiasi utente iscritto al forum Flp rispettando le seguenti modalità
2= sono ammessi tutti i racconti brevi che abbiano come tema il cibo, il vino, che siano recensioni o narrazioni.
3= verranno presi in considerazione solo i racconti lunghi al massimo 10 cartelle (carattere dimensione 12)
4= verranno presi in considerazione solo i racconti pervenuti entro il 10 Marzo 2013, inediti e non registrati presso la siae, non saranno inoltre accettati racconti ispirati da altri romanzi.
5= i racconti dovranno essere mandati ai seguenti indirizzi e mail:

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6= il giudizio della giuria composta da Giuseppe Balzano, Gianluca Sansone, Giuseppe Cerbino ed Emilia Orefice � insindacabile e inappellabile.
7= il vincitore del concorso verr� annunciato il 20 marzo 2013

PREMI

Al terzo classificato il diritto di essere pubblicato sui siti di FLP, Il Satiro e della Tabaccheria Sansone .

Al secondo classificato il diritto di essere pubblicato sui siti di FLP, Il Satiro e della Tabaccheria Sansone .

Al primo classificato il diritto di essere pubblicato sui siti di FLP, Il Satiro e della Tabaccheria Sansone e la pipa realizzata da Duca Pipe di Massimiliano Rimensi

Attendiamo numerosi i vostri scritti e che vinca la pipa migliore.

Categories: Pagine di fumo

11
Febbraio
2010

Essere Fumatori scritto da Emilia Orefice

Sono un fumatore.  Per me tutto si riduce a questo: essere un fumatore. le pipe le fumo, non le colleziono. Eppure ne ho molte, di pipe, sparse ovunque per casa e non sono una collezione. Non ne rivenderei mai una. Qualcuna l'ho buttata, qualche altra l'ho rotta. una l'ho addirittura persa (come si faccia a perdere un oggetto lungo venti centimetri, con un fornello di otto me lo chiedo ancora), ma le altre sono tutte qui, da qualche parte: scrivania, libreria, cassetti, cappotti, zaini, borselli; possono spuntare ovunque. L'altro giorno ne ho ritrovata una in un cappello, nell'armadio. Da nessuna mi separerei, anche da quelle con cui ho litigato, da quelle che "non ci siamo mai capiti". A rotazione le fumo tutte, ha senso per me parlare di collezione? No Perchè non ha senso parlare di esclusione. Ogni pipa e' un ricordo, una traccia di passaggio, un'evidente dimostrazione del mio disordine mentale. eppure l'animo del collezionista lo tiro fuori quando provo sapori, tabacchi, anche li' senza esclusioni, la collezione più temibile, tutto quello che mi capita a tiro.
Alla fine ho capito: forse colleziono ricordi, momenti senza esclusioni solo Perchè ho imparato ad accettare me stesso anche quello di me che conosco e non amo, anche gli errori, forse soprattutto gli errori. Mi piace pensare che alla fine di me rimarr� qualcosa di tangibile, non qualcosa che � stato mio, ma qualcosa di mio. E' una vanità, lo so, ma questa e' l'ora di essere sinceri ed il mio difetto, ovviamente non l'unico, � questo: pensare che di me resteranno oggetti come quelli di un naufragio sulla battigia figli del mio disordine e del disordine prodotto dal tempo o dal caso.
Altri forse tengono fuori il caos creando un ordine posticcio, limando, correggendo. padroni di farlo e di divertirsi nel farlo.
io guardo le mie pipe e sorrido. nessuna verr� lasciata indietro...

Abelgrifo

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20
Maggio
2010

Aromatici E Modern Test Di Abelgrifo (prima Parte) scritto da Emilia Orefice

  Queste righe vogliono, come sempre, stimolare una discussione. L'oggetto è vago ma facilmente racchiuso da una semplice domanda: cos'è il modern taste?

