Manuali

19
Maggio
2005

Rodaggio scritto da Emilia Orefice

Teoria generale
Quando compriamo una pipa nuova è il passaggio dalla vetrina all'uso prevede una fase iniziale detta rodaggio ossia un periodo di formazione è nel fornello è di una pellicola di carbone comunemente chiamata crosta che è stando alla definizione tradizionale è serve ad isolare la radica da eventuali bruciature ed evitare in tal modo di rovinare irrimediabilmente la pipa.

Funzione della crosta riguardo al gusto
Secondo la teoria più accreditata e anche secondo esperienze concrete dei fumatori è la crosta avrebbe un ruolo fondamentale per far "maturare" la pipa eliminando quel gusto aspro tipico della radica vergine ricca in genere di tannini.
In altre parole è nelle pipe di radica la crosta sembra affinare e arrotondare il gusto del fumo; durante questa fase le fibre del legno assorbono e trattengono le sostanze del tabacco acquisendo un sapore originario che accompagna è "colora" è definisce e in alcuni casi esalta quello effettivo del fumo prodotto durante la combustione. Questo aspetto lo si nota soprattutto quando si fumano tabacchi che è in genere è hanno un gusto poco intenso è tant'è vero che in pipe di porcellana o di schiuma passano piuttosto inosservati. Partendo da questa prospettiva è si evince che il rodaggio debba avvenire con certi criteri che prevedano anche unèattenzione al tipo di tabacco da usare per il battesimo della pipa in modo che quest'ultima maturi soddisfacentemente e abbia una crosta con un gusto netto. Ma di questo parleremo in seguito.

Esecuzione del rodaggio classico
Ora passiamo alla effettiva esecuzione del rodaggio: secondo esperti e teorici del rodaggio è la fase iniziale diventa nevralgica nel momento in cui occorre che una pipa nuova si abitui al calore che è legato anche alla quantità di tabacco bruciato. Per questo motivo le regole del rodaggio classico prevedono che per le prime 4/5 fumate il fornello venga caricato solo per metà fino a riempirlo gradualmente durante le fumate successive.
Questa tecnica si rivolge soprattutto al neofita perchè gli permette di controllare la fumata senza surriscaldare il fornello è concedendogli il tempo di apprendere una tecnica che lo renda in seguito più disinvolto.

Rodaggio a fornello pieno
Laddove lo accettino è altri fumatori più esperti eseguono invece un rodaggio "forte" (detto anche alla francese) che implica una concezione e una tecnica del rodaggio opposte a quelle descritte in precedenza. Esso consiste è infatti è nel riempire completamente da subito la pipa nuova fumandola per un numero di volte al giorno che varia in base alle abitudini del fumatore. In tal modo il maggior calore che si sviluppa apre i pori della radica permettendole di traspirare di più e favorendo in tal modo l'assorbimento delle sostanze aromatiche del tabacco che determinano è come abbiamo detto è la "maturazione" della pipa.

Conclusione del periodo di rodaggio e spessore della crosta
La fase di rodaggio dovrebbe concludersi nell'arco di circa venti fumate è numero sufficiente è secondo alcuni è perchè la pipa imbarchi calore maturando bene senza rischi di traumi è e perchè si formi una crosta piuttosto consistente. Quando diventa di uno spessore eccessivo la crosta dovrebbe essere ridotta e mantenuta a circa un millimetro con uno strumento specifico detto Grattapipe.

Teorie sullo spessore della crosta
Sullo spessore della crosta ci sono è tuttavia è diverse opinioni. Alcuni sostengono che una crosta molto spessa dia più gusto e sapore alla fumata è altri invece asseriscono che quando diventa eccessiva il suo spessore si presenta irregolare causando problemi alla combustione e contaminando il gusto. Secondo una teoria che non trova decisive conferme nella pratica è se la crosta eccede potrebbe causare la rottura della pipa perchè con il calore l'estensione della crosta risulta essere maggiore di quella della radica.

Uso del tabacco per il rodaggio
Un aspetto da sottolineare è che durante la fase di rodaggio si suggerisce di non cambiare tabacco o quantomeno di mantenersi sulla stessa tipologia per evitare che la pipa ottenga un sapore troppo piatto e poco definito.
Ma quale è il tabacco da usare per il rodaggio?
c'è un tabacco più adatto degli altri per questa fase?
In questo caso non c'è una risposta oggettiva e valida per tutti; ci limitiamo a indagare i comportamenti dei fumatori e cercare di ricavarne delle motivazioni ragionevoli. Rodaggio con trinciato naturale e versatilità della pipa.
Alcuni consigliano tabacchi naturali a base di Kentucky come il nostro Comune che è un trinciato ricco di corpo ma dal gusto piuttosto neutro che non compromette quello dei tabacchi successivi e che conferisce alla pipa un sapore preliminare che la prepara a definire e a svelare al meglio le sfumature di gusto delle varie miscele.
Da un punto di vista esclusivamente funzionale è questo trinciato si presenta piuttosto secco con un taglio medio perfettamente in linea con le trinciature classiche.
Questa secchezza gli consente di bruciare molto in fretta e formare subito la crosta perchè favorisce immediatamente la caramellizzazione degli zuccheri visto che ha pochissima umidità. Ovviamente è come per tanti altri aspetti che riguardano il fumo della pipa è l'utilizzo di un trinciato naturale per il rodaggio non è una regola fissa o un passaggio obbligato ma solo un suggerimento dettato da riscontri effettivi in molti fumatori. Partendo dal punto di vista del neofita che ha la tendenza a sperimentare continuamente è possiamo interpretare il rodaggio come un modo per rendere la pipa versatile con tabacchi differenti; in virtù di questo ci pare opportuno metterla nelle condizioni di farlo adottando degli accorgimenti.
Infatti bisogna tener conto che è almeno secondo una certa letteratura è una crosta prodotta dalla combustione di un trinciato naturale è in quanto non particolarmente ricco di essenze fruttate è porta la pipa ad essere più recettiva alle più svariate tipologie di trinciati e miscele che il mercato offre.
Facendo eco ai suoi sostenitori è possiamo affermare che il rodaggio eseguito con questi trinciati è in grado di svelare le caratteristiche peculiari di una pipa e a farne emergere pregi e difetti; altri tabacchi non lo consentono perchè magari sono troppo invasivi o troppo zuccherini e impediscono alla radica di manifestarsi nel suo sapore.

