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La sfida della Rhodesian 2015

rhodesian risultato votazioni

 

mutina

Mutina

Antonio Azzinnari

Azzinnari

Mastro Grandolfo

Mastro Grandolfo

Angelino Fassi

Angelo Fassi

Il Ciocco - Mimmo Parolise

Il Ciocco - Mimmo Parolise

 

Ognuna di queste pipe mi ricorda un momento della mia vita. Per Riccardo Borghi e Massimo Panari, due artigiani modenesi con la passione viscerale per la pipa, non si tratta di una semplice fumata.

Gli sbuffi bianchi che escono dal fornello sono al culmine di un'esperienza che coinvolge tutti e cinque i sensi. C'è il gusto, che fumo si assapora fra la lingua e il palato. La vista, perché sono già meravigliosi. Il tatto, perché ogni "bimba" (le chiamano così) è diversa e si sente. E poi c'è l'olfatto, stimolato dagli odori e strano a dirsi l'udito: ma hai sentito, chiedono, il crepitio della cenere?. Insomma, la pipa per loro, è una filosofia.

Ed è per questo motivo che li ha spinti mesi fa a iniziare a produrre.

"Volevamo che anche a Modena ci fosse un artigianato di questo tipo."

La storia comincia con un'occhiata furtiva in un cassetto. Riccardo, che oggi ha 30 anni, trova una pipa del nonno. Gli piace e decide di comprarne una: va in tabaccheria e sceglie una Ser Jacopo.

"A quel punto ho iniziato a interessarmi della costruzione della pipa. Ho un laboratorio di falegnameria, mi sono detto: perché non provare?"

Detto, fatto. Compra un gioco di radica inizia a modellare la sua prima bimba. Il risultato lo soddisfa: non si ferma e prova a piazzarne una, affidandola a un tabaccaio.

Max, un collezionista che a casa ha la bellezza di 500 pipe, nota subito l'oggetto, diverso dal solito.

Rintraccia Riccardo e neanche il tempo di conoscersi sono già soci. Insieme fondano Mutina Pipe.

Panari, che nella vita fa il prof di religione all'Istituto Superiore Corni: "le nostre vite sono rigorosamente di Modena".

È un Tipo di artigianato che sotto la Ghirlandina non aveva ancora preso piede: ecco perché avevo scelto di usare il vecchio nome della città e i nostri colori, giallo e blu nelle confezioni.

Sul tavolo ci sono tutte le loro creazioni. Sono numerate E siglate con numeri unici e carichi d'affetto. Guai a immaginarle tutte uguali: ci sono le pipe lisce, con le venature del legno bene in vista; quelle sgorbiate sapientemente rovinate; quelle sabbiate, trattate in modo tale da far risaltare ancora di più l'anima della radica.

E poi le canadesi, con il cannello lungo, e le brucia naso, che invece l'hanno corto. Un universo affascinante e profumato, tutto da scoprire.

 

Classe 1971, nato a Cosenza, ho avuto varie esperienze lavorative, compresa quella di emigrante, ma dopo i quarant'anni non mi sarei mai aspettato di ritrovarmi in questa situazione...

Bene: nella primavera del 2013 mi arrangiavo con dei lavoretti saltuari di manutenzione (giardini, piscine, ecc..).

Un giorno, lavoravo per una persona (un ex insegnante di tecnologia) e, a fine giornata, mi chiamò nel suo garage/laboratorio per farmi vedere quello che faceva lui per hobby: le pipe. Da quel momento ebbi un'attrazione incredibile per quello che gli vedevo fare, e che continuavo a seguire giorno dopo giorno, sino al giorno che gli chiesi : “prof. mi dovete fare una pipa!”. Come risposta, prese un abbozzo ed un bocchino e mi disse: “Vuoi la pipa?...fattela da solo!”.

Come nulla fosse presi la palla al balzo è da lì, piano piano, realizzai la mia prima pipa con i pochi attrezzi che avevo e lascio immaginare il risultato!

Il tarlo del legno mi è entrato nel cervello. È stato un crescendo di passione, ed ho continuato senza "battere ciglio", con ostinazione. Ad oggi questa passione per me è una cosa che nemmeno riuscirei a descrivere per quanto bello e coinvolgente è questo modo di esprimermi.