Si tratta di un gusto che nei tabacchi da pipa non è poi così moderno visto che risale agli anni '50 e che consiste in una vasta pletora di sfumature tutte riconducibili al ruolo di aromatizzanti nel trattamento del tabacco tendenti ad ammorbidirne il gusto principale, ad addolcirlo e ad arricchirlo in complessità aromatica, badando anche al room aroma al fine di renderlo piacevole. Leggendo questa definizione a molti di voi sarà venuta in mente la parola cavendish, ma ciò non è corretto, perlomeno non del tutto. Oggi � assai semplice dire dinanzi ad un tabacco molto conciato: c'è del cavendish! Di solito però il mio amico cavendish non c'entra poi tanto.
Lo chiamo amico Perchè � da un po' che ci frequentiamo e noto che passa per l'interprete di quasi tutte le malefatte che scoviamo nel nostro fumo. ciò � profondamente ingiusto. Sgombriamo quindi il campo dai preconcetti: i tabacchi originari, tutti gli originari cavendish compreso, sono di diverse qualità. Ve ne sono di ottimi e di scadenti, di aromatizzati e non, di "colpevoli" e di "innocenti". In diverse occasioni sul forum ho spiegato che mi piace considerare il cavendish come un tabacco originario.
Botanicamente ciò non è vero, ne sono consapevole, ma non sono un botanico e la mia scelta deriva da ben precise esigenze. In ogni caso botanicamente ci sarebbe da discutere se siano originari anche latak�a e perique, in quanto prevedono operazioni di trattamento specifico obbligatorie, così come il kentucky americano, che altro non è che burley trattato ad aria molto calda, o il semois, che � paraguay, o il novello kajun, altro prodotto che non esiste senza un apposito trattamento. L'uso di tutti questi tabacchi come originari ha ragioni meramente pragmatiche, quindi non ritengo erronea la mia classificazione. La giustifico con un piccolo assunto. Il cavendish � un tabacco che per la sua generale importanza, per la miriade di modi in cui viene declinato, trattato, associato, più che un tabacco � una categoria ideologica esattamente come lo sono il virginia o il burley. Ovvio che mancando a questa categoria un substrato scientifico, una radice botanica comune ad esempio, assume una fondamentale rilevanza definirne caratteristiche generali e limiti. Qui cominciano le sorprese in quanto le caratteristiche generali cui fare riferimento non sono legate al gusto del tabacco, che pure presenta tratti comuni tra le sue varie declinazioni, ma sono caratteristiche industriali. Se infatti ponessimo delle caratteristiche di gusto rischieremmo di infilare nella categoria cavendish cose che con il cavendish non c'entrano e ne escluderemmo tabacchi che sono veri ed autentici campioni di cavendish.
Veniamo quindi all'assunto fondamentale. Qui di seguito considerer� originarie le famiglie di tabacchi che sono cosiderati materia prima da chi concretamente produce miscele anche subendo uno specifico pretrattamento di qualunque tipo, purchè questo sia caratterizzante e sia svolto secondo elementi o fasi comuni e predefinite. In questo senso possono essere identificate le fasi di essiccamento o cura dei tabacchi sia tradizionali che industriali. Per venire al cavendish fondamentali sono tre elementi: pressione, temperatura, additivazione zuccherina. Da sempre un cavendish viene fatto così. La elevata pressione cui viene sottoposto, unita alle alte temperature favoriscono una fermentazione cui vengono aggiunti additivi zuccherini. Se uno di questi elementi non c'è contemporaneamente agli altri il risultato non è cavendish. E che Qui giungiamo ad un altro punto fondamentale. Se non si tratta di cavendish, due sono le possibilità: o si tratta di un altro originario già noto trattato industrialmente per modificarne alcune caratteristiche ed esaltarne altre o si tratta di altro originario già noto trattato industrialmente per rivoluzionarne le caratteristiche. Sembrano cose simili, ma sono assolutamente diverse. Prendiamo un burley come esempio e trattiamolo con additivi chimici. Che cosa otteniamo? Dipende da quello che facciamo.
Il burley che otteniamo è ovviamente diverso da quello originale, ma � riconoscibile come burley? Se si allora � e resta burley e costituisce un tipo di questo originario. Se invece non somiglia più ai burley e non è un cavendish allora abbiamo un problema. In pratica abbiamo appena definito a grandi linee una famiglia molto varia di prodotti oggi assai diffusi. Si tratta di tabacchi che chimicamente sono portati a perdere tutte le caratteristiche tipiche dell'originario di partenza per acquisirne altre. In se ciò non è cosa terribile, anzi può essere un'opportunità, può consentire a ciascuno di noi di avere tabacchi a basso costo dai gusti esotici e comunque nuovi, magari particolarmante aromatizzati, in ogni caso inventati in ciascuna delle sue caratteristiche. Con gli additivi infatti non si modifica solo la struttura aromatica, si può modificare il corpo, la spinta nicotinica, la struttura zuccherina, la capacità di combustione, la caratteristica struttura del bilanciamento acido/basico del fumo ed altre cose ancora più specifiche. La cosa ancora più stupefacente � che la ricerca in questo campo dei due principali gruppi industriali del tabacco (philip morris e british american tobacco, gruppi tra loro partner nella ricerca e nel trattamento delle materie prime) consente di creare prodotti estremamente sofisticati in cui tutti quegli elementi che dicevo prima possono essere attentamente calibrati.
I problemi nascono però quando questi prodotti vengono creati quali surrogati di altre materie prime magari più costose, meno disponibili per quantità o semplicemente di più difficile integrazione in miscela. A questo proposito � il caso di sottolineare come i fumatori moderni siano meno esigenti di quelli degli anni scorsi sulla qualità delle miscele, mentre sono assai più sensibili sulla continuità del gusto tra le confezioni di un medesimo brand. In pratica noto, sperando sempre di essere smentito, che i fumatori moderni preferiscono gusti più semplici ed evidenti a miscele più complesse ma magari più mild ed equilibrate, quindi più esigenti nei confronti della capacità del fumatore. Allo stesso tempo noto come dinanzi a prodotti fumati in più scatole e buste i fumatori attuali siano poco tolleranti nei confronti della tipica variabilità del gusto delle miscele del passato, variabilità data paradossalmente dalla maggiore naturalezza delle materie prime che, come ogni prodotto agricolo, sono assai variabili nella qualità tra annate e tagli diversi. Ovviamente un tabacco costruito a tavolino � più ripetibile nel gusto al variare della materia prima impiegata, mentre un tabacco che ricorre pesantemente alla chimica � sempre soggetto alla perdita di umidità e gli additivi chimici, soprattutto i meno costosi, sono tendenzialmente volatili. Anche qui ripeto quanto detto prima: in ogni categoria ci sono i buoni ed i cattivi, anche tra i "chimici". Il punto � proprio legato al costo intrinseco della materia prima. Il tabacco ha costi all'origine molto variabili condizionati da reperibilità e possibilità di impiego prima ancora che dalla qualità vera � propria. Un buon burley infatti costa più di un mediocre virginia, mentre il virginia lemon vero costa quanto un latak�a se non di più. In questo senso il tabacco chimico può consentire solo risparmi ed in questo caso di solito lo possiamo collocare tra i cattivi, oppure può avere altre funzioni. Ad esempio l'Amphora utilizza una specie di questo tabacco chimico per dare alle sue miscele attuali un gusto che un fumatore associa specificatamente alla marca in questione. Tutti i fumatori di una certa esperienza sono in grado di individuare direttamente dalle prime boccate il gusto Amphora. Questo gusto prima veniva dato da alcuni cavendish particolarmente lavorati e la cosa era complicata e costosa. Oggi lo stesso gusto è dato da un solo tabacco d'origine, particolarmente curato per dare il medesimo gusto con diverse gradazioni di corpo a seconda delle varie miscele. In questo modo il gusto Amphora � se possibile ancora più evidente e continuo, la fumata � diventata più semplice ed il produttore più che guadagnare in termini di costo, guadagna in termini di elsticità della produzione in quanto può procurarsi un tabacco solo che fa da base alle sue miscele e può curarlo diversamente a seconda delle necessità di produzione con evidenti riflessi sia sulle economie di scala in termini di acquisto, sia sul costo totale dello stoccato ovvero sugli indici di rotazione del magazzino. Ovviamente la ditta � seria e provvede a riempire questa struttura con dell'altro riuscendo così a preservare, almeno in parte secondo me , la complessità e l'evoluzione dei gusti delle proprie miscele fornendo però al contempo un forte elemento caratterizzante. 