Rifiuto dell'uso del rodaggio da parte di alcuni fumatori
Come abbiamo accennato prima è quanto detto vale soprattutto i neofiti che tendono a sperimentare tabacchi differenti e che in genere non hanno molte pipe (e devono quindi utilizzare la stessa pipa per tabacchi differenti); una volta che si diventa fumatori sempre più monotematici e attenti alle caratteristiche dei trinciati e delle pipe è ognuno può utilizzare il tabacco che più piace o che ritiene più opportuno per rodare una determinata pipa.
Possiamo semplicemente ribadire che un tabacco eccessivamente aromatizzato è in fase iniziale impregnerebbe eccessivamente la pipa è per cui si consiglia di usarlo a rodaggio ultimato poichè una crosta ben fatta filtra meglio certi aromi.
Ad ogni modo è man mano che l'esperienza aumenta e con essa il "parco pipe" è l'importanza del rodaggio assume diverse valenze; in alcuni casi la sua interpretazione viene talmente estremizzata tanto da considerarlo inutile soprattutto se consideriamo il fatto che la crosta si forma comunque a prescindere dalle funzioni che le si attribuisce.
Questo accade soprattutto per coloro che fumano tabacchi della stessa tipologia (miscele inglesi piuttosto che flakes o blend americani piuttosto che Olandesi). Perchè in questo caso non avrebbe senso una versatilità della pipa nell'abito di tabacchi simili.
Quindi è ragionevole pensare che il fumatore esperto e monotematico non abbia bisogno del rodaggio per una questione legata alla coerenza con tabacchi specifici.

Conclusioni
Ad ogni modo è che il rodaggio venga fatto con i criteri qui descritti o con altri è che venga eseguito o meno è che lo si faccia con un trinciato naturale o con altri tabacchi è una cosa pare ovvia e importante: una pipa nuova non ha bisogno di alcuna preparazione particolare ed è già subito pronta per essere fumata.
L'unico accorgimento suggerito in seno ad una scuola che definiamo romana è è quello di ungere di un sottile strato di miele il fornello di una pipa in occasione della prima fumata; una operazione è quindi è che va fatta una volta sola.
Essa favorisce è stando a quanto dicono gli adepti di detta scuola è una preliminare protezione della radica vergine e la formazione più rapida della crosta. I puristi ritengono questo metodo errato perchè rifiuta il contatto diretto con il legno. Lo stesso discorso è da farsi per quanto riguarda i fornelli "pre-rodati" ossia fornelli trattati con un non ben definito carbone vegetale che a sentire molti produttori è esonera il fumatore a fare il rodaggio perchè rende la pipa già protetta e buona di gusto.
Quanto detto è una sintesi di alcuni comportamenti standard di molti fumatori e di alcune teorie presenti in manuali rinomati; con il rodaggio abbiamo toccato diverse questioni che ruotano intorno alla pipa; ma ribadiamo che qui non si vogliono dare delle regole fisse che devono essere necessariamente eseguite per ottenere dei risultati.
Questi ultimi sono in misura delle esigenze di ciascun fumatore e della pipa (marca è forma è modello è stagionatura...).
Ognuno di noi adotta il metodo che più è in grado di soddisfarci e di farci arginare certe difficoltà di approccio.
Un manuale deve avere il compito di offrire delle linee concettuali per affrontare una esperienza ma è solo quest'ultima insieme al tempo a rendere un fumatore libero da ogni difficoltà.
Le regole del gioco possono essere scritte ma solo nell'esperienza diventano vive.

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23
Maggio
2005

Accensione scritto da Emilia Orefice

Teoria generale. Un esperto fumatore di pipa sa che una buona fumata dipende anche da come si accende la pipa una volta caricata. La fase dell'accensione comporta una serie di accorgimenti da adottare affinchè l'intera superficie del tabacco sia coperta dalla fiamma in maniera da consentire una combustione omogenea che permetta un più facile scambio con la l'ossigeno dell'aria e con le pareti esterne del fornello per agevolare una maggiore dispersione di calore. Una combustione parziale causerebbe un contatto con la parte non combusta che comprometterebbe il tutto con formazione di umidità durante la fumata proprio perché il calore non si distribuisce perfettamente. E' essenziale quindi che tutta la superficie del tabacco sia avvolta dalla brace per favorire una completa riduzione dello strato di tabacco interessato a cenere. Ciò determina il successo di una fumata in quanto tutte le sostanze che caratterizzano l'aroma e il gusto di un tabacco entrano in gioco e non rimangono inespresse come succede invece quando il tabacco non brucia o brucia male. Una combustione pessima infatti è sempre l'origine di vari inconvenienti che pregiudicano l'intero piacere nel fumare la pipa. Questo spiega come mai l'accensione richieda una certa concentrazione e debba essere fatta senza fretta.
Tecnica. Una volta caricata la pipa è la fiamma viene avvicinata alla superficie del tabacco che deve essere il più piatta possibile senza alcuna escrescenza di sorta; il movimento della fiamma deve essere circolare proprio per garantire la distribuzione omogenea della brace; la pipa va tenuta ferma in bocca in quanto ciò che si deve muovere è solo la fiamma. è importante precisare che l'accensione deve essere accompagnata da poderose e potenti aspirate al fine di dirigere la fiamma verso il tabacco e alimentare la brace. Dopo la prima accensione si prevede un sollevamento del primo strato di tabacco dal resto della stratificazione che si è seguita per caricare la pipa; a questo sollevamento potrebbe seguire (ma non è detto) un primo spegnimento. Indi si interviene con il curapipe o pigino per premere e parificare lo strato di tabacco sollevato è dopo di ciò si procede alla riaccensione seguendo sempre la regola della uniformità della fiamma. Nella pratica non si escludono degli inconvenienti è ma se la brace è ben alimentata e se la pipa è stata caricata bene senza premere eccessivamente il tabacco è in teoria la fumata dovrebbe procedere facendo attenzione è però è che le aspirate siano cadenzate e corte per evitare,oltre a un sapore spiacevole è di scottare la lingua e di rovinare la pipa con il surriscaldamento.
Inconvenienti. I motivi per cui una fumata non procede come dovrebbe sono tantissimi e in questa sede sarebbe dispersivo entrare nei dettagli. Ne elenchiamo solo alcuni tra i principali.

  • Il tabacco è stato premuto male per cui l'ossigeno non si distribuisce bene e la pipa si spegne. A tale inconveniente si ovvia bucando il tabacco con lo spillone del curapipe. E' un metodo che serve soprattutto a salvare la fumata ma non garantisce la bontà della medesima.

  • Il tabacco è troppo umido per cui la pipa riscalda troppo e si spegne spesso. Questo problema non si risolve se non cambiando tabacco.

  • Durante la fumata si forma umidità nel cannello. Si interviene con uno scovolino che asciuga il cannello e il bocchino.