Naturalmente ho cercato di assorbire, di rubare, tutti i consigli che mi venivano dati da chiunque ne sapesse più di me ed, in particolare, dall’amico Maestro Posella che è stato particolarmente generoso e che ringrazio.


Nel 2007 mi sono deciso ad aprire un piccolo laboratorio per alimentare una passione che ho preso da giovane da mio nonno. Ho appreso da lui i rudimenti del realizzare una pipa, per gioco e per curiosità.

Il primo anno l'ho passato a far pipe per me ed i miei amici.

Da hobbista mi sono impegnato allo scopo di scoprire, migliorare, standardizzare le mie tecniche, abbinare al meglio i diametri del fornello e del cannello in rapporto ai tabacchi che fumavo,
imparare a padroneggiare i mordenti in rapporto ai legni, perfezionare la lucidatura.

Alla fine del 2008 ho commissionato il primo sito internet per proporre le mie pipe al di fuori delle mie amicizie.

Nel 2009 ho cominciato come professionista, nella costruzione e nella riparazione delle pipe.

Nel 2010 e nel 2011 ho cominciato a lavorare con rivenditori in Cina e Arabia Saudita, mentre negli USA ho mantenuto un rapporto diretto coi miei clienti. Nell'ultimo anno, convinto da alcuni amici fumatori, coi quali condivido un'altra passione, ho cominciato a costruire scacchiere.

Del mio lavoro mi piace approfondire l'aspetto artistico, costruire qualcosa che esprima il mio sentire, il mio modo di vivere la pipa.

Ho cominciato a fumare la pipa con la maggiore età, ma trovo ancora incredibile la versatilità offerta dal rituale del lento fumo che può essere
rilassante o può aiutare a trovare la giusta concentrazione.

Mi piace impegnare il tempo libero nella lettura e nel pugilato, sport che pratico ininterrottamente dall'età di 16 anni.


Scavando nei ricordi, già a 8 anni fingevo di fumare una pipa con la testa a muso di gatto, immaginando di essere un investigatore stile Maigret. Ma all’età di 14 anni ho fumato per la prima volta una vera pipa; una boccetta Savinelli acquistata da mio padre in un suo inutile tentativo di smettere con le sigarette. Mi appassionai subito, soprattutto all’oggetto e al rituale che si consuma quando si sceglie una pipa dalla rastrelliera, si carica e si accende.

Successivamente, sia per l’alternanza con altri interessi che soprattutto per impegni sportivi con il Judo agonistico, ho trascorso lunghi periodi senza fumare. Dopo i 30 anni ho ripreso con una certa costanza sia a fumare che a comprare pipe, non solo in negozio, ma anche su internet, dove ho acquistato le prime “Nuvole” di Maurizio Tombari, artigiano che stimo tantissimo per il rigore e la precisione del suo lavoro e per la capacità di stupire con linee semplici e sobrie, ma di grande armonia.

Ma il primo approccio con il mondo della pipa artigianale l’ho avuto nel 2007 a Bologna, in occasione dello Smoke Style, in cui mi sono ritrovato in un’enorme stanza piena di banchetti di artigiani noti e, per me, meno noti. Esperienza indimenticabile, mi sentivo un bambino nel paese dei balocchi. In quella occasione seguì una lezione tenuta da Tarek Manadily, grande personaggio del mondo della pipa, profondo conoscitore della materia e persona piacevolissima. Conobbi inoltre Massimiliano Rimensi (Duca Pipe) e Gabriele Dalfiume, dal quale acquistai una pipa. Partecipai in seguito a raduni che Gabriele organizzava e che ricordo con molto piacere e nostalgia e dove ebbi l’occasione di conoscere anche Claudio Cavicchi ed acquistare una sua pipa.

Lo stesso anno andai al Festival Internazionale della pipa a Cagli, bellissima manifestazione organizzata dall’esuberante e simpatico Bruto Sordini (Pipe Don Carlos) e dove acquistai due pipe Duca.

Sempre più immerso in questo piacevole mondo, nel 2008, navigando su internet, incappai nel sito di Bertram Safferling che offriva l’opportunità di frequentare un corso di manifattura pipe. Lo contattai e mi iscrissi, ma più per curiosità che non pensando di finalizzarlo alla costruzione. Ma durante quei tre giorni piacevolissimi trovai un ottimo maestro ed un grande amico e mi venne un’irresistibile desiderio di costruire pipe. 
Iniziò così la mia ricerca di attrezzature, ma con scarsi risultati.