Continua...

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20
Maggio
2010

Aromatici E Modern Test Di Abelgrifo (seconda Parte) scritto da Emilia Orefice

Leggi la prima parte

Ora che sono chiari gli attori vediamo però di parlare anche del canovaccio, cio� del modern taste vero e proprio. Anche qui ci scontriamo con una evoluzione, e per capirla dobbiamo fare un po' di storia e vedere cosa si fumava prima dell'avvento del modern taste. Fino agli anni '60 il panorama delle miscele era ripartito in 4 gruppi o famiglie di gusto. Inizialmente il gusto classico formato dai virginia pressati o meno. Tabacchi forti di corpo, di ampia palette aromatica con una evoluzione della fumata capace di mettere in difficoltà un fumatore poco avvezzo, i virginia erano considerati il punto di arrivo dell'evoluzione di un fumatore , ma anche un prodotto da fumatori forti, rustici se mi si passa il termine. Il secondo gruppo era costituito dalle mixture, tabacchi molto vari dalla struttura tipicamente verticale formata da virginia ed orientali (scottish) a cui si potevano aggiungere latak�a (english standard) o latak�a e perique con un rafforzamento degli orientali (english full) o ancora solo latak�a ma con un comparto di orientali più variegato e non solo strutturale ma anche aromatico (oriental). Oltre tutto questo in America si diffusero anche quelle in cui la base era costituita da virginia e kentuky e via via si fecero moltissime variazioni sul tema. Il gusto mixture era un gusto estremamente strutturato che si reggeva non sulla compattezza ma sul dialogo tra i vari elementi del blend che si chiama mixture non a caso. L'abilità del blender stava nel costruire un equilibrio di fumata tra elementi non solo dissimili ma anche difficilmente sposabili. A differenza infatti di quello che comunemente si crede virginia e latak�a insieme non vanno molto d'accordo e richiedono qualche trucco come la scelta degli orientali o la pressatura del virginia o ancora l'associazione tra virginia di struttura, più o meno zuccherini (old belt o africani) e virginia "aromatici" (lemon o red). Insomma la qualità degli ingredienti doveva essere elevata ma questo non bastava, c'era bisogno di una capacità di blending che puntasse sull'equilibrio. Ne venivano fuori tabacchi più leggeri in quanto a forza nicotinica, più semplici da fumare ed allo stesso tempo più completi ed evoluti in aroma. Non per nulla per anni quando si parlava di aromatici si � parlato di mixtures. Il terzo gruppo era quello dei tradizionali di corpo, in cui distinguiamo gli americani e gli europei. Gli americani a base di burley arricchito con kentucky o virginia e gli europei a base di kentucky o paraguay più o meno arricchiti. Tra gli europei non possiamo non ricrdare i vari semois, scarfelati, gris ed i nostri trinciati di prima o di seconda scelta (più o meno i nostri forte e comune ma allora si distinguevano in prima, seconda e terza scelta con quest'ultima storicamente infumabile). Si trattava di tabacchi forti di corpo e spesso di grande spinta nicotinica a cui si aggiungeva una evoluzione aromatica semplice ed immediata (ancora oggi difficile non riconoscere una carica di forte o di gris alle prime boccate). Altra differenza fondamentale tra i due tipi � che dire kentuky o paraguay in europa non sempre significa indicare gli stessi tabacchi che così si individuano oltre oceano. Il kentucky italiano � un tabacco vero e proprio che nasce da un burley botanicamente diverso da quello americano, mentre il kentucky americano � un burley essiccato a temperatura molto elevata (a fuoco). Stessa cosa per i paraguay che vedono come originali gli americani mentre gli europei, semios in testa, sono degli ibridi. Tra gli americani una particolare menzione, proprio Perchè parliamo del modern taste, va fatta per alcuni tabacchi in europa poco diffusi ma diffusissimi negli USA: i burley cased. Il burley � infatti uno dei tabacchi più coltivati in America e sulla base di questa storica materia prima si diffusero delle miscele fatte in casa con burley avanzato dalla vendita ed addizionato a seconda dei casi con degli aromatizzanti naturali (melassa, malto, wiskey) o con fiori e foglie. Tipico della zona del mississippi era infatti un tipo di tabacco credo oggi scomparso fatto con burley melassato e pressato e gambi di ciliegia. Proprio da questi esperimenti rivisti ed aggiornati dai grandi olandesi nascer� il modern taste. Ovviamente questi tabacchi erano anche giunti in europa, soprattutto sotto forma dei burley pressati e dei primi cavendish, ma non avevano sfondato Perchè non c'era dietro una scelta industriale precisa. Ultimo gruppo gli aromatici tradizionali, olandesi soprattutto di grande complessità