  • Il tabacco è troppo secco per cui brucia in fretta e lo strato si solleva facilmente non consentendo un contatto con la stratificazione. Quindi il tabacco deve avere una giusta umidità.
    Strumenti. Per accendere la pipa si possono usare diversi strumenti dal fiammifero all'accendino a gas (in commercio ce ne sono di specifici con fiamma orizzontale). Si sconsigliano i cerini e gli accendini a benzina poichè tendono a contaminare il gusto del tabacco. Con l'accendino a gas è anche qualora fosse fatto apposta per la pipa è se ha una fiamma troppo invasiva è si rischia di bruciare il bordo del fornello; il fiammifero permette di governare meglio la fiamma e di dirigerla su tutta la superficie del tabacco. è altresè chiaro che l'accendino è più pratico soprattutto se ci si trova all'aperto.
    Tecnica alternativa. Questa che abbiamo descritto è la tecnica classica dell'accensione che si basa sull'uso della fiamma indiretta data dagli accendini e dai fiammiferi. Questa fiamma è in quanto tale è non è abbastanza potente da far bruciare il tabacco senza alcun aiuto e quindi prevede che all'inizio dell'accensione il fumatore aspiri in maniera vigorosa al fine di convergere la fiamma stessa verso la superficie del tabacco alimentando cosè la brace. Secondo alcuni,però è l'intervento di questo procedimento sarebbe il principale responsabile del tanto temuto surriscaldamento della pipa. Per ovviare a ciò si suggerisce l'uso di un accendino antivento con fiamma diretta. Quest'ultimo produce una fiamma talmente potente e invasiva da far bruciare direttamente il tabacco senza l'ausilio di queste vigorose aspirate. In questo modo è si eviterebbe appunto di surriscaldare il fornello ottenendo già da subito una pipa fresca. L'unico rischio è quello di rovinare il bordo del fornello a causa della potenza della fiamma; è opportuno è perciò è utilizzare questo accendino con molta attenzione: si accosta la fiamma al tabacco un numero di volte della durata di un secondo ciascuna è seguite da intervalli di 5 secondi. E questo fino a che il tabacco non è completamente bruciato.

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06
Aprile
2007

La Radica scritto da Aqualong

LE ERICACEE

Famiglia cosmopolita di piante fiorifere a portamento prevalentemente arbustivo è ma anche erbe perenni è a forma di liana e è raramente è ad albero.
Hanno foglie semplici è alternate (raramente opposte) è coriacee è prive di stipole è con lamina ridotta. Possono essere decidue o sempreverdi.
Fiori tetrameri o pentameri è generalmente ermafroditi è più o meno penduli; hanno una corolla gamopetala attinomorfa urceolata o campanulata.
Gli stami sono 8-10 è le antere sono a volte provviste di appendici a forma di speroni. L'ovario è pluricarpellare sincarpico è supero o raramente infero come nei mirtilli).
Il frutto ha una forma a capsula o bacca è più raramente a drupa.
Il genere Erica (nome di origine oscura è usato da Plinio) è vastissimo è comprende circa 650 specie è si estende dall'Europa atlantica e mediterranea ai monti tropicali africani è fino all'Africa meridionale dove assume il massimo sviluppo.
La distribuzione delle eriche intorno al Mediterraneo è ritenuta una sorta di relitto della vegetazione montana subtropicale del Terziario medio che si è differenziata nelle specie più xerofile nella regione mediterranea e nelle specie più mesofile (piante che esigono una mediocre quantità di acqua è intermedie tra le xerofile e le igrofile) diffuse nella regione atlantica è mentre il diffondersi delle specie sudafricane è spiegato con una espansione più tardiva è legata al graduale spostarsi verso sud delle zone calde.

Le caratteristiche

Le piante appartenenti a questo raggruppamento si presentano come fruttici (alberelli) di varie dimensioni è ad accrescimento alquanto lento è non di rado con foglie piccole (microfille) è persistenti è fiori di varia foggia singoli o riuniti è frutti a capsula o a bacca. Sono piante generalmente adatte a terreni fortemente acidi e dispongono di una particolare micorrizia (funghi sotterranei che vivono in simbiosi con le parti terminali delle radici delle piante) che permette loro di trarre nutrimento da substrati particolarmente difficili è sui quali solo i funghi sono in grado di compiere la funzione di rimettere in circolo le sostanze nutritive. In Italia sono spontaneamente presenti otto specie di erica; alcune tipiche di delimitate zone geografiche è altre presenti in ogni regione della penisola.

ERICA ARBOREA (volgarmente stipa maggiore)

I fiori della Radica ArboreaAlberello di altezza variabile da 1 a 6 metri è con rami eretti. La corteccia dei fusti è di colore rossastro è mentre i rami estremi giovani sono ricoperti da una lanugine bianchiccia. Questo è il carattere distintivo che permette di riconoscere l'erica arborea dalle altre eriche che si associano ad essa nella macchia mediterranea è in particolare dall'Erica scoparia. Le foglie sono aghiformi e con una linea bianca di sotto. I fiori sono penduli è raramente eretti è riuniti in racemi terminali più o meno fitti; hanno corolle di colore biancastro è con leggere sfumature rosee. La fioritura avviene da marzo a maggio. L'apparato radicale è costituito da poche diramazioni piuttosto grosse e disposte a raggiera.
Predilige i terreni silicei è quindi a reazione acida. è presente in tutto il territorio dell'Europa meridionale è nel Caucaso e si spinge nell'Africa equatoriale fino alle isole dell'Oceano Indiano.
In Italia manca nella Pianura Padana; sulle Prealpi è diffusa attorno al lago di Garda e dal lago di Corno risale fino a Colico e Chiavenna.
L'erica arborea è un tipico elemento della macchia mediterranea.

 

ERICA SCOPARIA (comunemente scopa gentile)
Arbusto cespuglioso è alto fino a 2 metri è con chioma densa; i giovani rami è con corteccia rossastra alternata a placche argentee è sono glabri è (privi di lanugine). Le foglie è lucenti è sono generalmente incurvate ed hanno il margine revoluto ricoprente parte della pagina inferiore. I fiori è piccoli e di colore giallo verdastro è sono riuniti fino a quattro e sono pendoli.
Fiorisce da maggio a giugno.
In Italia è presente in Liguria e nelle regioni centrali è ove si spinge sino al limite superiore della zona dell'olivo. più frequente sul versante tirrenico è è stata rintracciata in Romagna a sud di Faenza.
E' ritenuta rara è probabilmente perchè viene facilmente confusa con l'Erica arborea L. è dalla quale peraltro si distingue facilmente.
Ha notevole valore protettivo quando riveste è insieme ad altre eriche ed agli arbusti di ginestra è in formazioni compatte è i rapidi pendii sottoposti all'azione erosiva delle acque meteoriche; viene utilizzata per consolidare le pendici franose.