Finalmente, tramite un amico, ebbi l’incredibile fortuna di conoscere una persona che aveva smesso di dilettarsi in questa attività e che mi cedette attrezzature ed alcune placche di radica stagionatissima; lo considerai un segno del destino.

Affittai un piccolo negozietto per un paio d’anni, che diventò anche un punto di ritrovo di amici pipofili. Successivamente, trasferitomi in una casa più grande, sono riuscito a ricavare uno spazio dove trasferire il laboratorio: come si suol dire “casa bottega”.

 

Mi chiamo Antimo Parolise, per molti amici sono conosciuto come Mimmo, agente di commercio, classe ’63 e vivo a Pescara, da dove, in pochi minuti di auto, si possono ammirare posti incantevoli.

La mia passione per la pipa nacque inconsapevolmente una notte quando mi soggiunse un irrefrenabile e strano desiderio di acquistarne una, l’emozione fu tale da rendermi la notte insonne.

Il giorno successivo, di buon ora, mi recai dal mio rivenditore di fiducia, con l’adrenalina alle stelle e a digiuno da ogni nozione “piparia”, acquistai la mia prima pipa.

Tornato a casa e, guardandola e riguardandola, s’instaurò inspiegabilmente un rapporto viscerale con l’oggetto, non limitato al sol gesto di fumarlo ma anche al desiderio di realizzarlo.

In precedenza avevo già avuto degli approcci con il legno restaurando dei mobili antichi del fine ‘800 ottenendo ottimi risultati a detta di alcuni restauratori.

Pertanto, aiutato da una buona manualità e dai video trovati in rete, intrapresi la realizzazione della mia prima pipa di cui il risultato era chiaramente scarso a livello “tecnico” ma passabile al livello estetico.
Da quel giorno ho continuato imperterrito a realizzare pipe sperimentando procedure e tecniche di foratura, levigatura, colorazione e lucidatura fino ad arrivare ad oggi.


LA REALIZZAZIONE DELLE PIPE

       


MUTINA


Quando Emilia ci ha chiesto il passaggio dalla 1^ alla 2^manche della sfida, mentre stavamo approntando il progetto della apple, ci siamo organizzati alla impegnativa novità dello shape rhodesian.

Premettendo che le nostre pipe sono prodotte a 2 o 4 mani, questo modello è uno dei preferiti di Max, che si assume la responsabilità dell'esecuzione della MP248.  

La radica utilizzata è una placca ultratrentennale della vecchia Caminetto, reperita grazie alla gentilezza del sig.Luigi Radice e figli.

Essendo amante delle artigianali ITALIANE, che colleziono dal1979, l'ispirazioine per la testa è venuta dal modello Castello 54 rhod.; per il cannello si è preferita la forma quadra perchè le dà quel tocco di spigolosità attenuato invece dal bocchino taper piuttosto che a sella.

de gustibus.....  

Amando le pipe "generose", da godere molto in mano oltre che tra le mascelle.... il risultato della bilancia non è dietetico!  

Per la finitura, vista la notevole compattezza e stagionatura della radica, si è optato per la sola lucidatura a cera.

 

 
AZZINNARI

Quando mi è stato comunicato lo shape, sinceramente sono rimasto un po' spiazzato.. in quanto fin'ora (onestamente parlando) non ne avevo ancora realizzato e ne tanto meno ci avevo provato.

Ma chiaramente la dovevo fare, e, come di normale prassi, mi studio nella mente il modello e poi procedo con la pratica.

Non è stata certo facile... infatti ho deciso di farla rusticata, perché, a mio giudizio, a mano i raggi della testa di una Rodhesian/bulldog non sono certo facili o del tutto improbabili.

Ho scelto questa variante perché la ritenevo opportuna alle mie caratteristiche di realizzazione.

Realizzata con abozzo di radica Calabrese (stagionatura 3 anni) ustnik in metacrilato a sella.


