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La sfida della Pot 2016

voto risultato pot

stefani

pot 1 donflorian

Don Florian - Matteo Stefani

ghirri

pot 2 ghirri

Gianandrea Ghirri

paterno

pot 3 paterno

Andrea Paternò

natalizia

pot 4 natalizia

Fabrizio Natalizia

Ho iniziato a fumare la pipa nel 1990 a soli 20 anni chino sui primi manuali di Giurisprudenza
Sono nato a Venezia nel 1971.
Sono diventato avvocato e ho esercitato la professione per 12 anni, ma il mio occhio sempre più spesso si spostava dal codice alle venature della radica che tenevo tra le mani. Continuando a osservare le pipe dei più grandi artigiani del mondo, sono arrivato, nel 2010, a dare vita alle mie prime creazioni. Prima per me e poi per gli amici che da subito mi hanno incoraggiato a proseguire su questa strada di polvere di radica e venature. Dal 2013 realizzare pipe è divenuta la mia principale attività: accolto dalla tenuta di famiglia di cui fa parte un'antichissima chiesa dedicata a San Floriano, osservo le placche di radica che con cura vado a scegliere una per una nelle migliori segherie italiane per farne nascere le Pipe Don Florian.
Lavoro completamente a mano libera, senza il tornio. Amo le forme libere a cui posso dare le linee che più sono in armonia con le venature delle placche. Le coloro, poi, con pigmenti che produco personalmente mettendo in ebollizione vari tipi di cortecce. Solo allora le lucido con cura con purissima cera carnauba.
Partite per tutti e cinque i continenti, le mie pipe ogni giorno regalano al cielo soffici volute di fumo.
direi che possiamo usare questa per la presentazione della sfida delle pot.

Due parole su di me, molto brevi.

Insegno da trent'anni lettere e storia negli Istituti superiori e nei Licei. Senza essermi ancora stancato ed anzi continuando a divertirmi. 
La pipa è sempre stata un mio pallino, dai tempi in cui ereditai una pipetta Bradford di mio bisnonno. Ché tanto lui preferiva il toscanello, e lo portava sin sul cuscino dove lasciava macchie
marroni che facevano imbestialire sua moglie.

Però ho continuato a fumare ossessivamente MS e Camel sino a quando ho potuto, lasciando la pipa in un cassetto. Ad un certo punto ho dovuto, per motivi di salute e di portafoglio, abbandonare le bionde e cambiar vita. L'occasione è venuta quando uno studente di quinta, cinese, particolarmente
affezionato, mi portò una pipina Brebbia, tipo churchwarden bent, con una testina minuscola, di un peso complessivo ridicolo ma che faceva la sua figura. Da quel momento mi son scoperto
appassionato, ancorchè dilettante, e ho iniziato a studiare, acquistare, sistemare, igienizzare, carteggiare e ridipingere tutte le pipe che trovavo sulle bancarelle.

Negli ultimi due anni sono diventato un discreto acquirente.

Ho iniziato a bucare la radica per seguire un piacere personale e perché, insegnando da anni in un liceo artistico, ero continuamente sfidato dai miei allievi del corso di Discipline Plastiche sul piano della lima e della carta vetra. A parte pochi pezzi, usati per una cena di un gruppo locale di
appassionati di sigaro e rhum, e quelle che mi fumo io, le mie prime pipe sono andate in regalo ad una ristretta cerchia di amici internettiani.

 

 

Mi chiamo Andrea Paternò, ho 25 anni, sono nato a Catania, in Sicilia (Italia), e vivo in Germania dal 2011.
Ho iniziato a fumare la pipa da circa 4 anni, durante i quali la mia passione per il design mi ha portato a costruirne alcune.
Ho, quindi, iniziato ad impolverare il salone del bilocale nella quale vivevo, motivo per il quale la mia compagna iniziò ad odiarmi.
Dopo una lunga pausa, spezzata dai rientri in Sicilia, dove potevo esercitarmi un po' nel garage dei miei, ho deciso di ritagliarmi
uno spazio nello scantinato dove vivo adesso. Successivamente ho iniziato a studiare e leggere tutto ciò che internet aveva da offrirmi, girare per negozi (come Peter Heinrich, al cui interno sono presenti più di 10000 pipe) e capire come da un pezzo di radica si poteva far nascere una pipa.
Dopo quasi tre anni, questa estate, con le idee ancora non molto chiare, ho ripreso la mia attività di progettazione/costruzione, sempre accompagnata da piccole pause dovute al lavoro. Nonostante ciò spero di poterlo trasformare, in futuro, in qualcosa di più.

 

Mi chiamo Fabrizio Natalizia e abito a Valmontone in provincia di Roma.

La mia passione per la pipa nasce nel 2004, iniziando a fumare questo affascinante oggetto.