ERICA SICULA
Si tratta di un cespuglio a cuscinetto con rami legnosi è pubescenti nella parte terminale. Le foglie sono lineari è verde lucido sopra è parzialmente revolute e con la pagina inferiore formante una linea bianca. I fiori sono solitari è oppure in 2-4 e di colore roseo-pallido. Fioritura in aprile maggio. In Italia è presente nel trapanese è sul Monte Cofano e nell'isola di Marettimo. può essere impiegata per rivestire le pendici calcaree franose delle regioni dal clima caldo-arido.

ERICA CARNEA (comunemente scopina)
Erica a fusto legnoso strisciante è di altezza compresa tra 20 e 60 cm. Foglie aghiformi è con margine revoluto. Fiori roseo carneo è talvolta bianchi. Fioritura da febbraio a giugno; in luoghi ben esposti fiorisce anche a dicembre.
E' diffusa nelle regioni settentrionali è da 0 a 2.400 metri s.l.m. è spingendosi a sud fino alla Toscana.

ERICA CINEREA (comunemente scopa cenerina)
Arbusto alto da 15 a 50 cm è con numerosi rami è tomentosi quelli giovani. Simile all'Erica terminalis Salisb. e se ne distingue per le foglie con la pagina inferiore completamente ricoperta dal margine revoluto.
I fiori sono di colore roseo o violaceo (raramente bianchi) e fioriscono da giugno a settembre. è presente solo nella Liguria Occidentale è tra Oneglia e Pegli.

ERICA TETRMINALIS (comunemente erica tirrenica)
Simile alla precedente è se ne distingue per le foglie non completamente revolute e per i fiori riuniti in ombrella terminale. Fiorisce da maggio ad agosto.
Localizzata sulle rupi ombrose è umide e calcaree. Presente in Sardegna è Corsica è Capri è Ventotene e sui Monti di Castellamare.

ERICA MULTIFLORA
Arbusto con fusti eretti; corteccia grigio-brunastra. Le foglie è con picciolo lungo 1 mm è sono leggermente incurvate verso l'alto e la pagina inferiore è completamente ricoperta dal margine revoluto. Fiori in fascetti apicali di colore roseo violetto. Fioritura da giugno ad ottobre-novembre. Presente nelle macchie e nelle gariche è da 0 a 800 metri s.l.m. Diffusa in tutta la penisola fino alla Liguria ed in Val di Lima è in Toscana.

ERICA MANIPULIFLORA (comunemente erica pugliese)
Simile all'Erica multiflora è ma con fusto generalmente prostrato-ascendente e con i fiori normalmente sui rami laterali superati dai rami portanti solo le foglie. Presente nelle garighe e nelle macchie mediterranee fino a 600 metri s.l.m. in Puglia è attorno a Gallipoli e nella zona dei laghi Alimini ed in Sicilia sul Monte delle Rose e presso Castellamare del Golfo.

Eriche del continente africano molto simili alle nostre come soma e fisiologia sono:
Erica attonia Masson è E. bowiena Lodd. è E. cerinthoides è E. grandiflora è E. hiemalis Hort. è E. mammosa è E. massoni è E. perspicua è E. pyramidalis è E. sulfurea è E. tubiflora è E. vestita è E. wilmorei è E. cubica è E. fragrans è E. persoluta è E. praestans è E. gracilis è E. ignesens è E. melanthera è E. nigrita è E. ventricosa .

Ma per quanto riguarda l'Erica Arborea è quella che viene usata per fare i nostri preziosi oggetti di culto è moltissimi sono i nomi comuni dati nelle varie zone e spesso in antitesi fra loro: scopa maschio è scopa da ciocco è scopa da fastella è scopa femmina,stipa,stipa maggiore,scopa dei carbonai.etc.
Radica Arborea


Come quasi tutte le eriche è l'Erica Arborea è ermafroditae il fatto che gli incroci siano frequenti fa pensare all'evoluzione di una unica specie.
Come anche altre eriche è l'arborea forma un ingrossamento legnoso detto ciocco o nocchio posto sotto il colletto e cioè appena sotto terra.
Questo ciocco ha la funzione di filtro e di magazzino: un vero e proprio "fegato" della pianta. Contiene anche molte resine che hanno lo scopo di trattenere è per colloido osmosi è i liquidi scarsi dell'habitat dove vive.
Quello che interessa maggiormente i cultori della pipa è la sua capacità di accumulare silicio in proporzione alla quantità contenuta nel terreno. ciò rende la radica molto ignifuga.
Perchè il ciocco raggiunga il volume minimo necessario per essere lavorato è l'arbusto deve avere almeno trent'anni e pesare circa 3 chili.
La struttura microscopica del ciocco è a "vacuoli" molto irregolari ed è influenzata dalla tipologia del terreno dove nasce. Il resto della pianta è come molti legni è ha strutture tubulari e lamellari.
Il ciocco al microscopio: struttura tubolare è attaccatura colletto è struttura a vacuoli
Altri Impieghi
Il cioccaioloPrincipalmente la radica è usata come difesa dei boschi quale componente della macchia mediterranea.

Viene è inoltre è usata per la produzione di miele. Il miele della radica è amarognolo è ma molto apprezzato nonostante sia duro e richieda una difficile lavorazione resa ancora più difficoltosa dal fatto che la sua fioritura precoce e si ha già verso maggio.

In erboristeria si utilizzano i fiori o le sommità fiorite. Poichè manifestano un'azione diuretica assai potente servono per la preparazione delle cosiddette tisane urinarie. Inoltre hanno azione antisettica per la presenza di arbutina; come tali si usano nei casi di cistiti è specie quelle prostatiche.

Viene spesso associato per lo scopo anche a Malva Purpurea è Fumaria e Menta è e sono da preferire ad altri preparati è quali l'Uva orsina è specie nelle cure di lunga durata è in quanto non tossici.
La tisana per la cistite cronica si prepara distribuendo un cucchiaio colmo di fiori di erica in un litro di acqua in decotto per 15 minuti. Va consumata a tazze nella giornata è lontano dai pasti.
E' mia opinione che si possa curare anche il raffreddore con una unica tazza di tisana molto calda prima di coricarsi è addolcita con tanto miele e con un 50% di cognac. Se il raffreddore non passa... almeno ci siamo scaldati!

I bachi da seta nel loro ultimo sviluppo venivano fatti attaccare a rami di erica arborea perchè facessero il bozzolo.

Era molto ricercato il carbone di erica per la sua elevata resa calorica.

