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La sfida della Apple 2014

Bacigalupi

Bacigalupi

Calabrò

Calabrò

Lanzola

Lanzola

Marco Bacigalupi è un creativoDoc.

 

Modella i suoi materiali con la stessa abilità con la quale, da sessant’anni, modella le circostanze della vita.

Ligure, come la miglior radica che usa per forgiare a mano le sue creazioni, Marco Bacigalupi ha conosciuto la passione per l’arte di fumare la pipa, quando suo padre gliene regalò una. Marco Bacigalupi compiva vent’anni e da allora ha continuato a fumarla perché, come ama dire quasi sussurrando dietro ai baffi : la pipa è un’opera d’arte, bella da guardare, carezzevole da fumare: rituale.

 

Dal 1983 costruisce pipe che usa per sé e condivide con un ristretto numero di amici, ma la morbidezza delle giornate trascorse lontano dai frastuoni cittadini, cosi’ simile a certi tabacchi, lo ha finalmente convinto a far conoscere e condividere le sue creazioni con un pubblico piu’ vasto.

 

Per ottenere una pipa da un pezzo di radica ci vogliono capacità di concentrazione e abilità manuale.

 

Nel suo piccolo laboratorio, dall’alto del quale domina valli e boschi dell’entroterra ligure, Marco Bacigalupi crea ogni pipa come pezzo unico e irripetibile usando radica di Triora invecchiata almeno 20 anni, un trapano a colonna per la foratura e una mola per la lucidatura finale.

Tutto il resto è passione.

 

Fonte:
http://marcobacigalupi.oneminutesite.it/

Mi chiamo Simone Calabrò, ho 33 anni, sono un Analista Chimico, vivo e lavoro a Novara dal 2001, ma sono nato e cresciuto in Calabria sulla costa Jonica Reggina a Marina di Gioiosa Jonica alle pendici dell'aspromonte .

 

Tra i diversi hobby a cui mi dedico con passione e amore che è inciso nel DNA anche se è venuto fuori tardi, ma che mi ha catturato totalmente: quello del "pipe making".

 

Ebbene si: sono figlio di un segantino, che dall'età di 15 anni lavora con maestria il ciocco di Erica Arborea, trasformandola in Placche e Abbozzi per industrie e hobbysti che si dedicano al finissaggio delle Pipe .

 

Le pipe mi sono sempre piaciute. Ho cominciato a fumarla a 18 anni mentre studiavo all’università, ma non mi sono mai dedicato alla costruzione fino a qualche anno fa quando, per gioco e un po’ per sfida, chiesi a mio padre di mandarmi qualche abbozzo per provare.

 

Adesso produco circa una pipa alla settimana. Uso prevalentemente radica Calabrese che faccio stagionare per tre anni in Calabria dove il clima secco e caldo accelerano di molto tutti i processi di stagionatura.

 

Altra essenza che adopero è la radica d’ulivo, materiale che amo allo stesso modo della radica d’erica.

Il mio piccolo laboratorio da hobbysta è scarno di tecnologie. Il mio modo di lavorare è tutto manuale: scelta la placca o l’abbozzo, lascio che mi suggerisca lo shape. Disegno direttamente sul legno la pipa con le misure per le forature di fornello, cannello e innesto del bocchino.

Per mezzo di un trapano a colonna faccio i fori, poi è tutto lavoro di raspa e carta vetrata fino alla lucidatura.

Alla fine dell’opera la pipa prende forma e diviene portatrice di una mia idea, evocatrice delle suggestioni che la fiamma mi ha indotto.

Nato nel 1971, cresciuto nella tabaccheria di via Della Repubblica a Parma, già del nonno Mario dal 1937 e poi del papà Norberto Lanzola, sino al 2005, anno in cui sono tornato a fare il Geologo.

La passione per le pipe c'è sempre stata, sin da bambino, sin da quando mio papà andava a comperare pipe in Cantù ed io ero lasciato sciolto in laboratorio in mezzo a "montagne" di radica e guardando chi faceva buchi, chi invece faceva bocchini o chi lucidava le pipe finite, assimilavo inconsapevolmente o quasi il mestiere; la mia prima pipa l'ho fatta ad 11 anni e sualtuariamente ho continuato a costruirne qualche altra con dei vecchi ciocchi di EXTRA EXTRA che Giorgio Losio regalò a mio padre negli anni '60.

 

Poi finalmente, nel 2010/2011, dopo essermi rotto di fare il geostupido, ho aperto la mia botteguccia in Parma e mi sono messo a costruire pipe.

Come ho realizzato la Apple della sfida...

La apple della sfida è nata dall’esigenza, ovvia, di fare una pipa che fosse una apple, ma con un tocco di innovazione.

 

Visto che da poco ho iniziato a creare delle pipe col sistema reverse calabash, cercando però di trovare proporzioni non troppo goffe, ho unito le due sfide.