di miscela, corpo tollerabilissimo, una certa secchezza ed un taglio sottile, elementi necessari per fumate in ambienti sostanzialmente umidi e bassa spinta nicotinica. La grande complessità di miscela si deve al fatto che gli olandesi non avevano ancora un tabacco proprio ( e quando lo avranno, il java, impareranno perfettamente ad utilizzarlo come stabilizzante) e quindi adoperavano praticamente qualunque cosa capitasse loro a tiro. Per inciso gli olandesi saranno i primi ad utilizzare i tropicali e sarà proprio questa loro estrema abilità di miscelatori a renderli parte attiva del mercato. Mi spiego. Gli olandesi vedranno nel tabacco un'occasione d'oro di fare affari, ma arrivarono sul mercato dei produttori buoni ultimi ed in situazione di monopoli consolidati. Questo popolo però elabor� una strategia commerciale straordinaria. Comprese che non poteva realizzare copie dei gusti dominanti e cap� che doveva aggredire il mercato ed imporgli un gusto nuovo di cui era l'unico depositario. Comprese anche che per ragioni geografiche e religiose aveva un territorio di influenza enorme (germania, russia, est europa, paesi baltici) praticamente tagliato fuori dai normali canali di distribuzione del tabacco. Ovviamente qui non sto parlando della rivoluzione degli anni '60, ma di quella precedente che si consuma attorno al '600. Non si tratta di una mera divagazione Perchè vedremo che il progetto commerciale di olandesi e danesi sarà proprio lo stesso circa tre secoli dopo. Tanto per farla breve partirono dal gusto già diffuso in questi mercati e ne crearono uno essenzialmente sovrapponibile per idea generale ma assolutamente diverso nello sviluppo. Infatti il fornitore più importante di tabacco di queste regioni era il Turco ed i tabacchi diffusi avevano caratteristiche tipiche: poco corpo, buona combustibilità, flavour intenso. Gli olandesi utilizzarono tutto quello che avevano a disposizione per fornire un gusto simile, ma allo stesso tempo utilizzarono tabacchi inglesi e tropicali per modificare il flavour rendendolo più vario ed accattivante. Tre secoli dopo accadr� esattamente la stessa cosa. Gli olandesi ed i danesi provarono a rispondere allo strapotere dell'industria britannica ed americana non tanto inventando dei prodotti nuovi (cavendish e burley trattati come abbiamo visto c'erano già) ma imponendo un gusto nuovo che consentisse di ottenere maggiori quote di mercato stabili e costi minori. Nacque così l'idea di creare un prodotto tendenzialemte di qualità più bassa, di flavour comunque gradevole, di fumata meno bizzosa ma soprattutto di palette aromatica più compatta e golosa. Forse gli olandesi cominciarono a comprendere prima di altri che i fumatori post bellici stavano cambiando. Erano sempre meno i fumatori che fumavano tutto il giorno (spesso nella stessa pipa) e sempre più i fumatori che limitavano le fumate a qualcosa di prezioso ed esclusivo. La pipa da compagna diventava hobby e le conseguenze sarebbero state tante. Ci sarebbe anche da notare che nello stesso tempo esplode la rivoluzione dei pipemaker danesi e che sulla scia dei tobacconist olandesi si posero immediatamente i danesi. Qui cominciano le differenze in merito ai tabacchi con due distinte scuole di pensiero che vale la pena di individuare. Gli olandesi, abituati a mercati più importanti ed a far conto sulle economie di scala si buttano decisamente sui cavendish. I danesi con volumi di mercato più ridotti ed ancora commercialmente schiacciati dall'inghilterra sia per la dipendenza al gusto sia per rilevanza del mercato, si butteranno sul burley. Due risposte alla stessa domanda, ma due risposte assai diverse. Nella prima ricordiamo che il cavendish richiede importanti investimenti in termini industriali. Richiede metodo, investimenti in stabilimenti, macchine, impianti. Richiede studio in quanto un cavendish si progetta a tavolino. Inoltre ricordiamo che il cavendish si può fare con tutto, con ogni originario di media qualità e si deve mescolare. Un amphora viene (veniva) fatto con una cinquantina di cavendish diversi, un troost con almeno 35. L'approccio danese invece non necessita delle medesime capacità produttive e finanziarie e ben si sposa con realtà tendenzialmente più piccole. Richiede una materia prima, il burley che � di solito estremamente disponibile in ottima qualità, che � molto lavorabile anche in piccoli lotti e che già veniva aromatizzata con successo. Richiede meno investimenti stabili, realtà meno industriali e meno spazi. Tutto questo parte da una differenza sostanziale. Abbiamo detto che il cavendish richiede aumento di temperatura e di pressione ed additivazione e richiede che questi elementi siano presenti contemporaneamente. Il