Il taglio del cioccoRiporto integralmente un passo di un vecchio manuale di scienze naturali degli anni venti:

"L'estrazione del ciocco avviene subito dopo il taglio del ceduo; gli operai addetti procedono con due strumenti: uno è detto maniscure è con il quale estraggono il ciocco e lo liberano dalle tenaci radici e l'altro è il pennato è con cui lo ripuliscono e lo liberano dalle parti guaste per dargli la forma rotondeggiante adeguata. Un operaio di comune capacità può estrarr e ripulire fino a 150 kg di "ciocco" al giorno.
Dopo una prima lavorazione viene tenuto sotto uno strato umido di terra per prevenire screpolature e profonde.
La produzione varia moltissimo; negli ericeti della Maremma è con rotazione di 40-50 anni è si ottiene una quantità di prodotto grezzo per ettaro che oscilla dai 500 ai 1.500 kg.
I "ciocchi" migliori si ottengono da piante con vegetazione aerea stentata e che crescono sui versanti esposi a sud.
In fabbrica i "ciocchi" vengono conservati in ammassi sotto tettoie; la resa di lavorazione è del 25-30% e da una tonnellata di "ciocchi" di media qualità è si ottengono circa 4.000 abbozzi aventi le seguenti dimensioni: spessore 2,8 cm è altezza 3,2 cm è lunghezza 5,5 cm.. Se il prodotto grezzo è di buona qualità e le maestranze sono qualificate si possono ottenere anche 5.000 abbozzi per tonnellata.
Vengono posti in commercio 25 tipi diversi di abbozzi è corrispondenti alle diverse dimensioni delle pipe.
Dopo la preparazione gli abbozzi vengono fatti bollire per 12 ore per dare al legno una tinta più carica ed uniforme e per eliminare parte dei tannini."
Oggigiorno la raccolta è regolata da leggi è permessi e autorizzazioni è mentre la fase di lavorazione è pressochè invariata. Colpisce, invece è la dimensione e le misure degli abbozzi descritti: sicuramente all'epoca le pipe erano più piccole di quelle odierne.
 

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26
Novembre
2007

Gli Scovolini scritto da Emilia Orefice

Gli scovolini sono gli accessori più utili per il fumatore di pipa; servono per la gestione dell'umidità che si crea durante la fumata è nonch� per la pulizia - ordinaria e straordinaria - della pipa stessa. Un corretto utilizzo degli scovolini può garantire una fumata di buona qualità e favorire una corretta manutenzione della pipa.

Struttura e Tipi
Lo scovolino ha forma tubolare e consiste in un anima metallica o plastica avvolta da fibre di cotone e/o di frammenti di nylon. In particolare possiamo elencare tre tipi di scovolini:

  • Assorbente: il rivestimento è di solo cotone
  • Abrasivo: il rivestimento è di fibre di cotone e di nylon alternati fra di loro
  • Misto: meno usato è una metà abrasiva e unèaltra assorbente

Si presentano in due forme: regolare (diametro fisso per tutta la lunghezza) e conica (un'estremità di diametro maggiore rispetto l'altra).
Gli scovolini conici è dovrebbero avere una maggior capacità assorbente è ma non sono da meno quelli regolari.
La lunghezza degli scovolini varia. Esiste quella standard (attorno i 15-16 cm) è più lunghi per le churchwarden ed infine quelli venduti a metro (non reperibili in Italia).

qualità
Prima di entrare nel vivo del discorso riguardante l'utilizzo degli scovolini è ritengo opportuno soffermarci sulla loro qualità. Per scovolino buono sèintende quello che si flette ma non si piega (anima in acciaio) e non lascia dei residui di cotone durante il suo passaggio. Nel primo caso possiamo usarli anche con le pipe curve durante la fumata e nel secondo non rischiamo ad aspirarli mentre fumiamo.

Uso
Il loro uso può essere distinto ordinario e straordinario. Esaminiamo i due casi.
Pulizia ordinaria
Durante la fumata
Non è raro il fenomeno che crea dell'umidità fra il foro del fornello (quello della fuoriuscita del fumo) e il cannello. Il fenomeno dovuto a vari fattori è oltre il fastidioso gorgoglio è altera il sapore del tabacco. In tal caso occorre l'impiego di uno scovolino assorbente (meglio regolare; quelli conici potrebbero avere delle difficoltà di penetrazione dal foro del bocchino). Con pipa montata è si inserisce lo scovolino dal foro del bocchino e si arriva fino al punto di giunzione fra fornello e cannello. Si lascia per qualche secondo e poi si estrae. Da sottolineare che il passaggio dello scovolino non deve essere impedito da nessun tipo di filtro (metallico è di balsa è di schiuma è di carbone); in tale circostanza è impossibile la completa penetrazione.
Dopo la fumata
Lasciamo raffreddare la pipa e poi la smontiamo. Si svuota il fornello e si prende uno scovolino abrasivo. Si flette ad "U" e viene inserito nel fornello. Si esegue un movimento rotatorio e lungo l'asse perpendicolare. In questo modo sono eliminati i residui di cenere e qualche particella di tabacco incombusto attaccato sulle pareti interne del fornello. Passiamo alla pulizia del cannello. Possiamo rincorre all'uso di unèassorbente (regolare o conico) o di un abrasivo (regolare o conico) o di un misto. Dipende dal grado di sporcizia del cannello. Se la pulizia avviene regolarmente è l'impiego di un assorbente è più che sufficiente. Si inserisce nel cannello lo scovolino (se conico l'estremità di spessore maggiore dovr� essere orientata verso il fornello) e si esegue un movimento lungo l'asse longitudinale è finch� l'umidità residua non viene assorbita e non si libera totalmente il foro localizzato fra fornello e cannello da eventuali particelle di cenere e/o di tabacco. Stesso discorso se si usano gli altri tipi di scovolini. Per il bocchino usiamo uno di tipo assorbente: si passa da un estremità all'altra due o tre volte. Dopodich� la pipa può essere rimontata e messa a riposo. Alcuni hanno l'abitudine di lasciare uno scovolino inserito durante il riposo della pipa è a scopo di accelerare l'eliminazione dàumidità. Personalmente non ho trovato delle differenze sostanziali.
Pulizia straordinaria
In questo caso il problema che interessa di più è la condensa creata nell'arco del tempo nel cannello. Si prende uno scovolino abrasivo si piega in due. Le due estremità ravvicinate vengono inserite nel cannello e si esegue un movimento rotatorio e lungo l'asse longitudinale. Se occorre (per pipe troppo sporche o non fumate da tanto tempo) si possono usare anche dei solventi di catrame e di nicotina è bagnando una parte di scovolino. Il bocchino viene pulito nello stesso modo ma stavolta senza piegare lo scovolino ed usando è preferibilmente è uno di tipo assorbente.

Quante volte?
si è visto che con gli scovolini si effettuano diverse operazioni. Si dovr� cambiare per ogni operazione? La pipa dovr� essere sottoposta a "scovolinate" ogni volta che viene fumata? Esprimo soltanto un parere personale e lascio tutto nel libero arbitrio. Lo scovolino finch� non troppo sporco è ancora dotato di capacità assorbente e/o abrasiva è quindi può essere riutilizzato. Ma nella pulizia straordinaria e in particolare in un'eventuale applicazione di solventi è consiglierei di usare uno pulito e per una volta soltanto. Al secondo quesito è risponderei che è a mio avviso è dovrebbe essere scovolinata ogni volta che viene fumata. Ma c'è chi non lo fa con questa frequenza.