 

Il risultato, aldilà del fatto or ora accertato che non è una apple tradizionale, lo giudicheranno gli altri.

 

Chi ha provato le mie “air” dice che fumano da Dio.

 

Ho seguito dall'inizio l'iniziativa di questa sorta di "PIPE TALENT SHOW" ,

 

La reputo una gran bella idea: è un modo costruttivo per confrontarsi e farsi criticare e per cogliere quelle indicazioni di crescita che soli non si percepiscono.

 

Così mi sono proposto a Emilia che ringrazio pubblicamente per l'opportunità che mi ha dato.

 

Venuto a conoscenza dello shape non sono stato molto entusiasta, in quanto non avendo il tornio è una forma che solitamente evito se non costretto da una commissione. Ma ho ritenuto giusto cimentarmi in qualche cosa che mi mette alla prova per vedere il mio potenziale.

 

La apple o, come definita in Italiano, "Boccetta" è uno shape molto classico e abbottonato. 

 

Ho disegnato su carta la pipa cercando di rispettare gli standard dello shape.

Finito il disegno ho scelto la radica su cui trasferire il disegno con le misure per i fori. 

 

La radica che ho usato è radica Calabrese con una stagionatura di tre anni che faccio direttamente in Calabria luogo in cui le temperature calde e il clima asciutto fa sì che il processo sia costante e continuo.

 

Il bocchino è stato realizzato a mano partendo da una barra di metacrilato innestata con un perno infrangibile in teflon.

 

Scelgo il metacrilato di base per le mie pipe, salvo richieste diverse. Lo reputo esteticamente bello, durevole nel tempo e resistente anche ai masticatori più incalliti... categoria a cui appartengo.

 

Centrata e fissata la placca alla morsa, ho fatto, per mezzo di un trapano a colonna, i fori del cannello e dell'innesto del bocchino. Successivamente quello del fornello.

 

Alla sega a nastro ho scontornato grossolanamente la pipa, poi con la lima ho dato forma al bocchino e al cannello.

Di raspa ho sagomato la testa della pipa e, quando l'insieme mi ha convinto, sono passato a strisce di carta vetrata partendo dalla numero 80 per finire alla 600.

 

La colorazione che ho scelto è fatta con un estratto alcolico di mallo di noci per dare risalto a fiamma e occhi di pernice e, con un noce chiaro all’acqua di finitura, la lucidatura con paste abrasive e a protezione cera di di carnauba.

Ho cercato di mantenere una forma più o meno standard, anche se sfora un po' come dimensioni e nel disegno del gruppo cannello/bocchino, che, se mi è ruscito, dovrebbero esserermi venuti conici (di profilo) e troncoconici (in pianta);

 

il bocchino in ebanite con anellino in bosso e mogano.

 

Il colore ............... l'ho fatto per assomigliare ad una mela......... proprio quella varietà che neanche a farlo apposta hai accostato sullo sfondo!

Le risposte alle vostre domande...    

Di solito il sistema aero ha il foro del cannello grande come il diametro del fornello. su questa il foro cannello mi sembra più piccolo (o è un'impressione della foto). Comunque, tecnicamente, perchè sulle pipe col foro per filtro da 9mm è consigliato l'adattatore, mentre per le aero, dove il foro largo sul cannello diventa un surplus? tecnicamente dove sta la differenza?

 

Per essere esatti di solito il foro del fornello e la camera nel cannello hanno lo stesso volume, non lo stesso diametro. Veni anche lo schema aerobilliard pubblicato su neatpipes.com. Comunque un volume un pochino inferiore consente di avere abbastanza benefici senza portare scompensi di equilibrio e forma alla pipa.

Per quanto riguarda l'altra parte della domanda, mi dispiace, ma io non ho mai fumato ne sigarette, ne sigari, ne pipe con il filtro e sinceramente non ne so niente.

 

La lunghezza del perno diminuisce perchè aumenta il diametro e, quello che conta, rimane invariata la superficie di attrito.... grazie per l'apprezzamento.

 

 

 

Vorrei sapere come nasce l'idea della doppia veretta nella n°3,un vezzo estetico o esigenza tecnica?

 

Nessuna esigenza tecnica, ma solo estetica, siccome mettere un marchio sull'ebanite non è semplice ed a volte ripetitivo, mi è venuta la voglia di mettere le doppie vere in legno; normalmente uso il bosso (giardino dei suoceri) e il mogano (mio amico restauratore). Sono un po' noiose da fare, perchè devo tornire il bosso, forarlo con il diametro del perno, forare il mogano dopo averlo scocciato con del nastro perchè non si scheggi e, finalmente, l'incollaggio con la due componenti a lenta presa (24 ore).

A non tutti piace, ma a me si! :-)

 

 

Dalle foto presenti sembra che il fornello non sia stato lasciato al naturale. Ha per caso subito qualche trattamento?

 

Sì, il fornello è stato trattato con... :-)

Ultima modifica il Martedì, 26 Gennaio 2016 18:12

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