Da li a poco cominciai ad appassionarmi anche alla realizzazione della stessa acquistando un abbozzo preforato e realizzai la mia prima pipa con grande soddisfazione.

A giugno dello stesso anno mi iscrissi ad un corso organizzato su un gruppo Facebook con il Maestro Salvatore Amorelli che mi diede la possibilità di avere consigli fondamentali su questa arte.

Da allora mi diletto alla costruzione hobbystica con l'aspirazione di trasformare questa passione in professione.


LA REALIZZAZIONE DELLE PIPE

     


DON FLORIAN - MATTEO STEFANI

Ho accettato il gradito invito di Emilia percependolo in primis come sfida verso me stesso nella ferma convinzione che, come per un grande romanziere sia preliminarmente necessario esprimersi in un corretto e ricco italiano, così anche per un pipe maker sia altrettanto necessario saper creare pipe di forma classica e codificata prima di librarsi nell'aeree delle forme libere ove da tempo ho collocato la mia produzione

Prima di creare questa pipa ho osservato e studiato attentamente la forma della pot classica come declinata dai più grandi produttori mondiali, soprattutto per coglierne le esatte proporzioni.

Ho quindi selezionato attentamente alcune placche fra le tante fornitemi dalla Ditta Manno, cercando quelle che combinassero al meglio le misure adeguate alla realizzazione di questa forma specifica. Il foro del camino stato fatto con punta conica realizzata su mio disegno.

Dopo una prima sgrossata con la sega a nastro, ho tornito con le sgorbie il fornello posto in rotazione sul tornio.

Il resto è stato fatto col pomicino partendo dalla grana 40,le passate con le carte dalla 180 in su sono state fatte a mano.
la lucidatura è stata fatta esclusivamente con cera carnauba.

Volutamente non ho fatto lo svaso dell'easy load in quanto ritenevo alterasse lo specchio del fornello che su una "pentola" ritengo debba essere appunto piatto questo è il terzo esemplare di 4 modelli realizzati per partecipare a questa sfida


GIANANDREA GHIRRI

La mia partecipazione al contest è iniziata quando ho letto l'appello che Emilia faceva in un gruppo Facebook e dove un amico mi aveva indicato come possibile candidato. 

Ho accettato. Mal che fosse andata avrei fatto esperienza e mi sarei messo alla prova.

Dopo aver accettato mi son reso conto che avrei avuto bisogno di strumenti, consulenza e strumenti, materiali e strumenti. Fino a qiuel momento avevo fatto le mie poche pipe solo con un black&decker a velocità variabile montato orizzontale su una morsa, ma non potevo certo continuare così.

Meno male che tra i miei contatti digitali c'era un mio
vecchio amico, che mi parlava di pipe sin da quando
avevamo diciassette anni. E' stato lui che mi ha consigliato l'acquisto degli attrezzi (un trapano a colonna cinese che cercavo da tempo e che inaspettatamente ho trovato proprio quando mi serviva davvero, dopo averlo cercato per un anno almeno, 49.90€ al Brico. E un alesatore per tenoni che ho acquistato negli USA, via Internet).

Il mio amico mi ha pure fatto recapitare, come regalo
di Natale, un bel blocchetto di extra-extra fiammata
calabrese. Un pezzo di radica che non avevo ancora
lavorato, avendo fino a quel momento messo le mani solo
su economica extra greca. 

Sciuparadiche sì, ma con giudizio, almeno sino ad oggi.
Capite bene come mi sia avvicinato a quel pezzo di
legno. Non avevo tempo di sostituirlo e tutto doveva andare
bene sin dal primo forellino. Oltretutto, usare un trapano a colonna per me era un azzardo. Non sempre l'upgrade riesce amico sin dal primo tentativo.

Così, per provare la nuova meccanica ho lavorato un blocco di erica extra calabrese, regalo graditissimo del mio amico Totò Azzinnari. I risultati passabili mi hanno dato coraggio.

Ho sempre fatto le mie poche pipe precedenti un po'
improvvisando. Disegnavo il foro del fornello, le
ortogonalità del cannello, più o meno la forma complessiva,
ma quasi sempre durante la lavorazione ero costretto a
cambiare idea. O per errori di taglio fatti o per seguire le
linee del legno finiva sempre che la pipa prodotta era
lontana le mille miglia da quella che avevo in testa all'inizio.

Ne ho fatte un tot di panel per errori di taglio sulla testa...
Dunque, il fornello è stato scavato con una fresa a testa
quadra che taglia benissimo circolarmente. Non mi fidavo di
far fare al trapano a colonna il foro del cannello e quindi,
avendo ormai preso abbastanza la mano, l'ho bucato a mano,
segnando le tracce e facendole seguire dalla punta sul
trapano in morsa. 

Sembra difficile, ma basta andare piano per non piegare la
punta, e il buco viene quasi sempre centrato. 