MASTRO GRANDOLFO

 

Alla richiesta di Emilia di preparare una rhodesian sono andato in panico.
Non lavoro le leste al tornio, che uso solo per preparare i bocchini, gli anelli e l'innesto del perno in nylon.
Quindi ho commissionato una modifica al mandrino ad un meccanico di precisione.
Al termine del lavoro ho ottenuto due griffe perfette e un nuovo amico.
Sullo shape rhodesian, Dunhill è chiara, ma visto che il regolamento permette interpretazioni ho disegnato una pipa col solo scopo di piacere a me e alle compagne dei fumatori: quindi qualcosa di luminoso, slanciato, leggermente sinuoso e un po' fricchettone.
La corona concava ed ampia, e il prolungamento degli spigoli laterali fino alla parte anteriore della testa sono stati i punti fermi sui quali ho impostato
il resto del lavoro, tutto manuale, quasi ad ottenere la chiglia di una imbarcazione.
La realizzazione ha richiesto molta concentrazione, ma devo dire che mi sono divertito e sono soddisfatto del risultato finale.

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FASSI


Tra le forme classiche, rhodesian e bulldog sono per me le più ostiche, soprattutto perché mi sono cimentato raramente. Potete immaginare la mia esplosione di gioia quando Emilia mi ha affettuosamente regalato la notizia che quest’anno ero stato sorteggiato nella manche delle rhodesian. Ho subito pensato: bene, anche per quest’anno niente finale, come probabilmente sarà. Ma io vengo dal judo e quindi amo la sfida; allora ho cominciato con una placca, ho impostato la forma, eseguite le forature e poi durante la sgrossatura qualcosa non andava. E ancora così per altre due placche, finché mi sono arreso alla pipa che poi ho consegnato, in cui purtroppo mi sono fatto prendere dalla mia tendenza al free-hand, ma era troppo tardi, avevo già anticipato ad Emilia che le avrei consegnato la pipa a Savignano. Quindi mi sono complicato la vita lanciandomi in un cannello sfaccettato, un inserto nel bocchino, realizzato in cumberland da barra e l’unico accenno alla rhodesian è rimasto, forse, nella forma della testa. Alla fine la realizzazione mi ha soddisfatto dal punto di vista estetico, credo sia una bella pipa, ho lavorato con amore, ma sicuramente tra tutte la più lontana dalla forma richiesta, quindi, non votatela, ahahah


IL CIOCCO - MIMMO PAROLISE 

 

Questa pipa è stata realizzata utilizzando una radica proveniente della segheria di Manno.

Sono solito acquistare quantità superiori alle mie esigenze in modo tale che parte delle radiche possano continuare la stagionatura presso il mio laboratorio.

L'ispirazione di questa Rhodesian parte, anche se lontanamente, da una Duca (non me ne voglia), rivista e modificata secondo i miei gusti.

Ritengo personalmente che il cannello tondo conferisca alla pipa, insieme al bocchino, una certa sinuosità e una certa continuità alle linee, proprio come una gamba di donna (lasciatemi passare il paragone).

Avrei potuto snellire di più la parte inferiore della testa, avendo ancora margine, ma ho preferito lasciarla così perché al tatto risultasse più gradevole (a me piace accarezzare la pipa quando la fumo).

Il bocchino è in metacrilato color grigio madreperla ed è dotato di perno anti rottura.
La colorazione è stata eseguita con mordenti all'alcool di colore noce scuro per il fondo e noce chiaro per il finale.

Per la lucidatura è stata usata esclusivamente cera carnauba.

LE RISPOSTE ALLE VOSTRE DOMANDE



MUTINA

Ringraziamo tutti i partecipanti alla discussione sui forum e fb, siamo onorati degli apprezzamenti per noi lusinghieri (da non professionisti quali ancora ci riteniamo) e accettiamo volentieri le critiche "costruttive" in tutti i sensi. Non a caso le nostre pipe recano la punzonatura AD MAJORA, che vuole ricordare il nostro impegno a migliorarci continuamente. Quindi per quel che riguarda la scelta del bocchino, è vero che questo taper è stato un po "tirato" nell'intento di snellire una rhodesiana "generosa". Un bocchino più corto avrebbe intozzito troppo la linea? Forse no, anzi, ma.... la MP248 è nata così!!! Grazie ancora a tutti Mutina Pipe