burley può subire durante la concia tutte e tre queste fasi, ma non è necessario che le subisca assieme. L'elemento complicato � la pressione. Addizionare una base sottoposta a temperatura ed a una pressione superiore richiede macchine ad aria e se i volumi di produzione sono elevati, le macchine di questo tipo diventano costose, ingombranti e complicate. Se invece non dobbiamo utilizzare il requisito della contemporaneità allora possono alternarsi bagni in vasche e utilizzo di presse. Perchè non si possono utilizzare assieme? Perchè la pressa non riesce a diffondere la concia in modo uniforme e questo rende (forse potremmo dire rendeva visto che oggi esistono le presse Broners, particolari contenitori scaldati con un doppio fondo bucato e collegate a motori ad aria compressa che riescono ad ottenere gli stessi risultati, ma sono una invenzione recente e noi ci riferiamo agli anni '50 e '60) la qualità del tabacco assai altalenante. Anche questa e' una caratteristica del modern taste. Il tabacco deve essere un prodotto di serie. Deve mantenere lo stesso gusto indipendentemente dalla partita di confezionamento, dall'annata delle componenti, dagli eventi vari del processo produttivo. Sia gli olandesi che i danesi ottennero questo risultato sia pure con metodi diversi. Comune era la complessità delle miscele, più sviluppata degli altri prodotti in commercio (mac baren fa il the cube con 150 tabacchi diversi) e questo consente, abbinando la capacità del blender, di avere lo stesso gusto con miscele lievemente diverse per ciascuna partita in relazione alla qualità delle singole componenti semilavorate. Gli olandesi aggiungono l'estrema versatilità del cavendish e, cosa essenziale, la busta termosaldata, che non è una loro invenzione, il brevetto � addirittura americano, ma sono loro a diffonderla. Inoltre gli olandesi inventano il top casing che se ci pensiamo � una sottilissima truffa. Infatti profumando la busta il fumatore si convince all'apertura di avere sempre dinanzi lo stesso prodotto e ne tralascia le sottili differenze. In effetti però sta ricordando il top casing e, altro piccolo trucco, lo associa ad elementi che sa ci devono essere. Un cavendish alla ciliegia riporter� ciliegia sulla busta, ma potrebbe avere solo una profumazione simile che leggiamo come tale Perchè sappiamo che deve essere di ciliegia. Tutto questo ha a che fare con alcuni meccanismi della memoria olfattiva. Noi infatti non ricordiamo uno specifico odore nuovo, ma associamo un nuovo odore intenso ad altri ricordi olfattivi assimilati durante l'infanzia e lo sviluppo. Solo durante l'infanzia infatti, e solo limitatamente durante lo sviluppo, la memoria olfattiva primaria si forma in modo diretto. Poi aumenta solo la nostra memoria olfattiva di secondo grado ovvero di relazione. I danesi invece lavorano sul burley che � tutta un'altra bestia e raggiungono il risultato grazie alla loro particolare capacità di essere flessibili con i metodi di prodzione. Una pressione prolungata per una singola partita, qualche grado di temperatura in più, una diversa concentrazione di aromatizzanti e l'uniformità � ottenuta. Per gli olandesi questo e' impossibile, troppo grandi i volumi di produzione, ed inutile. Loro possono utilizzare il cavendish e quindi normalizzano la produzione ad un livello precedente. Nascono così i primi modern taste ed i primi in assoluto sono i van dyke, poi in bell'ordine troost, mac baren ed amphora. Non e' un successo immediato. Anzi. La Vandyke fallisce nei primi anni '50 e viene venduta. Per anni la troost esister� solo Perchè produce su licenza alcuni prodotti inglesi per il mercato delle ex colonie. La mac baren introdurr� prima alcune mixture di tipo inglese con burley e poi la storica scottish mixture. Questo sarà il primo prodotto di successo del nuovo gusto, seguito da altri, il plumkake, l'amsterdamer modern taste, il troost aromatic mellow. Negli anni '60 il nord europa � conquistato ed ormai il regular dell'amphora e' diffuso anche da noi. Una rivoluzione cui si piegano anche le mixture inglesi, si pensi al 965, o gli stessi tradizionali olandesi, il flying duchman. Ormai sono sul mercato prodotti di seconda e terza generazione come i black cavendish o i kentucky cased che riprendono le tradizioni americane e le riammodernano. Si aromatizza a tutto perfino all'dore di tabacco. Ogni casa produce almeno un tipo regular, classico e meno aromatico, un tipo full, molto aromatico ma tendenzialemte con un corpo medio, ed un tipo black, estremamente complesso e appena più soddisfacente in corpo. Poi verr� la moda dei light e dei mild. Sempre presenti invece un tipo ai frutti rossi ed uno con aromatizzazione ai distillati, soprattutto di malto.