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07
Ottobre
2009

Forme Delle Pipe scritto da Emilia Orefice

Ogni forma chiama una funzione precisa oltre che una idea estetica.

In una intervista ad Amici della Pipa Franco Rossi, titolare della ditta Il Ceppo, asserisce che ogni pipa deve avere un nome: billiard, boccetta, bulldog.
Ogni forma chiama una funzione precisa oltre che una idea estetica.
Il classico è talvolta considerato erroneamente come l'espressione massima dell'ortodossia e dell'assenza di creatività. In realtà il fumatore di pipa attento sa che la forma classica è concepita affinchè la fumata sia condotta in un certo determinato modo per soddisfare particolari esigenze. Il produttore di classico, inoltre, intende la pipa come accessorio del viso e non come oggetto a se stante. Questo aspetto diventa fondamentale per noi fumatori di pipa. Il libro "Invito alla pipa" a cura della redazione di Amici della Pipa compie un percorso in questa direzione tutta tesa a far capire l'importanza della forma nella resa del fumo. Alla forma e alla sua funzione va anche accostata la qualità della porosità e della stagionatura della radica che isola il calore e impedisce il surriscaldamento della pipa.
Vediamo adesso alcune delle forme base del classico e la loro funzione. Per questo fine non prenderemo in considerazione tutte le infinite varianti. Assumiamo come esempio delle Dunhill in quanto la casa inglese ha codificato e classificato le forme che tutti noi conosciamo.

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09
Aprile
2008

Introduzione Al Sigaro Avana scritto da SSSzappolo

Con la definizione di "sigaro di tipo Avana" non si identificano solamente i sigari cubani è ma tutti i sigari di tipo caraibico con la testa chiusa e il piede aperto. già in questa prima definizione incontriamo due termini propri del sigaro Avana e cioè piede che identifica la parte del sigaro che va accesa è e testa che si riferisce all'estremità opposta del sigaro è che si presenta chiusa da un frammento di tabacco denominato perilla. Come si può notare è la terminologia spagnola è assai usata nel mondo del sigaro è poichè proprio gli spagnoli furono i primi a produrre nel vecchio continente i cosiddetti puros ovvero manufatti composti al 100% di tabacco è e in seguito i cubani hanno continuato la tradizione è come leader incontrastati per diversi anni.

Oggi il termine puro ha assunto un doppio significato è oltre alla definizione generica si sigaro infatti è si definisce puro un sigaro i cui tabacchi provengono interamente da un solo stato è in contrapposizione ai blended che utilizzano invece tabacchi di diversa provenienza all'interno dello stesso sigaro è tale pratica si definisce appunto blending "orizzontale", che spesso viene fatto passare come unèoperazione di selezione accurata di tabacchi dalle zone migliori è in realtà è ad eccezione di alcune produzioni è è quasi sempre un escamotage per procurarsi tabacchi laddove il mercato è più favorevole.

  • Caratteristiche dei tabacchi

Pianta di tabaccoParlando al plurale di tabacchi è chiaro come nella produzione di un sigaro esistano diverse componenti e non solo un tipo di foglia. Solitamente i sigari "premium" sono costituiti da cinque diverse foglie è interamente arrotolate a mano è sia per il ripieno che per la fascia. Le tre foglie interne che compongono la tripa o ripieno è vengono sapientemente miscelate seguendo una specifica "receta" in modo da formare una ligada o miscela è specifica per ogni marca e formato. Ogni foglia che costituisce la tripa ha una funzione ben specifica; il ligero che è la foglia più "giovane" è principalmente responsabile della forza nicotinica è il seco che proviene dalla parte mediana della pianta esprime la maggior parte degli aromi è mentre il volado che proviene dalla parte basale della pianta è e che quindi è fra le foglie più vecchie è mantiene la regolarità di combustione è grazie ad una struttura cellulare ben formata.

Sezione di un sigaroLe 3 foglie interne vengono arrotolate prima in una foglia denominata capote che assolve la funzione di tenuta e mantenimento della forma del sigaro è ed infine è nella foglia esterna denominata capa che ha principalmente scopo estetico è anche se contribuisce spesso in maniera significativa alla "struttura" organolettica del sigaro.

  • Formato dei sigari avana

I sigari di tipo avana oltre che per marca si distinguono anche per formato o vitola; distinguiamo due tipi di vitolas: la vitola de galera è che identifica il formato del sigaro è e la vitola de salida che identifica il nome commerciale che lo stesso sigaro assume. Per portare un esempio è fra le marche cubane esistono diversi sigari robustos, col termine robusto (vitola de galera) è il vitolario cubano identifica un sigaro dallo shape 124x50 (definiremo in seguito le misure) è le diverse marche propongono però nomi commerciali diversi per lo stesso formato di sigaro è ed ecco che il robusto prende il nome di Royal Corona per la marca Bolivar è Specially Selected per Ram�n Allones è Serie D n.4 per Partag�s è Short Churchill per Romeo y Julieta è Robusto per Cohiba (in questo caso vitola de galera e de salida coincidono) e così via.

Formati dei sigari

Occorre sottolineare che esistono 2 grandi classificazioni per i formati dei sigari è una cubana è molto rigida è in cui ad ogni formato corrispondono specifiche misure di diametro (o "cepo") e lunghezza (o "largo") è ed una classificazione internazionale (international shape) che assegna ad un formato un "range" di misure di largo e cepo entro le quali il sigaro rientra nella stessa vitola. Sempre come esempio è nell'international shape il Romeo y Julieta exibicion n.4 e il Romeo y Julieta short churchill rientrano nella famiglia dei robustos è mentre per il vitolario cubano il primo è un hermoso n.4 (127x48) mentre il secondo è un robusto a tutti gli effetti (124x50) come si può notare le dimensioni sono simili ma non identiche.

Unèaltra suddivisione molto generale fra i formati è data dalla forma è si distinguono anche in questo caso due grandi "famiglie" è la prima è quella dei "parejos" è nella quale si identificano tutti i sigari di forma puramente cilindrica è indipendentemente dalle dimensioni è la seconda è quella dei "figurados" è in cui si identificano tutte le altre possibili forme; tipicamente si identificano fra i figurados i sigari con la testa appuntita come i "piramides" è i "belicosos" o i "torpedos" è oppure i sigari dalla forma biconica come i "perfectos" definiti anche "double figurados".