Inoltre, quando si arriva al dunque e con la mecchia a mano
si torna a forare il fornello, per raggiungere il foro e per dare
la rotondità finale, è una bella soddisfazione quando il forellino nascosto del cannello appare perfettamente centrato.

Ahimè, la fresa a testa piatta questa volta era andata due o tre millimetri troppo in profondità e la mecchia non poteva togliere l'anello di scavo che rimaneva nel fondo del fornello.
L'avrei provato a togliere con la carta vetra anche se la cosa si prospettava lunga e noiosa. 

Ho iniziato a tagliare la testa con il metodo usato finora. Un
seghetto a mano, pezzettino per pezzettino.
Per la prima volta ho evitato l'uso del platorello. Ormai ho abbastanza la mano, ma il rischio di uscire dal seminato era troppo grande. E dunque ho fatto un bel downgrade: testa in morsa e lima a seguire il cerchio fatto con il compasso. Un lavoro estenuante ma che dà, inaspettatamente, risultati soddisfacenti.

Il tornio è tornio, d'accordo, ma in mancanza...

Usare lima e carta vetra, alla fine, ti fa anche mangiare molta meno radica del platorello e, se anche non è un sistema economico, visto il tempo che ci vuole a finire, per una pipa da 'gioco' poteva valere la pena.

Altra cosa, molto più dolorosa, è stata quella del bocchino. Non ho mai lavorato la barra di ebanite e ho sempre adattato bocchini preformati. 

Non avendo il tornio, nemmeno quello per la casa delle bambole (che pure può essere usato per tornire le barre) e non avendo tempo e materiale per fare esperimenti, dovevo per forza usare uno dei bocchini preformati che avevo.
Ne ho scelti due. Uno da lavorare e uno di riserva. La pipa è stata modellata con quello scelto, più conico, poco ciucciato, con spigot ben adeguato.

Avanzando con la modellazione mi accorgo dello scalino: c'era proprio, come in quasi tutti i bocchini stampati. 

A questo punto o mandavo una pipa difettata o mi arrivava
lo strumentino dagli USA, col quale avrei pareggiato lo scalino, o
avrei usato il bocchino di riserva. Scartata subito la prima opzione e in attesa dell'aggeggio yankee, mi metto a
risistemare la riserva. Partiva come un bocchino bend e ciucciato, ma aveva una battuta accettabile. 

Dunque lo raddrizzo e lo carteggio per limitare la ciucciatura che, alla fine, rimaneva però un po' noiosa.

La cosa buffa è che, dovendo inviare la pipa lunedì, 'casualmente' mi scordo di guardare la posta venerdì mattina. In effetti l'aggeggio era arrivato, sabato l'avrei potuto ritirare e il pomeriggio avrei potuto evitare la ciucciatura residua.

Ma così non è andata e la versione ufficiale e autorizzata, ora, è che ho voluto fare una pipa 'anni '70', in onore del periodo più vivace del mio passato. 

Il resto è semplice e divertente, tolgo (quasi) del tutto la traccia di scavo nel fornello e vernicio con noce scuro Veleca in alcool per il contrasto. In genere uso vernice biologica autoprodotta: mallo di noce, cotto in acqua per ore e conservato in
barattoli di vetro. E' un colorante leggero e trasparente che aumenta la sua intensità, semplicemente, mano dopo mano. Posso gestirlo bene e alla fine posso ben dire di aver fatto una pipa ecologica e 'naturale'.

La cosa non ha alcun senso produttivo, ma ormai mi ci sono affezionato e penso che la manterrò anche per le pipe future.
Qui però non dava un buon effetto al contrasto e, anche per la questione dello stile anni '70, ho preferito usare una tinta ad acqua Veleca di color ciliegio, distribuita con una pezzuola.
Alla fine questa è la mia pipa numero 30, circa.

 

ghirri 1


ghirri 2

ghirri 3

ghirri 4

ghirri 5

 

ANDREA PATERNO'

Per realizzare questa pipa mi sono ispirato ad design danese. Spulciando sul web ho trovato lo spunto per la Pot che sono andato a realizzare. Ho deciso di non ispirarmi al classico perchè non rifletteva il mio stile. Sono partito da un abbozzo di radica con l'aggiunta della veretta in semplice multistrato, dopo di che, non avendo ottenuto un buon disegno dalla radica, ho deciso di rusticare il tutto. Per il bocchino, invece, sono partito da un preformato in acrilico, visto che nel momento in cui ho iniziato il progetto ho bruciato il motore del tornio.


FABRIZIO NATALIZIA

Con questa pipa mi sono voluto esprimere nello stile più classico, ispirandomi ad una Pot  "raccolta" nelle forme, armonizzando le proporzioni tra testa e cannello ed una lughezza tale da bianciare i pesi. Infine la finitura è una rusticatura leggera che rende la pipa al tatto molto gradevole.

Ultima modifica il Giovedì, 07 Aprile 2016 07:44

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