Oggi il modern taste regna abbastanza incontrastato nella fascia media del mercato ed il concetto di aromatizzato si � pesantemente evoluto. Ma cosa e' oggi il modern taste?

� un gusto rotondo, compatto, variabile al corpo ed all'aroma, ma sempre morbido, il termine dolce non mi piace assai, che ha invariabilmente note di frutta secca in struttura, una media spinta nicotinica ed una spiccata continuità sia in fumata che in qualità produttiva (l'uniformità di cui parlavo prima oggi bagaglio necessariamente comune ad ogni tipologia di tabacco che non appartenga ai pochi produttori artigianali seri rimasti). La cosa più stupefacente del modern taste � che ha cambiato la logica del fumatore, o meglio ne ha assecondato il cambiamento. Noi ne siamo tutti figli. Il nostro paradigma gustativo � cambiato. Un tabacco di difficile combustione oggi era ampiamente tollerabile una volta, quando a parte i tradizionali tutti i tabacchi full avevano problemi in questo campo. Oggi che gli aromatizzati hanno semplificato la vita del fumatore, siamo diventati intolleranti a tutto quanto sia eccessivo negli elementi tipici del gusto che non siano il flavour. Per questo parametro le cose sono invece profondamente cambiate. Ci siamo abituati a flavour intensi anche nei tabacchi regular ed estremi in tutti gli altri prodotti. Si pensi alle em dove una standard oggi viene considerata dai più insipida ed una perentuale di latak�a del 20% viene additata come insufficiente. A questo proposito � ben possibile che il latak�a sia oggi meno buono di quello di un tempo, ma � certo che oggi i tabacchi hano un flavour medio assai più intenso e quindi anche le em debbano avere più aroma e quindi più latak�a. Capire se tutto questo sia avvenuto a causa del diffondersi del modern taste o contemporaneamente ad esso non è facile. Probabilmente il diffondersi del modern taste � stato reso possibile dal cambiamento dei gusti dei fumatori ed in seguito a sua volta ne ha condizionato i comportamenti. E questo forse � il vero punto della discussione.

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07
Giugno
2011

Grande Della Pipa 2011: Alessandro Corsellini scritto da Emilia Orefice

Grande Della Pipa 2011: Alessandro Corsellini

Il premio "grande della pipa" 2011 è stato assegnato quest'anno ad Alessandro Corsellini, commerciante e artigiano fiorentino, terza genrazione di un mondo e di una famiglia che da 130 si occupa di pipe e di lento fumo a Firenze.
Pur essendo in pensione e ormai in una posizione defilata nel mondo del lento fumo, Corsellini rimane pur sempre un protagonista importante di questo settore.

LA MOTIVAZIONE

Andiamo a cercare lontano, a quando l'Italia era poco più che adolescente, una manifattura che ha attraversato due guerre mondiali, una inondazione, il 68.

Una manifattura che con un lavoro accurato ha usato l'eleganza per resistere alle brutture della storia.

La manifattura di un artigiano che rappresenta senza ombra di dubbio la storia della pipa espressa da tre generazioni! L'intimo testimone di un'arte che ha attraversato 130 anni della nostra passione comune.

Da grande professionista si è sempre distinto per la modestia e la correttezza senza mai imporsi, giudicando il proprio lavoro con assoluto distacco e obiettività.

A lui dobbiamo, inoltre, la diffusione del lentofumo e la valorizzazione delle relative gare che tanto hanno fatto in termini di aggregazione e affiliazione.