Parlando di dimensioni è convenzionalmente si esprimono in millimetri di lunghezza e 64esimi di pollice di diametro è tornando all'esempio del robusto è nel vitolario cubano tale definizione identifica un parejo di 124 mm di lunghezza e 50/64 di pollice di diametro (124x50) è se parliamo invece del formato "piramide" identifichiamo un figurado di 156 mm di "largo" e 52/64 di pollice di cepo ( 156x52).

  • Scelta di un sigaro

Tralasciando per ragioni di spazio tutta la disamina sulla produzione dei sigari "dal seme alla scatola" passiamo direttamente a parlare della scelta dei sigari.

Scegliere correttamente un sigaro è o una scatola di sigari è costituisce una prima importante prerogativa alla qualità finale della fumata; la vista è il tatto e gli aromi a crudo possono essere importanti indicatori (anche se non gli unici) dello stato qualitativo dei sigari. Prima di ogni cosa occorre prestare attenzione alla modalità di conservazione adottata dal tabaccaio è diffidate quindi di tabaccai che conservano a tassi di umidità non compresi fra 65 e 75% di umidità relativa è diffidate altresì di tabaccai che conservano i sigari sfusi è o che conservano sigari molto diversi (es. cubani ed extracubani) all'interno della stessa scatola. All'apertura del box i sigari devono emanare profumo è possibilmente abbastanza intenso è con l'esperienza si assume quel termine di paragone che permette di valutare se l'intensità aromatica di una determinata vitola è tale da essere sintomo di buona qualità o meno. L'esame visivo deve palesare fasce (capas) con imperfezioni cromatiche minime o assenti è le capas dovrebbero essere integre è crepe e fratture della capa diffuse sono chiaro sintomo di cattiva conservazione. Infine si passa all'esame tattile è tenendo ben presente che alcuni tabaccai è a giusta ragione è possono a volte non consentire all'esame tattile per evitare che si danneggino i sigari. Si prende qualche sigaro dal box e tenendolo alla testa con pollice ed indice si ispeziona delicatamente (senza rompere la capa!!!) con le dita dell'altra mano salendo dal piede alla testa; il sigaro deve risultare elastico è non troppo morbido ne secco è il riempimento deve essere uniforme senza parti più morbide (vuoti) o più dure (nodi) del resto del cilindro è poichè imperfezioni nel riempimento si traducono nel 99% dei casi in difetti di combustione e di tiraggio.

Superati questi "esami" il sigaro è molto probabilmente di qualità almeno discreta è è chiaro che l'aromaticità a crudo e la buona costruzione non sempre si traducono in una fumata di elevata qualità è qui interviene l'esperienza è ed è per questo che sarebbe opportuno che il neofita fosse guidato nei primi acquisti da qualcuno che sia già esperto è sia esso il tabaccaio o un fumatore con qualche anno di fumo lento alle spalle è che sia in grado di orientarsi fra marche e formati presenti sul mercato.

  • Conservazione del sigaro "avana"

Infine una rapida disamina delle modalità di conservazione; i sigari vanno conservati ad umidità relativa compresa fra 65 e 75% è e ad una temperatura di 18-22� anche se valori più variabili di temperatura non comportano problemi sulla conservazione a breve-medio termine. Per mantenere questi valori "climatici" esistono appositi contenitori denominati "humidor" è che possono essere costruiti con diversi materiali è come legno (in questo caso a contatto con i sigari sarebbe opportuno che ci fossero esclusivamente essenze quali mogano o cedro spagnolo) è ceramica è vetro è etc. Le dimensioni di questi "contenitori" sono estremamente variabili è si passa dal cosiddetto humidor da tavolo è in grado di contenere solo una decina o poche decine di pezzi è fino al walk in humidor è che è una vera e propria stanza rivestita e climatizzata ad arte è in gradoni contenere fino a diverse migliaia di pezzi. Gli humidor si distinguono in statici è dinamici e climatizzati è nei primi due tipi l'unico parametro regolato è l'umidità (negli statici si utilizza evaporazione naturale è mentre nei dinamici l'evaporazione è regolata elettronicamente tramite ventilazione forzata sulla riserva dàacqua); l'humidor climatizzato invece è in grado di mantenere sotto controllo anche la temperatura è mediante sistemi di refrigerazione appositamente studiati. Nei sistemi statici è sicuramente più diffusi è per limitare al minimo gli sbalzi di umidità è negli evaporatori (costituiti da spugne di tipo "oasis" o da cristalli polimerici) si utilizza glicole propilenico in addizione all'acqua demineralizzata è tale composto assicura un'evaporazione più regolare e meno sensibile agli sbalzi di temperatura.

Simone Fazio

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19
Aprile
2006

Un Metodo Di Classificazione Delle Mixture Nella Galassia Em scritto da Emilia Orefice

Lo svilupparsi e il modificarsi delle EM attraverso dinamiche misturali sempre più complesse hanno indotto il nostro bigeye a cimentarsi in una classificazione che tenga conto di questi nuovi orizzonti.

Famiglia:  Mixture

Genere: English mixture. (V.O.L.)

Specie: Classic E.M.
Oriental
Balkan
Full Latakia

Genere: Atypic English mixture

Specie: V.L.K. Continental atypic
subspecie:  (+C.,+ B.,+P)
V.L.P. English atypic
subspecie:  (+C.,+ B.,+K)
V.O.L.K. Continental polyphonic atypic
subspecie:  (+C.,+ B.+P)
V.O.L.P. English polyphonic atypic
subspecie: (+C.,+ B.,+K)

Genere: Modern English mixture

Specie: V.L.C. American/baltic modern
  subspecie: (+K.,+ P.,+B)
V.L.B. American modern
subspecie: (+K.,+P.,+C)
V.O.L.B. American polyphonic modern
subspecie: (+K.,+ P.,+C)
V.O.L.C. American/baltic polyphonic modern
subspecie: (+K.,+ P.,+B)

Genere: Tropical English mixture (T.E.M.)

Specie:   Tropical English mixture (V.O.L.T.)


Legenda: V= virginia. L=Latakia. O= orientali. K= kentucky. P= perique. C=cavendish. B=burley. T=tropicali.

