17
Maggio
2016

Riflessioni Su Cagli Di Jadan

Per la rubrica "L'antipatico" il socio Jadan ci ripropone la consueta e amara riflessione sul mondo della pipa.

Riflessioni Su Cagli Di Jadan

Dobbiamo per forza usare i superlativi quando si parla della rassegna di Cagli? O si può, per una volta, complice forse il clima di crisi che viviamo in questi mesi, assumere un tono un po’ più riflessivo? Un’avvertenza: in ciò che segue si parlerà solo dell’aspetto pipario della rassegna, e si lascia sullo sfondo il capitolo della convivialità del raduno, degli amici ritrovati, delle pacche sulle spalle. Un elemento essenziale, peraltro, e sempre gradito degli incontri di Cagli.


Pipe, quindi. Sarà la crisi, sarà il momento, saranno le congiunture astrali negative, ma quest’anno mi è sembrato di respirare un’aria stanca. Aria stanca, e a caro prezzo. Ma andiamo con ordine.
Aria stanca. La sensazione, a differenza di altre volte, era quella del deja vu. A parte pochissimi, gli artigiani erano più o meno i soliti. Forse in minor numero. E fin qui passi, anzi, il ritrovarsi è sempre bello. Ma mi è sembrato che non solo fossero gli stessi artigiani, ma che anche fossero, più o meno, le stesse pipe, quasi si fosse un po’ affievolito il gusto della ricerca e della sperimentazione e ci si sia un po’ assuefatti ad un elevato ed onesto tran tran. Sorprese, insomma, non ne ho viste. Eppure, lo si è notato gli anni passati, anche un oggetto iper tradizionale come la pipa è soggetto ad evoluzione ed adattamenti. A volte è il materiale (tutti ricorderete la moda della morta), a volte sono forme rielaborate in maniera differente. A volte è la lavorazione (i bocchini rielaborati, gli innesti). Insomma, c’è modo di creare qualcosa se non proprio di radicalmente nuovo, almeno di diverso e interessante. Quest’anno non ho visto nulla di tutto ciò. Chi ha innovato gli anni passati ha riproposto le sue precedenti innovazioni. Chi non si è mai discostato troppo dal classico, certo non ha approfittato di quest’anno per farlo. Bruto/Don Carlos ha portato le sue pipe ormai ben note: ci aveva mal abituato con le sue continue invenzioni. Tombari mostra le sempre le solite da un lustro. Ascorti manda una vetrina evocante. Gamboni ha fatto impennare i prezzi rispetto a pochi anni fa. La stessa cosa la si nota per Romeo. Amorelli ha stupito tutti qualche tempo fa coi suoi corni, ma ora sono sempre le stesse pipe di prima. Posella era migliorato molto, ma ora realizza delle portaerei tanto belle quanto ripetitive quanto infumabili. Cavicchi pare che esponga preziose opere michelangiolesche...E potrei andare avanti. Alla fine viva la faccia e l'onestà di Gigi, di Musicò, di Santambrogio e di quelli come loro.
In conclusione, non ho visto nessuna tendenza nuova in atto, solo conferme. Il tutto è poi in un certo senso enfatizzato dal fatto che, come si faceva notare l’anno scorso, quasi nessuno propone le forme tradizionali. E questa è un’aggravante. Perché se io artigiano presento delle classicissime bent o billiard posso permettermi il lusso di farle più o meno uguali nei secoli dei secoli. Ma se io voglio andare oltre la forma classica e presentare tutta produzione a forma libera, allora devo proseguire questa ricerca perché i miei clienti o estimatori si aspettano da me nuove rielaborazioni o nuove interpretazioni. Ed è questo che, come dicevo prima, mi pare che sia un po’ mancato quest’anno a differenza di altre edizioni.
E a caro prezzo. Su Flp credo che ci siano thread chilometrici su quale sia o debba essere il giusto prezzo di una pipa. Lungi da me riaprire la querelle. La pipa costi quello che vuole (meglio: che vuole il suo artigiano). Non è questo il punto.
Il problema nasce nel momento in cui si vede lo stesso artigiano che, a distanza di due anni ha raddoppiato i prezzi delle sue stesse pipe, senza che sia intervenuto qualche fatto che possa giustificarlo (uso di materiali diversi, per esempio). Si nota, insomma, un livellamento verso l’alto, quasi che ci si senta sminuiti nell’orgoglio nel vedere la propria pipa in vendita a 100 euro mentre nel banco accanto una pipa che, io artigiano, giudico IMMENSAMENTE inferiore alla mia, viene offerta a 200. Passa un anno e passa l’altro, e io metto in vendita la mia a 200. A quel punto, però, l’artigiano del banco accanto rilancia e passa a 300. E così via, in una spirale ascendente che porta il banco di pipe rodate di Frank ad essere il più corteggiato e visitato della rassegna.
Ormai, a meno di 150 euro si trova ben poco (qualcosa in realtà si trova e non sempre a prezzi inferiori si trovano pipe inferiori…) e i 250/300 euro diventano la norma. Una norma, peraltro, che posso trovare anche in negozio (in quei pochi forniti che ancora qua e là esistono lungo lo Stivale) dove, oltre alla remunerazione dell’artigiano, devo considerare almeno quella del negoziante. La conclusione è che ho visto concludersi ben pochi acquisti, se non nei banchi di Frank e degli artigiani che proponevano pipe a prezzi abbordabili e di qualità più che dignitosa, e, parlando con qualche artigiano, ne ho avuta conferma. La crisi, certo. La Grecia, i subprime, e l’aumento del petrolio. Tutto vero, ma anche in periodi un po’ più arzilli dal punto di vista economico, 300 euro sono pur sempre 300 euro. Per una pipa che oltretutto, giurerei d’aver visto in vendita tre edizioni fa a meno di 200.

Impressioni personali, queste mie, in un momento di oggettiva crisi. Il fatto che un’edizione possa quindi risultare un po’ meno vispa delle precedenti non è assolutamente un dramma. Anche perché, ultima considerazione, la rassegna di Cagli ha più o meno l'età di Internet. E noi tutti, visto che siamo qui, sappiamo quanto la Rete abbia provocato una salutare scossa al nostro mondo. Si sono conosciuti appassionati che mai si sarebbero potuti incontrare altrimenti. Abbiamo scoperto artigiani di cui avremmo continuato a ignorare l'esistenza per decenni. Grazie, infine, a ebay, abbiamo potuto disporre di una scelta di mercato inimmaginabile sino a qualche anno prima. Insomma, Cagli e Internet sono nati assieme e insieme hanno fruito della spinta propulsiva dell'ultimo decennio. Ma, questa spinta non prosegue all'infinito, può esaurirsi. Ormai la novità di internet , dei forum (molti dei quali, peraltro, ormai chiusi: altro segnale) e del poter vedere in un unico luogo tanti artigiani, è stata metabolizzata. La routine comincia a far capolino, riconoscerne i primi sintomi forse aiuta a fronteggiarla meglio. Ciò detto, ovviamente l’anno prossimo tornerò a Cagli.

Categories: L'antipatico

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