Non potevamo non tenere conto di questa importante presenza nella storia della pipa

Ed è, quindi, con orgoglio che Fumarelapipa.com consegna il premio "Grande Della Pipa" 2011 all'artigiano fiorentino Alessandro Corsellini.

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24
Novembre
2011

Le Pipe Di Holmes - Novembre 2011 scritto da Emilia Orefice

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26
Maggio
2012

Grande Della Pipa 2012: Stefano Santambrogio scritto da Emilia Orefice

Il premio "Grande Della Pipa italiana 2012" � stato assegnato all'artigiano gaviratese Stefano Santambrogio.
Il premio � stata anche l'occasione per ricordare i 100 anni di attività dell'azienda di famiglia che sarà celebrata il 10 e 11 novembre a Varese.
La premiazione � avvenuta a Cagli alla presenza del sindaco e del collega di Santambrogio, Gigi Crugnola (a sua volta premiato nel 2009) che ha letto la motivazione del premio che riportiamo qui di seguito: "Uno stile sobrio, inconfondibile e decisamente espressivo di una professionalità e di un carattere che non possono passare inosservati ad un galateo di forme e proporzioni tutto proteso al pieno rispetto del fumatore ed estraneo ad ogni tipo di retorica costruttiva ossequiosa delle mode. Ha sempre realizzato oggetti che testimoniano un lavoro di grande originalità incarnato in una tradizione di cui, senza alcun dubbio, � rappresentante significativo. Nel panorama dell'artigianato pipaio gode certamente di una posizione di grande privilegio avendo l'onore e l'onere di ereditare un impegno che ha attraversato tre generazioni. Per questo motivo e in occasione del raggiungimento di un secolo di attività del laboratorio di famiglia che gestisce da oltre 40 anni con passione, responsabilità e profonda convinzione, Fumare la pipa.com conferisce con orgoglio il premio Grande della pipa italiana 2012 all'artigiano gaviratese Stefano Santambrogio Cagli 19 maggio 2012

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24
Maggio
2012

Le Pipe Di Holmes - Maggio 2012 scritto da Emilia Orefice

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21
Settembre
2012

Ricordo Di Giancarlo Guidi scritto da Emilia Orefice

Ricordo Di Giancarlo Guidi

Un ricordo commosso di Giancarlo Guidi, fondatore di Mastro De Paja e Ser Jacopo, scomparso recentemente, scritto dal suo storico rivenditore, nonchè amico di antica data, Giorgio Musicò

Carissimo Giancarlo, ti ricordi? Era il 1972 quando ci siamo conosciuti. Qualche anno dopo abbandonasti la tua esperienza di Mastro de Paja; pochi sanno che usavi questo nome, in onore di Giancarlo Pajetta, il più intransigente dei comunisti. Avevi fondato l'azienda lasciando al tuo amico e socio Giannino Spadoni la distribuzione di quelle pipe. Io all'epoca lavoravo nel negozio di Carmignani. Avevo trattato le Mastro per un po' di tempo ma non condividevo la foratura doppia del cannello. Ti presentasti in negozio con le tue pipe "Ser Jacopo" offrendoci l'esclusiva per Roma. Non ne ebbi una buona impressione. La maggioranza di queste pipe presentavano grosse dimensioni e tu sai quanto io fossi contrario a questo tipo di modellistica. "Proviamo - dissi - non tutti i fumatori sono della mia opinione". c'è anche da aggiungere che negli anni '70 le pipe italiane erano in prevalenza fatte tutte in quel modo. Fu un inizio in sordina, ma con il passare del tempo tu sviluppasti la tua fantasia e la tua precisione grazie anche ai miei suggerimenti. Da allora mi convinsi che il nostro rapporto sarebbe durato a lungo, motivato soprattutto dalle tue qualità umane: il tuo sorriso, la tua allegria e il distacco dagli aspetti commerciali del tuo lavoro mi commossero e mi conquistarono. Sono trascorsi quasi 40 anni di collaborazione, iniziata nel negozio Carmignani e poi esplosa nel mio. Sei stato il mio miglior fornitore e il mio miglior amico. Sono venuto a Pesaro innumerevoli volte e sempre era una gioia trascorrere ore nel tuo laboratorio parlando con i tuoi collaboratori che spero possano continuare il tuo lavoro (Fiorella e Simone: i tuoi pupilli saranno all'altezza della situazione avendo avuto un maestro di così eccezionale capacità creativa e umana). Il mondo della pipa è modesto, piccolo, ma Giancarlo Guidi, alias "Ser Jacopo" nessuno lo ignora e nessuno lo potrà dimenticare. Sapevo della tua malattia e con ansia, in questi ultimi tempi, ti chiamavo al telefono. La tua voce squillante si era leggermente affievolita ma la tua frase che scolpirei nella tua tomba, "ascolta Giancarlo" continua suonarmi dentro le orecchie da quando ho saputo della tua morte. Ci hai lasciato troppo presto, ed io, che sono più vecchio di te, mi sento in colpa di esserti sopravvissuto. Se veramente esiste un essere soprannaturale, gli suggerisco di "ascoltare Giancarlo" e magari fumare una delle sue creazioni. Scusa la retorica.