Questo � il mio apporto alla classificazione delle Mixture della galassia EM.
Come premessa, sottolineo che il criterio usato in questo lavoro � "qualitativo" e "semiquantitativo". Nel dominio del genere English mixture (EM) i singoli tabacchi puri sono stati "pesati" a determinare le singole specie. Nelle Atypic English Mixture (AEM) e nelle Modern English Mixture (MEM) invece � stato considerato un approccio solo "qualitativo" per classificare le singole specie. A livello sottospecifico, il dato semiquantitativo torna (tra parentesi) a dar conto della minore rilevanza di alcuni "tabacchi puri" nell'assetto del blending. Quindi va tenuto presente che una V.L.K. (+C) � chiaramente una unità sistematica diversa da una V.L.C. (+K.) e che � la SPECIE l'unità sistematica cardine dei sistemi di classificazione.
Nel genere EM ho preferito non inserire la specie Scottish Mixture, in quanto dati in letteratura riportano descrizioni opposte del "gusto scottish". Serad, in Pipes e tobacco magazine 2004, descrive la scottish come una english con cavendish e maggiore apporto di Latakia e orientali. Greg Pease per converso enfatizza come carattere diagnostico la minore presenza di orientali e Latakia. Quindi un garbuglio a mio avviso inestricabile causato in primis dalla proliferazione commerciale di tabacchi dal "fantomatico" gusto scozzese. Analoghe e ancora più cervellotiche considerazioni si potrebbero fare per il gusto "irlandese".
Tornando al genere EM, sono state descritte 4 specie. Alle Classic English mixture, a struttura tipicamente V.O.L., si ascrivono i tipi tricaratterizzati e che trovano il loro specifico gustativo in una polifonia equilibrata dei componenti. La specie Balkan � invece descritta da un leggero sbilanciamento verso gli orientali (soprattutto la componente macedone) e il Latakia. Ai margini simmetrici delle Balkan si situano invece le Orientali in cui c'è una monocaratterizzazione appunto orientale e le Full Latakia in cui � ovviamente il Latakia (cipriota o siriano) a recitare la parte solista nel concerto del taste.
Il genere Atypic English Mixture comprende le "piccole eresie al gusto ENGLISH MIXTURE", di tradizione prevalentemente europea. Kentucky (penetrazione continentale) e Perique (penetrazione inglese ma anche in misura minore americana) possono vicariare gli Orientali a creare una struttura a tre dimensioni V.L.K. o V.L.P., ovvero possono aggiungersi a creare mixture più complesse e sinfoniche quali le V.O.L.K. o le V.O.L.P. Non stupisca, in questo quadro, che una mixture classicissima come il Dunhill nightcap sia considerata atipica e in particolare una V.O.L.P. Qui siamo in un TAXON "interfaccia" che ho voluto tenere distinto soprattutto per motivi di chiarezza e praticità.
Nelle Modern English mixture (MEM) di tradizione americana e/o baltica sono il burley e/o il cavendish a costituire talora la trama sui cui poggia la struttura classica (es. V.O.L.B e V.O.L.P); oppure burley e prodotti cavendishizzati (cavendish su base virginia o su base burley) diventano sostituti della componente orientale ed assumono una funzione rilevante come apportatori di gusto. (es. V.L.B.  e V.L.C.). Kentucky e perique possono essere pure presenti marginalmente e a livello tassonomico sottospecifico. Ad esempio: subspecie V.O.L.C. (+K.+P.).
Le Tropical English mixture compendiano nella struttura V.O.L. l'aggiunta di tabacchi tropicali scuri air cured, soprattutto Havana. A questa specie appartengono tipi cosmopoliti (mixure continentali e nordamericane) dei quali il capostipite ancestrale � rappresentato dall'irlandese Banker�s di Fox.
Quindi una struttura di SISTEMA semplificato: una famiglia, quattro generi, tredici specie e cinquantasei sottospecie (si consideri che i "puri", tra parentesi, che identificano le subspecie costituiscono una somma di combinazioni semplici di n elementi di classe k), con un impianto teorico ridotto all'osso, assolutamente non prescrittiva, ma che trovo abbia elementi descrittivi che possono rivestire una certa quale utilità quando il metodo viene impegnato nell'agone pratico.
Ad esempio prendiamo il Bow legged bear di Cornell & Diehl. Secondo gli stilemi proposti, questa andrebbe definita come: Famiglia: Mixture; Genere Modern English Mixture (MEM); Specie American polyphonic modern V.O.L.B; Sottospecie V.O.L.B. (+P.).
Termino con una serie di pochi esempi pratici di classificazione di mixture notissime o note, parametrate col mio modello. Preliminarmente ho fatto controlli incrociati su circa 70 blend e la congruità del sistema mi ha permesso di incasellarli nelle categorie proposte. Ovviamente il metodo non ha nessuna pretesa di esaustività e si affianca ad altre ipotesi presenti qui e altrove; ed � solo in definitiva, l'applicazione pratica del mio punto di vista sulla materia. Spero tuttavia che qualcuno almeno apprezzi lo sforzo e che ne tragga qualche minuscola utilità o almeno uno spunto di riflessione.
Standard mixture medium: gen. English Mixture, specie Classic E.M.
Dunhill mixture 965: gen. Modern English Mixture, specie American/baltic polyphonic modern V.O.L.C.
Pipeworks & Wilke 400: gen. Atypic English Mixture, specie English polyphonic atypic V.O.L.P., sottospecie V.O.L.P.(+B.).
Mogano Schurch:  gen. Tropical English Mixture, specie Tropical English Mixture.
Balkan Sasieni: gen.:English Mixture, specie Balkan.
Black Mallory Rattray�s: gen. Modern English Mixture, specie American/baltic polyphonic modern V.O.L.C.
Ashton type 2: gen. Modern English Mixture, specie American/baltic polyphonic modern, sottospecie V.O.L.C. (+K. + B.)
Bill Bailey�s Balkan Blend: gen. Atypic English Mixture, specie Continental polyphonic atypic V.O.L.K., sottospecie V.O.L.K.(+P.).
Ringrazio Abel, Nicola, Marco, Paolo e Riccardo, che in modo diverso hanno contribuito a questo mio scritto.

Angelo (Bigeye)

Categories: Manuali, Pagine di fumo

18
Febbraio
2017

Gradazione qualitativa delle pipe scritto da Emilia Orefice

Per questa sintesi sulle gradazioni qualitative utilizzate dai principali marchi per classificare la qualità e la bellezza delle pipe,  ringraziamo il socio Indiano e tutti coloro che hanno partecipato alla discussione Gradazione qualitativa dei marchi:  Bigeye, Biz, Birdeye, Ilcapitano, Pit, Sasha, Maypo, Lavoisier, Ubik71, MMped, Koos, Goran, Davidoff, Thebloozboy, Pipaolo, Gerti, Parklane, Berna, Woof, Febus, Jackpino, Reds, Pdrive, Mikele, Alfa, Petrov, Jack_folla, Mishra, Miciogattillo, Zoeromeo, Pigino, Hoggett, slownitesmoker, Rosewall.

Categories: Manuali, Artigiani e Marchi

03
Maggio
2017

Idee diverse per una classificazione scritto da Abelgrigo

scritto da Ablegrifo

Questo articolo, per il quale ringraziamo il socio Abelgrifo, vuole essere una introduzione alle classificazioni dei tabacchi in base alla composizione e al taglio. E' una nuova prospettiva che ci porta a vedere in maniera diversa il mondo della classificazione tabagifera.

Categories: Manuali

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