AZZINARI


Mi chiedevo, la scelta di un "cappello" così basso a cosa è dovuta

Essendo la prima diciamo rodhesian che andavo a realizzare, da subito il riscontro di difficoltà è stato esattamente in termini di raggio del cappello, ed entro subito nel merito della domanda: in un primo momento avevo realizzato il cappello un po più alto, ma lavorando a mano libera è ovvio che non si può avere una raggiatura precisa. .anche in termini di connessione tra raggio(del cappello) e bordo fornello, quindi questo risultato non mi soddisfaceva già a primo impatto perché non era alquanto preciso il particolare. Allorché ho deciso di abbassare dando un'effetto schiacciato al cappello, in modo tale da risultare più consono.

 

Dopo aver letto il racconto di Grandolfo sulla necessità di implementare il suo tornio per poterlo usare per lo shape, vorrei chiedere se tutti hanno ricavato la testa a macchina e se gli shape Bulldog/Rhodesian sono in assoluto i più difficili da realizzare a mano libera.
Ho realizzato la pipa come di normale prassi a mano, in quanto ancora non posseggo un tornio, ribadisco che per me non è stato facile specie per il fatto che è soprattutto la prima e quindi ever fatto il possibile per creare un insieme di particolari, quantomeno accettabili dal punto di vista personale.



MASTRO GRANDOLFO

In questo gioco, in cui la giuria è molto trasversale e per questo anche particolare, leggera ed appassionata, pensate di poter cogliere qualcosa di buono da trasferire ai vostri prossimi lavori? avete già colto? 
Ho raccolto con piacere la sfida di realizzare una rhodesian, in realtà una sfida contro me stesso.
Ma in questi giorni sono già tornato alle mie pipe, lontane dal classico e vicine alla mia anima

 

Mi interessa sapere dall'artigiano della n. 4 se, con una pipa di quella lunghezza, non sarebbe stato preferibile un dente del bocchino più accentuato. Grazie
Mi sono impegnato molto affinchè il dente e lo spessore del bocchino risultassero confortevoli in fumata, un dente più alto l'avrebbe resa scomoda.
La pipa è imponente, sebbene per i miei standard sia solo una media, ma questo non rappresenta un problema se fumata sprofondati in poltrona.

Vorrei sapere dall'artigiano della 4 come mai la sua pipa pesi così tanto, come mai abbia scelto per tanta radica, e quindi per una pipa di un tale peso non optare per una sabbiatura
Il peso della pipa nel mio lavoro non è progettato, ma il risultato non ricercato della combinazione di altri elementi. Mi concentro sulla linea, sui colori, sui contrasti, mi sforzo di renderla confortevole in fumata, se fumata in poltrona.


Per 3 e 4 come mai avete scelto di costruire una bullmoose?
Ho progettato una pipa dai caratteri marcati, ma che risultasse slanciata, sinuosa, luminosa. Diversa, ma con un suo carattere.
La curva ad 1/4 è stata una scelta obbligata.
Ho scelto di fare il cannello quadro, invece, perchè mi dava l'opportunità di innestarlo meglio, ed in modo più personale, sul fornello.

Dopo aver letto il racconto di Grandolfo sulla necessità di implementare il suo tornio per poterlo usare per lo shape, vorrei chiedere se tutti hanno ricavato la testa a macchina e se gli shape Bulldog/Rhodesian sono in assoluto i più difficili da realizzare a mano libera
Confermo che ho usato il tornio per impostare la testa della rhodesian e faccio i miei complimenti a chi ci è  riuscito senza, perchè la rhodesian e la bulldog fatte a mano libera sono davvero molto impegnative.

 



FASSI

Cosa ha fatto scattare l’idea di una pipa che si discostasse così tanto dallo shape assegnato?
Potrei arrampicarmi sugli specchi adducendo affascinanti spiegazioni su un mio percorso immaginifico che mi ha portato a reinterpretare con toni trasgressivi e provocatori lo shape assegnatoci, in realtà la profonda sincerità che caratterizza la mia persona mi impone di ammettere il mio limite e poca esperienza su questa forma. Poi ho cercato di difendermi complicando tecnicamente la realizzazione, vedi cannello ettagonale, inserto sul bocchino e cura del dente e della cavetta.

 
Ultima modifica il Mercoledì, 18 Marzo 2015 23:03

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