Il tuo affezionatissimo Giorgio Musicò

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16
Novembre
2012

Dieci Anni Insieme scritto da Emilia Orefice

Il riconoscimento assegnato a fumarelapipa.com durante la manifestazione "Non solo fumo a Varese", da parte del Pipa Club Italia ratifica definitivamente il ruolo che questo sito ha assunto e assume tuttora nel mondo della pipa e del lentofumo in generale. Scrive Eugenio Montale: "tutte le immagini portano scritto più in l�", rimandano sempre a qualcosa oltre se stesse. Compiono un percorso che le altera ma che ne rivela anche l'essenza. Questi 10 anni di fumarelapipa.com hanno rappresentato un cammino in cui le intenzioni e i risultati sono andati oltre i fini e e gli scopi che ci eravamo prefissati nei primi anni di attività, convinti di essere solo una interfaccia virtuale ad un mondo che forse rischiava e rischia tuttora di scomparire. Ora, il bilancio consuntivo di questo decennio ci coglie stupiti di fronte ai risultati raggiunti da noi che, come Colombo, eravamo sicuri di una via per le indie e invece abbiamo scoperto nuove terre. Questi risultati non riguardano solo il forum e la partecipazione ad esso ma anche tutti gli eventi e i club che abbiamo patrocinato organizzato e incoraggiato. Non pensavamo n� prevedevamo che un sito nato in sordina potesse arrivare a simili traguardi. Pur consapevoli del fatto che rivenditori e distributori rimangono sempre la boa che non va mai doppiata, fumarelapipa.com vuole essere un sorta di guardiacoste che scruta l'orizzonte e individua navi che stanno per attraccare a un porto ma non può assolutamente sostituirsi a chi giudica la qualità di queste navi. Fuor di metafora, il nostro sito � stato sempre aperto a tutte le novità, cercando di riconoscere e individuare nuovi artigiani, facendo sempre presente che � il mercato a decretarne la bravura. Ma il compito principale che oggi sentiamo di attribuire a fumarelapipa e a siti omologhi � quello di mantenere intatto questo oggetto in un tempo dominato dalla tecnologia, rimanendo vigili di fronte ad ogni forma di tirannia che ci vuol togliere i contatti con la tradizione. Ribadiamo quello che abbiamo sempre detto in altre sedi: il merito di fumarelapipa.com, insieme al processo intero innescato su internet, � quello di aver sdoganato la pipa e di averle dato una vita diversa, strappata dai vari salotti che hanno sempre rappresentato un deterrente, su alcune persone, per non avvicinarsi al piacere procurato da questo oggetto. Grazie, invece, alla veste dimessa e "scollacciata" del forum, abbiamo fatto accostare giovani maggiorenni che sentivano nei confronti della pipa una sorta di timore reverenziale quand'anche non fosse un pregiudizio che la confinava in qualcosa di esoterico o in un feticcio ad appannaggio di poche categorie sociali. La tentazione di sentirsi privilegiati o di far parte di una elite ammalia sempre le coscienze di ogni fumatore di pipa, soprattutto quando quest'ultimo esalta marchi, luoghi, negozi, atmosfere, momenti... tutto ciò che fa pensare che la pipa non possa essere per tutti e per tutti i momenti. Invece noi riteniamo che si debba fumare in salotto come anche lungo la spiaggia; tra colleghi fumatori come anche tra amici appena tornati dalla discoteca. Si fuma una Dunhill come anche una pipa di pannocchia, con lo stesso piacere e con la stessa voglia di rilassarsi. Questo � il senso che abbiamo sempre voluto veicolare, senza dimenticare ovviamente l'importanza di stili, cifre riconoscitive dei vari brand storici e meno storici. Abbiamo sempre raccontato e valorizzato tutti i marchi sapendo che ognuno di essi � una tappa, un tassello alla storia lunga e gloriosa di questo amato strumento da fumo. Dal 2002 abbiamo accolto più di 8000 fumatori che appartengono a categorie lontanissime tra loro: dai 18enni ai 70enni, dagli studenti ai professionisti facoltosi, da persone che hanno una o due pipe a collezionisti che ne hanno svariate centinaia. E questo senza che mai taluni potessero far sentire la propria superiorità e senza che talaltri facessero sentire di essere a disagio. Gli screzi e le polemiche tra gli utenti non possono essere smentiti, ma non pesano nel piatto della bilancia che raccoglie questi 10 anni, per i quali ringraziamo tutti quelli che ci hanno voluto bene, utenti e sponsor, senza fare alcuna distinzione Perchè le amicizie e le preferenze si perdono nella grande avventura in cui un unico orizzonte � scrutato da tutti. La redazione

Categories: Pagine di fumo

12
Marzo
2013

Le Pipe Di Holmes - Marzo 2013 scritto da Emilia Orefice

Categories: Pagine di fumo

20
Maggio
2014

Le Pipe Di Holmes - Maggio 2014 scritto da Emilia Orefice

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